Addestramento ed educazione del Cão de Gado Transmontano
Un guardiano da settanta chili che lavora in squadra
Con questa razza la parola chiave dello standard è molto sensibile al trattamento gentile e alle attenzioni. Settanta chili di cane, e la leva giusta sono le buone maniere.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, l’inserimento con il gregge, quanto movimento serve e come si gestisce un cane di questa mole.
Sommario
Le priorità dei primi mesi

La prima priorità è il guinzaglio, e la ragione è aritmetica: a quattro mesi questo cucciolo pesa venticinque chili e a due anni ne pesa settanta. La condotta si insegna prima, non dopo.
La seconda è il maneggiamento: farsi toccare zampe e orecchie, salire in macchina, stare fermo dal veterinario. Su un cane gigante sono cose che diventano imprese se non si imparano da piccoli.
La terza è la socializzazione, con l’obiettivo che lo standard stesso descrive: un cane che dopo una riserva iniziale si lascia maneggiare senza problemi. Non un cane socievole, un cane gestibile.
La quarta è la crescita: fino ai diciotto mesi niente salti, niente scale a ripetizione, niente corse forzate, e un cibo per cuccioli di razza gigante.
Sul metodo lo standard fa metà del lavoro al posto nostro: questo cane è molto sensibile al trattamento gentile e alle attenzioni. Il rinforzo positivo non è una scelta ideologica, è l’unica cosa che funziona.
E una nota di realismo: un guardiano di greggi non avrà mai l’obbedienza di un cane da riporto. Prende decisioni da solo perché è per questo che esiste.
Il lavoro con il gregge, e perché non se ne prende uno solo

Se hai pecore o capre, questa razza fa esattamente il mestiere per cui è nata, e il percorso è quello di tutti i cani da guardiania.
L’inserimento si fa da cucciolo: il cane cresce in mezzo agli animali, li conosce da subito e li considera il suo gruppo. Meglio ancora se accanto a un adulto che già lavora.
Nei primi mesi serve sorveglianza: un cucciolo può giocare con gli agnelli e combinare guai senza cattive intenzioni. È una fase, e si gestisce con calma.
Poi c’è la particolarità di questa razza, ed è scritta nello standard: la guardia non viene mai fatta da un solo animale. Nel Trás-os-Montes i cani lavorano in gruppi, con una prevalenza di maschi che convivono senza conflitti.
Chi vuole usarlo per proteggere un gregge, quindi, dovrebbe metterne in conto più di uno. È il modo in cui questa razza è stata costruita.
Se il gregge non c’è, il principio resta: serve un territorio da sorvegliare e una recinzione vera, alta e solida.
Sulle visite vale la regola di ogni guardiano: le persone nuove non entrano a sorpresa. Si esce con il cane, si fa l’incontro fuori e si rientra insieme.
E sulla notte serve onestà: un guardiano lavora al buio e usa la voce. Chi ha vicini ravvicinati deve saperlo prima.
Quanto movimento serve

Meno di quanto suggerisca l’aspetto atletico, più di quanto pensi chi lo lascia in giardino. L’asticella ragionevole è un’ora al giorno di passeggiate tranquille, in due uscite.
Lo standard descrive un’andatura leggera, energica, ritmica e con grande estensione, e in montagna questi cani coprono distanze notevoli. Ma il loro lavoro è stare, non correre: passano ore ferme in un punto da cui si controlla tutto.
Le passeggiate servono soprattutto alla testa: cambiare ambiente, vedere gente, ricordarsi che il mondo continua oltre il cancello.
La ricerca olfattiva è l’attività che rende di più: stanca senza caricare le articolazioni e si può fare in giardino.
Il dog trekking è adatto alla sua struttura, ma solo da adulto e nelle stagioni fresche. Con settanta chili e un sottopelo folto, in agosto non si va da nessuna parte.
Le attività di attivazione mentale sono la soluzione per i mesi caldi.
Quello che non funziona sono gli sport di velocità e di salto: su un cane di questa mole sono un danno articolare annunciato.
La gestione quotidiana di un cane da settanta chili
Il pelo è la parte facile: liscio, di media lunghezza e molto denso, chiede una spazzolata a settimana, che diventano due nelle mute.
Serve un rastrello per il sottopelo, che in questa razza è abbondante, e la consapevolezza che due volte l’anno il pelo sarà ovunque.
Non si tosa e non serve: è un cane rustico con un mantello da lavoro.
Il resto della gestione è quello di tutti i giganti, e va pensato prima. Serve un’auto in cui il cane entri, una branda robusta, ciotole rialzate e la consapevolezza che dal veterinario servirà aiuto per sollevarlo.
Sui pasti vale la regola dei cani grandi con torace ampio: porzioni divise in due o tre volte al giorno e mezz’ora di calma prima e dopo, per il rischio di torsione dello stomaco.
Sul peso serve attenzione vera: ogni chilo di troppo, su un cane che ne pesa settanta, si moltiplica sulle articolazioni.
Le orecchie sono pendenti e molto spesse: vanno controllate ogni settimana. Gli occhi vanno guardati con attenzione, e le unghie tenute corte, perché su questo peso un appoggio sbagliato si sente.
E poi c’è il capitolo caldo: da giugno ad agosto, in Italia, questo cane vive all’ombra e si muove all’alba e al tramonto.
Gli errori tipici con un Cão de Gado Transmontano
Usare le maniere forti. Lo standard dice che è molto sensibile al trattamento gentile: è scritto nero su bianco.
Rimandare il guinzaglio. A quattro mesi pesa venticinque chili, a due anni settanta.
Prenderne uno solo per un gregge. La guardia, in questa razza, non viene mai fatta da un solo animale.
Metterlo con le pecore da adulto. Il legame con gli animali si costruisce da cucciolo.
Farlo crescere in fretta. Cibo troppo ricco e cuccioli grassi si pagano per tutta la vita.
Sottovalutare la recinzione. Settanta chili di guardiano territoriale non si contengono con una rete da orto.
Sottovalutare il caldo. D’estate, in Italia, serve ombra vera.
Aspettarsi obbedienza immediata. È un cane che valuta e poi decide.

