Allevamento del Clumber Spaniel
Quanto costa un cucciolo e quali test pretendere
In Italia il Clumber Spaniel è una razza rarissima: 39 cuccioli iscritti in dieci anni e un solo affisso dedicato. In questa pagina trovi quanto costa un cucciolo, quali test devono avere i genitori (e qui non sono un dettaglio) e i numeri veri delle iscrizioni ENCI.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Clumber Spaniel
La stima realistica per un cucciolo con pedigree è fra i 1.500 e i 2.500 euro, e con questa razza il prezzo è la parte facile: il difficile è trovare una cucciolata.

In Italia c’è un solo affisso dedicato alla razza, in Piemonte, e l’ENCI registra in media quattro cuccioli l’anno. Le alternative sono la Gran Bretagna, dove la razza è di casa anche se rara, e la Scandinavia.
Il mantenimento è quello di un cane da 32 chili: fra gli 80 e i 120 euro al mese, con una raccomandazione che in questa razza vale più che in altre, cioè non risparmiare sulla qualità del cibo e non esagerare con le quantità.
La toelettatura è una voce reale: frange su arti e petto, pelo abbondante e muta generosa. Una seduta ogni due mesi più spazzolate frequenti a casa.
La voce più importante, però, non è una spesa tua: sono i test che l’allevatore ha fatto sui genitori. In una razza con la PDP1 e con le percentuali di displasia che ha il Clumber, un cucciolo da genitori non testati non è un affare a nessun prezzo.
Un avvertimento sulle importazioni: con numeri così piccoli il mercato è internazionale, e i cuccioli si prenotano prima della nascita. Diffida di chi ha cuccioli disponibili subito e non sa risponderti sui test.
I test da pretendere e le domande da fare
Il primo test è il DNA per la deficienza di PDP1. È la malattia specifica del Clumber e del Sussex Spaniel: un difetto di un enzima che serve a produrre energia, per cui il cane crolla per esaurimento dopo pochissimo esercizio. È recessiva, e la stima dei ricercatori è che fino a un cane su cinque sia portatore. Se l’allevatore non sa di che stai parlando, hai già la risposta.
Il secondo sono le lastre delle anche con il punteggio ufficiale, di entrambi i genitori. Nel Clumber la displasia ha percentuali fra le più alte di tutte le razze da caccia riconosciute dall’AKC: qui non basta un “stanno bene”, serve il numero.
Il terzo è la visita oculistica: entropion ed ectropion sono i problemi delle palpebre di questa razza, e un allevatore attento controlla anche i cuccioli prima della consegna.
La quarta domanda riguarda il tipo: linee da esposizione o da lavoro. È una scelta vera, perché i cani da lavoro sono più asciutti e atletici e quelli da esposizione più massicci, e le esigenze di movimento cambiano.
La quinta riguarda il peso dei genitori: uno standard che avverte del rischio di cani troppo pesanti autorizza la domanda. Chiedi quanto pesano e guardali muoversi.
La sesta riguarda i cuccioli: come sono cresciuti, che superfici hanno visto, se sono stati abituati alla spazzola e alle manipolazioni.
E l’ultima, in una razza da poche cucciolate: chiedi quante cucciolate fa e cosa succede se il cane non funziona nella tua famiglia. Un allevatore serio te lo riprende.
Il Clumber Spaniel in Italia: i numeri dell’ENCI
I numeri italiani sono quelli di una razza che esiste a intermittenza, e la lettura anno per anno spiega meglio di qualsiasi commento come funziona una razza rara.
In dieci anni fanno 39 cuccioli: praticamente il prodotto di quattro o cinque cucciolate in tutto il decennio. Il picco è il 2019 con 13 iscritti, ci sono due annate a zero (2020 e 2022) e il 2024 si chiude con nove, che per questa razza è una buona notizia.
L’affisso dedicato è uno solo, in Piemonte. Vuol dire che la razza in Italia dipende da pochissime persone, ed è la situazione tipica delle razze britanniche minori: quando un allevatore si ferma, la razza sparisce dal paese per qualche anno.
Il paradosso è che il Clumber avrebbe tutte le carte per piacere agli italiani: è tranquillo, silenzioso, adatto anche all’appartamento e gentile con i bambini. Quello che lo penalizza sono il pelo che perde, la bava e la fama, meritata, di razza con problemi ortopedici.
Per chi lo vuole comunque, il percorso è chiaro: contattare l’allevamento italiano, guardare all’estero in parallelo, mettersi in lista e usare l’attesa per farsi spiegare i test. Con quattro cuccioli l’anno, la fretta non è un’opzione.
E conviene chiudere con la ragione per cui questa razza merita di sopravvivere: è uno dei pochi cani da caccia che al lavoro fa tutto in silenzio, e a casa non chiede altro che stare nella stessa stanza dove sei tu.

