Carattere e descrizione del Cão de Castro Laboreiro
Quanto e grande, il color montagna, l’abbaio e il carattere
Il Cão de Castro Laboreiro è il cane da guardiania del nord del Portogallo, e ha tre cose che non si trovano in nessun altro standard: un colore con un nome inventato dai pastori del posto, il color montagna, un abbaio descritto nota per nota nel testo FCI, e una coda che non deve avere l’uncino, esattamente al contrario del suo vicino di regione. In questa pagina trovi quanto è grande, com’è fatto il mantello, che carattere ha e la parte sulla salute.
Sommario
Il Cão de Castro Laboreiro in breve
Il Cão de Castro Laboreiro è un cane da guardiania portoghese alto 58-64 centimetri nei maschi e 55-61 nelle femmine, per 30-40 e 25-35 chili. Lo standard lo definisce del tipo mastino leggero, con un’espressione severa e seria e la rusticità di un montanaro. Ha il pelo corto e rude, senza sottopelo, nel caratteristico color montagna, ed è leale e docile con la sua gente e una sentinella che perlustra il territorio senza fermarsi. Vive 12-14 anni.
Quanto è grande un Cão de Castro Laboreiro

I maschi misurano 58-64 centimetri al garrese per 30-40 chili, le femmine 55-61 per 25-35, con due centimetri di tolleranza. È il più piccolo dei grandi cani portoghesi da guardiania.
La definizione che lo standard usa per il tipo è precisa e utile: mastino leggero. Non è un molosso pesante come il Rafeiro do Alentejo e non è un gigante come il Cão de Gado Transmontano: è un cane vigoroso che deve muoversi in montagna tutto il giorno.
Le proporzioni sono 7:6 fra lunghezza e altezza, quindi leggermente più lungo che alto, e il torace resta più basso della metà dell’altezza al garrese. Anche qui la logica è la stessa: niente peso inutile.
La testa è di grandezza media e piuttosto leggera che impastata, asciutta senza essere scarna, con la pelle ben presente ma senza rughe. Gli assi cranio-facciali sono leggermente divergenti: se convergono, il cane è squalificato.
Il tartufo ha una regola secca: sempre nero. Qualsiasi altro colore è un difetto eliminatorio, e in una razza dal mantello grigio tigrato quel nero è quello che tiene insieme l’espressione.
Gli occhi devono essere scuri: gli occhi gialli sono un difetto grave, e questo è interessante perché in molte razze lupoidi l’occhio giallo è cercato. Qui no: l’espressione richiesta è severa e seria, non selvatica.
I piedi sono più rotondi che lunghi, tendenti al piede di gatto, con dita spesse e chiuse: piedi da roccia, non da sabbia.
Il pelo e il color montagna del Cão de Castro Laboreiro

Il pelo è corto (circa 5 centimetri), liscio, piatto e senza sottopelo, e lo standard lo descrive fitto, resistente e piuttosto rude al tatto.
L’assenza di sottopelo è la differenza pratica più grande con gli altri cani da montagna: il Castro Laboreiro non ha la pelliccia doppia del Serra da Estrela o del Cane da Montagna dei Pirenei. In cambio non si infeltrisce, non fa nodi e si spazzola in cinque minuti alla settimana.
L’unica zona lunga sono le natiche, riccamente fornite, e la parte inferiore della coda, dove il pelo è così fitto che, dice il testo, le dà un’apparenza più grossa verso la metà.
Sul colore lo standard fa una cosa rara e bella: registra il nome che gli hanno dato i pastori. Il più frequente è il color lupo e il preferito è il color montagna, così chiamato dagli abitanti del luogo e considerato una caratteristica etnica dagli allevatori del Castro Laboreiro.
Tecnicamente il color montagna è un tigrato: un fondo grigio in diverse sfumature con striature di tonalità più chiare e più scure di nero. Non è un cane grigio uniforme, è un cane a righe che da lontano sembra grigio.
Il dettaglio che rende il mantello molto vistoso, come dice lo standard, è che nel pelo convivono tre colori diversi, e i nomi li ha scelti chi ci viveva: dal colore della pigna del pino al rossiccio al mogano.
La striatura non è distribuita a caso: è più scura su testa, dorso e spalle, media su corpo, groppa e cosce, e più chiara su ventre e parti basse degli arti. È il disegno che rende questi cani difficili da vedere fra le rocce, e per un guardiano notturno non è un dettaglio estetico.
Sul bianco la regola è strettissima: è permessa soltanto una piccola macchia sul petto. Tutto il resto è difetto, e il pezzato è eliminatorio. È il contrario del Rafeiro do Alentejo, che invece va sempre con le macchie bianche.
Come abbaia un Cão de Castro Laboreiro
Questa è la parte che rende lo standard di questa razza uno dei più curiosi di tutta la nomenclatura FCI, perché descrive l’abbaio come se fosse un carattere morfologico.
Le parole sono queste: il suo abbaiare è abbastanza caratteristico, molto sonoro; comincia con toni variabili, in genere gravi, e finisce con toni acuti prolungati.
Tradotto per chi non ha mai sentito un Castro Laboreiro: parte come un cane grosso e finisce come un ululato. Chi vive nella zona lo riconosce a distanza, e nella cinofilia portoghese quell’abbaio è considerato un segno di razza.
Non è un dettaglio da collezionisti, è un’informazione pratica per chiunque pensi di prenderne uno. Un cane il cui abbaio è scritto nello standard è un cane che abbaia, di giorno e soprattutto di notte, e che nessun addestramento renderà silenzioso.
Si può indirizzare, come in tutti i guardiani: si insegna che dopo l’avviso si torna dalla persona, e si premia il rientro invece di sgridare il rumore. Ma la voce resta, perché è il suo strumento di lavoro.
Se vivi in un condominio, questa è la riga della pagina che dovresti rileggere due volte.
Il carattere del Cão de Castro Laboreiro

