Allevamento del Dalmata
Quanto costa un cucciolo, i 20 affissi italiani e il test BAER che decide tutto
Il Dalmata in Italia è in crescita: dai 146 cuccioli del 2015 ai 278 del 2024. Gli allevamenti con affisso ENCI sono 20. Qui trovi i prezzi, i numeri e l’esame che su questa razza viene prima di ogni altra cosa.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Dalmata

Un cucciolo con pedigree ENCI, genitori radiografati e test BAER fatto costa fra i 1.000 e i 1.800 euro. È una forbice normale per un cane di taglia media, e la parte alta corrisponde di solito a cucciolate da genitori titolati.
C’è una voce che in questa razza esiste e da spiegare: i cuccioli sordi da un orecchio. Vengono ceduti a un prezzo inferiore e con l’impegno a non riprodurli, ed è giusto sapere che sono cani che vivono benissimo: in casa non ti accorgi della differenza.
Un avviso sul colore: la varietà a macchie fegato, cioè il «dalmata marrone», è meno frequente perché il gene è recessivo, ma non è più pregiata e non giustifica un prezzo maggiorato.
E un avviso più serio: chi vende cuccioli di Dalmata con macchie limone, arancio o blu, o cani tricolori, presentandoli come rari, sta vendendo soggetti che lo standard considera difetti eliminatori.
Le iscrizioni ENCI anno per anno
La curva è quella di una razza che è quasi raddoppiata: 146 cuccioli nel 2015, 340 nel 2020, il picco di 408 nel 2021 e poi un rientro graduale ai 278 del 2024. In dieci anni fanno 2.798 cani.
È una crescita moderata, e per questa razza in particolare è la cosa migliore che potesse succedere. Il Dalmata ha pagato più di ogni altro cane il prezzo delle mode cinematografiche: ogni volta che è tornato sugli schermi sono arrivate cucciolate improvvisate, acquisti d’impulso e, un paio d’anni dopo, i canili pieni.
Gli allevamenti con affisso ENCI sono 20: cinque in Lombardia, tre in Emilia Romagna, tre nel Lazio, e poi Toscana, Veneto e Piemonte con due ciascuna. Sono pochi, e vuol dire attesa e probabilmente un viaggio.
Ma è anche una buona notizia: un allevatore che fa una o due cucciolate all’anno le programma, e in una razza dove il test dell’udito non è obbligatorio per legge, la serietà del singolo allevamento è tutto.
Il test BAER e le domande da fare
Su questa razza c’è un esame che viene prima di ogni altro, e si chiama BAER: misura la risposta uditiva del tronco encefalico, è indolore e si fa a partire dalle cinque-sei settimane di vita.
La domanda giusta non è «il mio cucciolo è stato testato», ma «è stata testata tutta la cucciolata, e posso vedere i referti?». Un allevatore serio testa tutti i cuccioli e tutti i riproduttori, e ti mette in mano il documento senza che tu debba insistere.
Chi ti risponde che «i suoi cani ci sentono tutti», o che il test non serve perché i genitori stanno bene, ti ha già dato l’informazione che ti serviva: la sordità congenita non si vede guardando un cucciolo di otto settimane, e un cane sordo da un solo orecchio si comporta in modo del tutto normale.
Gli altri controlli sono le radiografie ufficiali dell’anca di entrambi i genitori e una conversazione sull’alimentazione: tutti i Dalmata hanno il difetto del metabolismo dell’acido urico, e un allevatore che ti spiega come gestirlo, cosa dare da mangiare e a cosa fare attenzione nei maschi è un allevatore che conosce la sua razza.
Infine le domande di sempre: vedere la madre coi cuccioli nel posto dove sono nati, capire che esperienze hanno fatto nelle prime otto settimane e, in una razza con questo livello di energia, chiedere all’allevatore che vita fai. Se non te lo chiede lui per primo, è un’informazione anche quella.

