Storia ed origine del Chihuahua

Dal Techichi dei Toltechi ai mercatini di confine, fino al boom mondiale: la storia vera

Il Chihuahua ha una storia che parte più lontano di quasi tutte le razze moderne: non da un allevamento europeo dell’Ottocento ma dal Messico precolombiano, passando per i mercatini di confine dove i turisti americani compravano cagnolini a pochi dollari, fino al boom pop che lo ha messo nelle borsette di Hollywood. In questa pagina trovi le tappe verificate: il Techichi dei Toltechi, la femmina Manzanita pagata tre dollari nel 1888, il primo registro del 1904 e i numeri italiani di oggi, con un sorpasso appena successo che meritava un titolo di giornale.

Sommario

Il Techichi e i cani del Messico antico

La storia comincia dove non te l’aspetti: nelle sculture di Tula, l’antica capitale dei Toltechi. Lì compare un piccolo cane chiamato Techichi, raffigurato nelle decorazioni architettoniche della città, e quelle statue somigliano al Chihuahua di oggi in modo quasi imbarazzante: lo dice perfino lo standard ufficiale della razza, che al Techichi dedica il suo riassunto storico. Si ritiene che questi cagnolini vivessero allo stato semiselvatico e che i nativi li catturassero e addomesticassero già ai tempi della civiltà tolteca, prima che gli Aztechi ereditassero la tradizione.

Quanto pesasse il Techichi nella genetica del Chihuahua moderno è materia da studiosi, e gli studi sul DNA raccontano una storia complicata, con molto sangue europeo arrivato dopo la conquista. Ma il punto vero è un altro: il Chihuahua non è un’invenzione vittoriana come tante razze toy, è il discendente più credibile di una tradizione millenaria americana di piccoli cani da compagnia. Un pedigree che nessun club europeo può vantare.

I mercatini di confine e i tre dollari di Manzanita

Il capitolo moderno inizia negli anni 1880, sulla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Nei mercati delle città di confine, El Paso e Ciudad Juárez in testa, i venditori messicani proponevano ai turisti americani dei minuscoli cani da compagnia. I compratori li chiamarono con il nome del posto da cui arrivavano: lo stato di Chihuahua, il più grande del Messico. Il nome della razza è tutto qui: non un progetto, un’etichetta geografica da souvenir.

La data simbolo è il 1888: il giudice cinofilo e scrittore James Watson, in viaggio verso un’expo a San Francisco, scese dal treno a El Paso per verificare le voci su quei cagnolini e ne comprò una femmina, Manzanita, per tre dollari. Altro che le migliaia di euro di oggi. Watson ne scrisse, ne comprò altri, e il passaparola tra gli appassionati americani cominciò a girare: il cagnolino da mercato stava diventando una razza.

L’America se ne innamora: da Midget al club di razza

Il traguardo ufficiale arriva nel 1904, quando l’American Kennel Club registra il primo Chihuahua della storia: si chiamava Midget. Pochi anni dopo la razza aveva già il suo primo campione, Beppie, e nel 1923 nacque il Chihuahua Club of America, che mise ordine nello standard e nella selezione. Da lì la crescita fu continua: il Chihuahua era perfetto per l’America delle città, piccolo, economico da mantenere e con una faccia impossibile da dimenticare.

Negli stessi anni la razza sbarcava anche in Europa, tra esposizioni e salotti: le cronache francesi degli anni Venti fotografano signore dell’alta società con i Chihuahua in braccio ai concorsi di Parigi. Il riconoscimento internazionale definitivo porta la data del 1959, quando il Messico deposita la razza alla FCI: lo standard numero 218, che ancora oggi difende un principio curioso e unico, giudicare il cane solo sul peso.

Espositrice con quattro Chihuahua a un concorso canino, Parigi 1923

Dicembre 1923, esposizione canina alla salle Wagram di Parigi: i Chihuahua di Mme Reiss. Foto Agence Rol, pubblico dominio, Bibliothèque nationale de France via Wikimedia Commons.

Da Xavier Cugat alla borsetta di Hollywood

Il Novecento del Chihuahua è una lunga marcia dentro la cultura pop. Negli anni Quaranta e Cinquanta il re del mambo Xavier Cugat dirigeva l’orchestra con un Chihuahua sotto il braccio, in diretta televisiva: per milioni di americani fu la prima volta che quel musetto entrava in salotto. Poi il 1997: lo spot di Taco Bell con il chihuahua parlante Gidget trasformò la razza in un fenomeno nazionale, e il 2001 fece il resto con Bruiser, il chihuahua di Elle Woods in La rivincita delle bionde. Quando poco dopo Paris Hilton cominciò a girare con la sua Tinkerbell nella borsa, il cortocircuito era completo: il Chihuahua era diventato l’accessorio più desiderato del pianeta.

Il conto del boom lo conosciamo: domanda alle stelle, cucciolate improvvisate, prezzi gonfiati per i sedicenti toy e una generazione di cani pagati come borse e trattati di conseguenza. I numeri britannici danno l’idea della valanga: nel 2005 i Chihuahua erano l’1% dei cuccioli registrati dai veterinari, nel 2016 il 5,35%. È la solita storia delle razze diventate moda, e il Chihuahua l’ha pagata più di altri: per fortuna la parabola successiva, quella dei numeri che scendono e degli appassionati che restano, è già cominciata.

Il Chihuahua oggi (e in Italia)

Oggi il Chihuahua è una delle razze più diffuse del mondo, stabilmente nella top ten americana e ai vertici europei. E l’Italia è uno dei suoi regni: nel 2021 il libro genealogico ENCI ha toccato il record di 10.747 iscrizioni, numeri da primato assoluto tra le razze nel nostro Paese. Da lì la discesa fisiologica del dopo moda: 7.412 iscrizioni nel 2024, che restano comunque numeri da gigante della cinofilia, in compagnia di Chihuahua che affollano le città più di qualunque statistica.

AnnoIscrizioni ENCI totaliDi cui a pelo lungo
20155.9572.192
202110.747 (il record)4.992
20247.4123.846: più del pelo corto, mai successo prima

Dentro i numeri del 2024 c’è la notizia curiosa: per la prima volta nella storia italiana della razza il pelo lungo ha superato il pelo corto, 3.846 iscrizioni contro 3.566. Vent’anni fa il rapporto era quasi due a uno per il corto: il gusto è cambiato, piano piano, cucciolata dopo cucciolata. Per il resto la razza qui è gestita dal suo club per conto dell’ENCI, le esposizioni sono piene di soggetti italiani di alto livello e l’allevamento serio convive, come sempre nelle razze di moda, con il mercato parallelo degli annunci: nella pagina sull’allevamento trovi gli strumenti per distinguerli.

Epoca precolombianaIn Messico vive il Techichi, il piccolo cane dei Toltechi raffigurato nelle sculture di Tula
Anni 1880I venditori dei mercati di confine iniziano a vendere i cagnolini ai turisti americani: li chiamano col nome dello stato, Chihuahua
1888Il giudice cinofilo James Watson compra a El Paso la femmina Manzanita: 3 dollari
1904L’AKC registra il primo Chihuahua della storia, Midget
1923Nasce il Chihuahua Club of America, il club di razza americano
1959Il Messico deposita la razza alla FCI: lo standard porta il numero 218
Anni 1997-2001Lo spot Taco Bell’e il Bruiser di La rivincita delle bionde accendono il boom mondiale
2024In Italia 7.412 iscrizioni ENCI: il pelo lungo supera per la prima volta il pelo corto