Storia ed origine dell’Epagneul Breton
Dalla Bretagna al primo standard del 1908, con la coda corta nel nome
L’Epagneul Breton ha una data di nascita ufficiale precisa e un dettaglio nel nome del suo primo club che racconta tutto della razza. In questa pagina trovi da dove viene, come è diventato il cane da ferma più diffuso di Francia e i numeri italiani di oggi.
Sommario
Il cane del centro della Bretagna

Lo standard è preciso sull’origine geografica: originario della Francia, e più precisamente del centro della Bretagna. E aggiunge subito il dato che dice quanto ha avuto successo: attualmente, dal punto di vista numerico, la prima razza di cani da ferma francesi.
Sulle origini più antiche il documento resta prudente: probabilmente uno dei più antichi cani di tipo épagneul, migliorato fin dall’inizio del XX secolo con diversi incroci e selezioni.
La parte documentata comincia con due date che valgono la pena: un progetto di standard elaborato a Nantes nel 1907, presentato e adottato l’anno dopo, il 7 giugno 1908, durante la prima assemblea plenaria del club a Loudéac.
E qui c’è il dettaglio più bello di tutta la storia della razza, che sta nel nome di quel primo club: Club de l’Epagneul Breton à courte queue naturelle, cioè a coda corta naturale.
Non era un vezzo: la coda corta o assente alla nascita era considerata un tratto identitario, al punto da finire nel nome dell’associazione che ha creato la razza. Ancora oggi lo standard scrive che il Breton può nascere anuro o brachiuro.
In Italia, dove il taglio della coda è vietato, questo significa che si incontrano Breton con la coda lunga, con la coda corta e senza coda, tutti perfettamente in standard.
Perché è diventato così diffuso

Il successo dell’Epagneul Breton, in Francia come in Italia, si spiega con una parola che compare nel suo standard: versatile.
Il documento la mette in una frase sola: cane da ferma versatile, per tutte le selvaggine, su tutti i terreni. Un cacciatore che ha un solo cane, e che caccia cose diverse in posti diversi, con un Breton è a posto.
A questo si aggiungono due vantaggi molto concreti: è piccolo, quindi costa meno da mantenere, sta in macchina e si tiene in casa; ed è precoce, cioè comincia a lavorare giovane.
Il terzo motivo lo scrive ancora lo standard: l’attitudine all’addestramento. È un cane che collabora, e per un cacciatore che non ha tempo di seguire un addestratore per due anni è una qualità decisiva.
In Italia questo si traduce in numeri impressionanti: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 29.668 cuccioli di Epagneul Breton, una cifra che poche razze raggiungono.
C’è però anche una tendenza da segnalare: si è passati dai 3.426 cuccioli del 2015 ai 2.236 del 2024, cioè un calo di oltre il 35%. È il riflesso della diminuzione dei cacciatori, che tocca tutte le razze da caccia italiane.
L’Epagneul Breton oggi, in Italia
I numeri italiani raccontano una razza diffusissima ma in contrazione lenta e costante.
Il totale del decennio è di 29.668 cuccioli, con il picco anomalo del 2021, l’anno del lockdown, a 3.445, e il minimo storico nel 2024 con 2.236.
La divisione per colore è nettissima: 19.722 cuccioli bianco arancio, cioè il 66%, e 9.912 di tutti gli altri colori messi insieme.
Gli allevamenti con affisso ENCI che hanno la razza sono 98: sedici in Toscana, tredici in Veneto, dodici nel Lazio, dieci in Emilia Romagna, otto in Lombardia.
La geografia è quella della caccia italiana, e ha una conseguenza pratica per chi cerca un cucciolo: accanto agli allevamenti con affisso esiste un enorme circuito di cacciatori che fanno cucciolate fra loro, spesso con cani ottimi in campo ma senza controlli sanitari.
Nella pagina sull’allevamento trovi i prezzi reali e le domande da fare per orientarsi fra i due mondi.

