Storia ed origine del Clumber Spaniel
Da Clumber Park ai canili reali inglesi
Questa razza prende il nome da una tenuta, Clumber Park, e ha una storia che passa dai duchi ai re: il principe Alberto, Edoardo VII e Giorgio V tenevano Clumber Spaniel nei canili reali. In questa pagina trovi da dove viene, come è cambiato in due secoli e perché oggi è una razza rara.
Sommario
Da dove viene il Clumber Spaniel

Lo standard dice due cose, e le dice con prudenza: si dice che i Clumber Spaniels siano venuti soprattutto dalla Francia più di duecento anni fa; il Clumber fu portato in Gran Bretagna dal Duca di Newcastle.
Il nome viene dal posto in cui la razza è stata costruita: Clumber Park, la tenuta del duca nel Nottinghamshire. Lo standard scrive che il cane fu allevato presso la sua casa natale, e da quella casa la razza ha preso il nome per sempre.
Il racconto tradizionale, quello che si trova in tutti i libri inglesi, vuole che i primi cani arrivassero dalla Francia poco prima della Rivoluzione, mandati in Inghilterra da un aristocratico francese per metterli al sicuro. È una bella storia e nessuno l’ha mai documentata: lo standard stesso usa la formula si dice.
Quello che è certo è il mestiere. Nelle grandi tenute inglesi dell’Ottocento si cacciava a piedi, in gruppo, nel folto: servivano cani che cercassero piano e in silenzio, che restassero a portata di fucile e che affrontassero i rovi senza fermarsi. Il Clumber era perfetto.
Da lì al salto sociale il passo è breve. Verso il 1840 il quarto duca di Newcastle regalò dei Clumber al principe Alberto, il marito della regina Vittoria, e da quel momento la razza entrò nei canili reali: anche Edoardo VII e Giorgio V ne tennero e li usarono a caccia.
Fuori dalla Gran Bretagna la razza si mosse presto: arrivò in Canada nel 1844, la prima registrazione all’American Kennel Club è del 1878 e nel 1884 il Clumber era fra le prime dieci razze riconosciute dall’AKC.
Come è cambiato il Clumber in due secoli

La parte più interessante della storia recente di questa razza è scritta nel suo stesso standard, ed è un’autocritica: il Clumber è diventato sempre più pesante.
Le parole sono queste: è un cane molto pesante, e il suo ritmo di lavoro è più tranquillo di quello degli altri Spaniels. Questo gli ha permesso di diventare sempre più pesante fin dagli anni Cinquanta circa.
E la conseguenza: sebbene il peso massimo per i maschi sia ora di 36 chili, sembrerebbe che alcuni superino anche questa misura. Uno standard che dice che i cani della razza sfondano il limite del peso è un documento onesto e raro.
Da qui l’avvertimento agli allevatori: assicurarsi che questa grossa taglia non gli provochi alcuna debolezza nel posteriore. Tradotto: un cane troppo pesante per i suoi arti non lavora e non invecchia bene.
Il fenomeno ha un nome in cinofilia e non riguarda solo il Clumber: quando una razza da lavoro passa dalle mani dei cacciatori a quelle degli espositori, i tratti si esagerano. Più testa, più pelle, più pelo, più peso. E la funzione si perde per strada.
Nel Regno Unito la reazione è arrivata dagli appassionati del lavoro, che hanno ricominciato a far cacciare i Clumber e a selezionare cani più leggeri e atletici. Chi cerca un cucciolo oggi trova quindi due tipi: quello da esposizione, più massiccio, e quello da lavoro, più asciutto.
Conviene saperlo prima di scegliere, perché la differenza si sente nella vita quotidiana: sono cani con lo stesso carattere ma con esigenze di movimento e rischi ortopedici diversi.
Il Clumber Spaniel oggi, e i numeri italiani

Oggi il Clumber è una razza rara anche in patria, e in Italia è quasi introvabile: 39 cuccioli iscritti in dieci anni e un solo affisso.
In Gran Bretagna il Kennel Club lo tiene fra le razze vulnerabili, quelle con poche registrazioni all’anno che rischiano di scomparire. È il destino di molti spaniel da lavoro superati dai concorrenti più veloci, come lo Springer.
In Italia i numeri raccontano una nicchia intermittente: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 39 cuccioli, con un picco di 13 nel 2019, due annate a zero e una ripresa a nove nel 2024.
L’unico affisso dedicato alla razza è in Piemonte, quindi chi cerca un cucciolo parte da lì oppure guarda all’estero, dove i mercati più attivi sono la Gran Bretagna e la Scandinavia.
C’è un momento in cui questa razza è tornata sotto i riflettori: nel 1991 un Clumber Spaniel ha vinto il Best in Show al Crufts, la più grande esposizione del mondo. Per una razza da poche decine di iscrizioni l’anno è come vincere un mondiale.
Il paradosso di questa razza è che ha tutto quello che oggi il pubblico cerca in un cane di famiglia: è tranquilla, silenziosa, gentile con i bambini e non chiede sport estremi. Se resta rara è per due motivi molto concreti, il pelo che perde e i problemi ortopedici documentati.
Per chi la vuole, il consiglio è quello che vale per tutte le razze piccole di numero: scegliere l’allevamento e non il cucciolo disponibile, e chiedere i test prima di chiedere le foto.

