Storia ed origine del Field Spaniel
La razza che la moda ha rovinato due volte
La storia del Field Spaniel è un caso di studio su cosa succede quando la cinofilia esagera. Lo dice lo standard FCI con una franchezza rara: la razza è quasi scomparsa due volte, e la prima volta è stata colpa della moda.
In questa pagina: da dove viene (dall’incrocio fra il vecchio Sussex Springer e il Cocker Spaniel), il disastro dei primi anni del Novecento, il ritiro del campionato negli anni Cinquanta e il ritorno nel 1969.
Sommario
Da dove viene il Field Spaniel

Lo standard è preciso sulle origini: il Field Spaniel è il prodotto dell’incrocio tra il vecchio Sussex Springer ed il Cocker Spaniel, alla fine del XIX secolo. Nasce quindi come uno spaniel da terra di taglia media, per la cerca e il riporto.
Il contesto è quello della cinofilia britannica di fine Ottocento, quando la grande famiglia degli spaniel viene divisa in razze separate: cocker, springer, sussex, clumber, field. Prima di allora erano tutti spaniel, distinti per taglia e per lavoro più che per pedigree.
Lo standard ricorda anche una cosa che oggi sfugge: il Field Spaniel appartiene alla categoria degli spaniel che in precedenza erano chiamati spaniel da terra, e aggiunge che gli spaniel sono in grado di fare lo stesso lavoro dei retriever. Cerca e riporto, insomma, in un cane da 46 centimetri.
Il ruolo del collo lungo e muscoloso descritto nello standard si spiega proprio così: serve per riportare il selvatico senza eccessiva fatica, che in una giornata di caccia vuol dire poter lavorare fino a sera.
La moda che ha rovinato la razza

Nei primi anni del 1900 succede il disastro, e lo standard FCI lo scrive senza diplomazia: la moda che si è diffusa nei primi anni del 1900 ha rovinato la razza.
Cosa era quella moda si vede nelle fotografie dell’epoca, come quella qui accanto: i Field Spaniel erano stati allevati per essere sempre più lunghi e sempre più bassi sugli arti, con la schiena esagerata e le zampe corte. In esposizione vincevano, in campagna non riuscivano più a lavorare.
È lo stesso meccanismo che in cinofilia si è ripetuto decine di volte: un carattere gradito ai giudici viene spinto oltre il limite fisiologico, e il cane perde la funzione per cui esiste. Nel Field Spaniel l’effetto collaterale fu duplice: cani con problemi di schiena e cacciatori che li abbandonarono.
Non è un caso che lo standard di oggi insista tanto sull’andatura, definendo indesiderato il passo corto e forzato, e che chieda un cane costruito per l’attività e la resistenza. Sono correttivi scritti a memoria di quel disastro.
Fra le due guerre gli allevatori riportano il cane a proporzioni funzionali, ma il danno d’immagine era fatto: i cacciatori inglesi, nel frattempo, avevano scelto cocker e springer.
Il campionato ritirato e il ritorno del 1969

Il secondo rischio di estinzione arriva negli anni Cinquanta. I soggetti erano diventati così pochi che il Kennel Club britannico ritirò lo status del campionato, cioè i challenge certificate con cui si diventa campioni.
Per una razza è una condanna quasi definitiva: senza titoli, gli allevatori perdono l’obiettivo, le esposizioni perdono interesse e i pochi cuccioli non trovano compratori. Il Field Spaniel arriva a un passo dalla fine.
La razza si è salvata grazie a un gruppo di allevatori testardi: lo standard FCI riconosce che il campionato è stato istituito nuovamente nel 1969 solo dopo determinati sforzi da parte degli allevatori per mantenere la razza.
Oggi il Field Spaniel esiste, ha uno standard aggiornato nel 2014 ed è tornato a essere un cane da lavoro dalle proporzioni giuste. Ma lo standard resta onesto anche sul presente: non è ancora una razza popolare secondo gli standard moderni, ma è comunque un buon compagno per chi vive in campagna.
In Italia i numeri sono quelli di una razza inesistente: due cuccioli iscritti all’ENCI fra il 2015 e il 2024 (uno nel 2015 e uno nel 2017) e nessun affisso.

