Allevamento del Carlino
Quanto costa un cucciolo e come si guardano le narici prima di sceglierlo
Nel carlino la scelta dell’allevamento non è una questione di pedigree e di estetica: è la cosa che decide se il tuo cane passerà quindici anni a respirare bene o a faticare. In questa pagina trovi i prezzi, i numeri italiani e cosa guardare, con parole semplici.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di carlino
In un allevamento con affisso ENCI un cucciolo di carlino costa fra i 1.200 e i 2.000 euro. Negli annunci senza pedigree si scende a 500-900, ed è esattamente lì che si concentra il problema di questa razza.

Il motivo è semplice: chi fa cucciolate senza selezione non guarda il muso, non guarda le narici e non fa valutare il respiro dei riproduttori. Il risparmio iniziale si trasforma nella voce di spesa che nessuno mette in conto.
La chirurgia delle vie aeree, quando un carlino non respira, costa fra i 1.500 e i 3.000 euro, va fatta da chirurghi esperti e non sempre risolve del tutto. A questa possono aggiungersi gli interventi per le ulcere corneali, che nel carlino sono frequenti.
Il mantenimento ordinario, invece, è basso: fra i 50 e gli 80 euro al mese. È un cane piccolo che mangia poco, e che deve mangiare poco.
Come si guarda un cucciolo di carlino
Ci sono cinque cose da guardare, e non serve essere esperti per farlo.
La prima sono le narici. Devono essere larghe e ben aperte, due fori visibili, non due fessure. Lo standard usa una parola sola per le narici strette: inaccettabili. Guardale nel cucciolo e guardale nei genitori.
La seconda è il muso. Deve esserci: corto sì, ma presente, con la piega sopra il tartufo che non copre il naso. Il documento FCI lo scrive così: la plica non deve mai compromettere né gli occhi e la visione né le nari e la respirazione.
La terza è il rumore. Un cucciolo che russa da fermo, che rantola giocando o che dopo due minuti di corsa si ferma a bocca aperta ti sta già dicendo come sarà da adulto.
La quarta sono gli occhi: devono essere puliti, non sporgenti e senza il bianco visibile quando il cane guarda avanti. Lo standard chiede espressamente soggetti esenti da evidenti problemi oculari.
La quinta è la madre, e vale doppio: chiedi di vederla e di vederla camminare. Una femmina che respira bene in movimento dice più di qualsiasi pedigree.
Le domande da fare a un allevatore di carlini

La prima domanda è tecnica ma decisiva: i riproduttori sono stati sottoposti a una valutazione della funzione respiratoria? Esiste uno schema di valutazione messo a punto in Gran Bretagna proprio per carlini, bulldog e bouledogue francesi.
Un allevatore che conosce la razza sa di cosa gli stai parlando. Uno che ti risponde che i suoi cani respirano benissimo senza altro ti sta dando un’opinione, non un dato.
La seconda riguarda l’encefalite del carlino: ci sono stati casi in linea? È rara e grave, e la domanda è legittima.
La terza riguarda i parti. Nel carlino i cesarei sono frequenti, e un allevamento serio ne parla apertamente invece di far finta che non esistano.
La quarta è sulla mielopatia degenerativa e sulle rotule: per la prima esiste il test del DNA, per le seconde la valutazione veterinaria.
La quinta è la più semplice e la più rivelatrice: chiedi di vedere i cani adulti in movimento, possibilmente fuori. In questa razza cinque minuti di osservazione valgono più di un’ora di chiacchiere.
Un’ultima cosa, detta senza retorica: nei rifugi e nelle associazioni di razza ci sono carlini adulti in cerca di casa, spesso lasciati proprio quando i problemi di salute si sono manifestati. Se stai valutando la razza, è una strada da considerare.

