Addestramento ed educazione del Dunker

Come si lavora con un segugio da lepre di ottimo carattere

Il Dunker è un cane facile in casa e impegnativo fuori, per il motivo di sempre nei segugi: il naso viene prima di te. Ha un carattere equilibrato e collaborativo, e questo rende il lavoro piacevole, ma la pista resta la sua priorità assoluta.

In questa pagina: come impostare i primi mesi, come si gestiscono richiamo e voce e quali attività funzionano con un segugio da lepre che vive in un paese dove non si caccia la lepre col segugio.

Sommario

Che attività fare con un Dunker

Lepre europea ferma in un campo, la selvaggina classica del Dunker

Se cacci, il programma è scritto: lepre, cerca e voce. Se non cacci, il Dunker ha bisogno di attività che usino la stessa testa, perché è un cane selezionato per lavorare ore.

Le migliori sono quelle olfattive: il mantrailing, che è la ricerca di persone su traccia individuale e per un segugio è pane quotidiano, il nose work, che si può fare anche in casa, e le tracce preparate in campagna, che si allenano con poco.

Sul fronte fisico va bene tutto quello che è resistenza: dog trekking, camminate lunghe, corsa. Un Dunker sta fuori con qualunque tempo e a fine giornata dorme come un sasso. L’attivazione mentale serve nelle giornate ferme, e in un segugio venti minuti di naso valgono più di un’ora di guinzaglio.

Cosa evitare: i lanci ripetitivi della pallina, che creano dipendenza, e lo sport a impatto alto nel primo anno. E soprattutto l’inattività: un segugio annoiato abbaia, scava e cerca di uscire.

Come si educa un cucciolo di Dunker

Il cucciolo di Dunker è sveglio e socievole: la convivenza è la parte facile. La parte da costruire, e va costruita prima che il naso prenda il comando, è il contatto, cioè l’abitudine a guardarti e a tornare a controllare dove sei.

Si allena da subito, camminando in posti sempre nuovi e pagando ogni rientro spontaneo. Il richiamo si costruisce in ordine crescente di difficoltà e non si spreca: mai chiamare il cane quando sai che non tornerà, perché ogni richiamo ignorato insegna che è facoltativo.

La socializzazione è semplice, perché il carattere di base è aperto e non c’è diffidenza: città, rumori, persone, altri cani, superfici. Un Dunker cresciuto in mezzo alle cose diventa un cane che si porta dappertutto.

Sulle regole di casa è accomodante, ma è un naso su quattro zampe: la spazzatura, il tavolo e la borsa della spesa sono obiettivi, e la gestione dell’ambiente fa più di dieci sgridate. Sul guinzaglio conviene lavorare presto, perché venti chili che tirano non si gestiscono con la forza.

Il naso, la voce e la libertà controllata

Un Dunker su una pista fresca non ti sente: è concentrazione, non testa dura. La selezione ha premiato per generazioni i cani che non mollavano la traccia, e quello è il cane che ti ritrovi in casa.

Le regole pratiche sono le stesse di tutti i segugi. La libertà si concede in posti recintati o in contesti sicuri, mai lungo una strada. La longhina da cinque o dieci metri è l’attrezzo che gli dà naso e movimento senza perderlo. Il GPS, o almeno una medaglietta con il numero, è buonsenso in un cane che può fare chilometri dietro a un odore.

La voce fa parte del pacchetto. Si lavora sul quando, insegnandogli che dopo l’avviso il turno è finito, ma non si può pretendere il silenzio: un segugio che non dà voce è un segugio che non fa il suo lavoro.

Il modo intelligente di girare il problema è dargli il naso tu, con tracce e ricerche ogni settimana. Un cane a cui le cose interessanti arrivano dalle tue mani è un cane che ti considera, e sul richiamo la differenza si sente.