Lo standard lo descrive con una formula da leggere per intero: compagno leale e docile con quelli che gli sono familiari, di nobile natura, molto vigile e attivo, e capace di mostrare una certa ostilità, senza essere litigioso.
Quella coppia di parole, ostilità senza litigiosità, è la definizione più precisa che si possa dare di un buon cane da guardiania: un cane che dice no a chi non conosce, ma che non cerca lo scontro e non attacca per abitudine.
La frase che spiega il suo mestiere è un’altra: è una sentinella ideale per la proprietà che gli è affidata da custodire, che perlustra continuamente. Non sta fermo sull’uscio: fa il giro, controlla, torna. Tutto il giorno e tutta la notte.
Con la famiglia è leale e docile, e questa è una sfumatura importante: molti guardiani sono descritti come indipendenti, questo come docile con i suoi. Il legame è forte e il cane lo cerca.
C’è un dettaglio nella lista dei difetti che ribalta un pregiudizio comune sui cani da guardiania: fra i difetti c’è animale che mostra segni di timidezza o diffidenza. Qui la diffidenza non è una qualità: un buon Castro Laboreiro è un cane sicuro, che valuta senza sospettare di tutto.
I soggetti aggressivi o esageratamente timidi sono, come sempre, eliminatori.
Il rovescio della medaglia è l’energia. È un cane molto attivo con un lavoro mentale continuo, e in un giardino piccolo senza niente da controllare diventa un cane che abbaia e scava. Questa razza ha bisogno di spazio e di un compito.
Come lavora contro il lupo

