Addestramento ed educazione del Chodský Pes

Facile da addestrare: cosa vuol dire, e cosa farci

Quando uno standard FCI scrive docile, facile da addestrare, attento, facile da controllare, sta descrivendo il cane con cui è più semplice lavorare in tutto il gruppo 1. Ma facile non vuol dire senza impegno.

In questa pagina: le priorità dei primi mesi, cosa ci si può fare, quanto movimento serve e come si tiene quel pelo.

Sommario

Le priorità dei primi mesi

Cucciolo di Chodsky pes che gioca con uno straccio

La prima priorità è approfittare della sua principale qualità: questo è un cane facile da addestrare, e i primi mesi sono il momento in cui quella facilità rende di più.

Concretamente significa che le basi – richiamo, condotta, seduto, resta, autocontrolli – si insegnano prima e meglio che nella maggior parte delle razze. Conviene non sprecare l’occasione.

La seconda priorità è la socializzazione. È un cane eccezionalmente vigile, e la vigilanza senza esperienza del mondo diventa allarme continuo.

La terza riguarda proprio l’abbaio: un cane che segnala tutto, se non viene gestito da cucciolo, diventa un cane che segnala sempre. Va lavorato subito, premiando il silenzio dopo la segnalazione.

La quarta è il maneggiamento: dovrà farsi spazzolare due volte a settimana per quindici anni, e si insegna da piccolo.

Sul metodo: rinforzo positivo, ovviamente, ma con una nota. Un cane docile e arrendevole come lo descrive lo standard rischia di essere gestito con troppa poca cura proprio perché non oppone resistenza. Anche i cani facili meritano un percorso serio.

E una cosa da sfruttare: l’olfatto superbo citato dallo standard. Il lavoro di naso, in questa razza, è una miniera.

Cosa ci si può fare: un cane polivalente

Chodsky pes che salta per prendere un frisbee

Lo standard usa alla voce utilizzazione due parole sole: cane da lavoro polivalente. E nella pratica, in Repubblica Ceca, questa razza fa un po’ di tutto.

L’obedience e il rally-obedience sono il terreno naturale di un cane facile da controllare: qui i Chodský Pes vanno forte.

L’agility gli calza a pennello: taglia media, movimento leggero e libero, e nessuno dei problemi articolari delle razze pesanti.

Il disc dog, come nella foto qui accanto, e il flyball sfruttano la sua reattività senza chiedergli la mole.

Poi c’è tutto il capitolo naso, che è quello dove lo standard promette di più: nose work, mantrailing e ricerca in superficie. Olfatto superbo, dice il testo.

In Repubblica Ceca la razza è usata anche nelle unità cinofile da soccorso, in montagna e sulle macerie: taglia contenuta, nervi saldi e resistenza sono esattamente i requisiti.

C’è infine il lavoro per cui è nata: il pastore. Le prove di conduzione sono la sua storia, anche se oggi pochi soggetti le praticano.

Quello che non funziona è tenerlo senza fare niente. Un cane vivace, tenace e con quel naso, lasciato in giardino, trova da solo un lavoro che non vi piacerà.

Quanto movimento serve

Chodsky pes con la pettorina di un unita cinofila da soccorso in montagna

Serve parecchio: almeno due ore al giorno fra movimento e lavoro di testa. È un cane da pastore polivalente, non un cane da compagnia con il pelo lungo.

La regola dei cani da pastore vale anche qui: mezzo e mezzo. Metà del tempo per le gambe, metà per la testa.

Il lavoro di naso è quello che rende di più: mezz’ora di ricerca stanca questo cane più di un’ora di corsa, e con l’olfatto che si ritrova è anche quello che gli piace di più.

Il dog trekking e il canicross sfruttano la sua resistenza: venti chili di cane costruito per stare fuori tutto il giorno vanno lontano.

Le discipline sportive – agility, obedience, disc dog – coprono la parte di testa in modo perfetto, e sono anche il modo migliore per costruire il rapporto.

Sul caldo: dodici centimetri di pelo con sottopelo ricco sono nati per la Boemia, non per la pianura padana ad agosto. Uscite all’alba e alla sera, ombra e acqua.

Nei primi dodici mesi valgono le regole di tutti i cuccioli: niente salti dall’alto, niente corsa forzata, niente scale a ripetizione.

Il pelo e la gestione quotidiana

Con un mantello lungo fino a dodici centimetri e un sottopelo ricco, la routine è semplice ma costante: due spazzolate a settimana, quotidiane durante le mute.

Gli strumenti sono due: un rastrello per il sottopelo e una cardatrice per il pelo di copertura. Si lavora a strati, sollevando il pelo.

I punti dove si formano i nodi sono sempre gli stessi: il collo, dove il pelo è più lungo, dietro le orecchie, sulle cosce e sulle frange della coda.

Non si tosa. Lo standard squalifica il pelo corto e la mancanza di sottopelo: in questa razza il mantello è tipicità, oltre che protezione dal freddo e dal sole.

Le orecchie sono corte, erette e coperte di pelo con le spazzole: si arieggiano bene e danno pochi problemi, ma un controllo settimanale non fa male.

I piedi vanno guardati dopo le uscite in campagna, e da aprile a luglio si cercano i forasacchi, che nel pelo lungo si nascondono benissimo.

Sui denti vale una nota particolare, perché in questa razza lo standard è severo: l’assenza di qualsiasi dente squalifica. Una buona igiene orale, in un cane che vivrà quindici anni, non è pignoleria.

E sul peso serve un occhio: lo standard indica 19-27 kg nei maschi e 17-24 nelle femmine, ed è un buon riferimento.

Gli errori tipici con un Chodský Pes

Sottovalutarlo perché è facile. Un cane docile non è un cane che non ha bisogno di educazione.

Non dargli un lavoro. È un cane polivalente: senza niente da fare si inventa qualcosa.

Ignorare l’abbaio. È eccezionalmente vigile, e la segnalazione va gestita da cucciolo.

Saltare il lavoro di naso. Con quell’olfatto è la risorsa più sprecata della razza.

Tosarlo d’estate. Il pelo corto è un difetto da squalifica, e non serve comunque: servono ombra e acqua.

Dimenticare la spazzola. Dodici centimetri di pelo con sottopelo non si tengono da soli.

Confonderlo con un Pastore Tedesco. È un altro cane, più piccolo e più maneggevole.

Lasciarlo solo tutto il giorno. Lo standard dice che fa un amorevole membro della famiglia: la famiglia gli serve.