Nella descrizione del carattere lo standard scrive una cosa che nei testi FCI si legge di rado al presente: questo cane è indispensabile per la protezione del bestiame contro gli attacchi dei lupi che, nell’area di origine della razza, sono ancora molto frequenti.
Non è retorica: il territorio della razza, fra Melgaço e il parco nazionale di Peneda-Gerês, è una delle zone del Portogallo dove il lupo iberico non è mai scomparso.
Il mestiere di un cane da guardiania è diverso da quello di un cane da conduzione: non raduna e non aspetta ordini. Sta con gli animali, li segue e, quando qualcosa non torna, si mette in mezzo. Il lavoro lo fa da solo, spesso di notte.
Questa razza è una delle quattro usate dal Programa Cão de Gado dell’associazione Grupo Lobo, che dal 1996 affida cuccioli ai pastori nell’area di distribuzione del lupo: insieme al Cão da Serra da Estrela, al Rafeiro do Alentejo e al Cão de Gado Transmontano.
Il programma ha sostenuto circa 400 allevatori e consegnato quasi 700 cani, affidati al gregge a due mesi di età, perché è lì che si formano i legami che li faranno restare con gli animali da adulti.
Il senso è semplice: un gregge sorvegliato perde meno animali, e un pastore che perde meno animali non ha bisogno di risolvere il problema con il veleno. Per il lupo iberico, questi cani sono parte della conservazione.
Per chi non ha un gregge la lezione è la stessa di tutti i guardiani: questo cane ha bisogno di un perimetro suo e di qualcosa da tenere d’occhio. Un giardino recintato e una famiglia bastano; un appartamento no.
La coda del Cão de Castro Laboreiro e la differenza col Serra da Estrela
Se c’è un dettaglio che vale da solo il confronto fra le due grandi razze portoghesi da guardiania, è la coda.
Nel Castro Laboreiro la coda è integra, inserita più alta della media, grossa alla radice, con un pelo così fitto sotto che sembra più larga verso la metà, e ha un’elegante forma di scimitarra. A riposo scende fino al garretto e si porta bassa; se il cane è eccitato supera la linea del dorso inclinandosi in alto e in avanti, ma mai appoggiata sul dorso.
E poi arriva la riga che sorprende: fra i difetti gravi lo standard elenca la coda a corno di caccia, arrotolata o con uncino all’estremità.
Ora, nel Cane da Montagna di Serra da Estrela, l’altra grande razza portoghese, la coda disegna un uncino all’estremità e l’assenza di quell’uncino è un difetto. Due razze dello stesso paese, la stessa parte del cane, giudizio esattamente opposto.
Non è una contraddizione della FCI: è il modo in cui i pastori distinguevano i cani di una valle da quelli di un’altra. Quei piccoli dettagli, l’uncino sulla coda, il colore del pelo, la forma dell’orecchio, sono le impronte digitali delle razze locali, e gli standard le hanno registrate come le hanno trovate.
Sulla caudectomia il testo è chiaro: coda tagliata, rudimentale o assente (anurismo) è un difetto eliminatorio. In Italia tagliare la coda è comunque vietato.
Quanto vive un Cão de Castro Laboreiro e di cosa si ammala
Le fonti di razza parlano di 12-14 anni, che per un cane da lavoro di 35 chili è una buona longevità: è una razza rustica, selezionata sul lavoro e senza esagerazioni morfologiche.
C’è una voce, però, che in questa razza va messa in cima e che nella maggior parte degli standard non si trova nemmeno: la sordità congenita, che il testo FCI elenca fra i difetti eliminatori.
Che una razza scriva la sordità fra le squalifiche vuol dire due cose. La prima è che il problema è stato visto abbastanza da meritare una riga. La seconda è che chi alleva bene lo sa e controlla i cuccioli: è una domanda da fare, e la risposta giusta non è “non è mai capitato”.
Il controllo di base resta la displasia dell’anca, come in qualsiasi cane da lavoro di questa taglia: lastre ufficiali dei genitori, con il punteggio scritto.
Il tema strutturale è la consanguineità. In Portogallo la razza è considerata minacciata e la popolazione è piccola: chiedere il coefficiente di consanguineità della cucciolata, qui, è la domanda più utile che esista.
Sul mantello c’è una conseguenza pratica dell’assenza di sottopelo: protegge bene dal freddo asciutto e meno dalla pioggia battente. Un cane che sta fuori molte ore ha bisogno di un riparo asciutto, non di una cuccia bagnata.
Nel primo anno valgono le regole di tutti i cani grandi: niente salti ripetuti, niente corse forzate e crescita lenta. E per tutta la vita quella dei guardiani sedentari: il peso si controlla con le mani, non con lo sguardo.
A chi è adatto il Cão de Castro Laboreiro

È adatto a chi vive in campagna, ha spazio recintato e vuole un cane che si occupi di qualcosa. E a chi non ha problemi con un cane che abbaia.
È adatto a chi ha animali o un terreno: è nato per custodire, e con un compito diventa un cane equilibrato e sorprendentemente facile.
È adatto alle famiglie che vivono fuori città: con i suoi è leale e docile, e il legame che costruisce è forte.
È adatto a chi cammina in montagna: è un mastino leggero, con la rusticità di un montanaro, e i dislivelli non lo spaventano.
È adatto a chi apprezza un cane rustico nella gestione: pelo corto, cinque minuti di spazzola alla settimana, nessuna toelettatura.
Non è adatto a chi vive in appartamento. Non è una questione di taglia: è un cane che perlustra, e un guardiano senza territorio si inventa un territorio.
Non è adatto a chi ha vicini attaccati e poca pazienza per il rumore: l’abbaio di questa razza è scritto nello standard, e non si spegne.
Non è adatto ai principianti che vogliono un cane obbediente in tre mesi, né a chi riceve ospiti continuamente senza voglia di gestire le presentazioni.
Non è adatto a chi ha fretta: in Italia non nascono cuccioli dal 2016 e non esiste nessun affisso. Si guarda al Portogallo e si aspetta.
Se invece cerchi un cane con un colore che ha un nome inventato dai pastori, un abbaio che parte grave e finisce in un ululato e tre secoli di montagne portoghesi alle spalle, questo è uno dei guardiani più interessanti e meno conosciuti d’Europa.



