Addestramento ed educazione del Cão da Serra de Aires
Eccezionalmente intelligente: cosa vuol dire nella pratica
Quando uno standard scrive eccezionalmente intelligente e il lavoro è svolto con gioia e piacere, sta dicendo due cose: che questo cane impara in fretta e che, se non gli dai un lavoro, se lo trova da solo.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, come si sfoga l’istinto di conduzione, quanto movimento serve e come si tiene quel pelo caprino.
Sommario
Le priorità dei primi mesi

La prima priorità è la socializzazione: lo standard dice che questo cane può essere un po’ diffidente verso gli estranei, e i primi quattro mesi decidono se quella diffidenza resterà una sfumatura o diventerà un problema.
La seconda è l’istinto di conduzione. Un cane nato per spostare pecore, bovini e maiali tende a spostare anche i bambini che corrono e le biciclette: va indirizzato da subito, dandogli un’alternativa invece di limitarsi a dire no.
La terza è la solitudine. Questo è un cane estremamente devoto, e stare da solo per qualche ora è una lezione che va costruita a piccole dosi da cucciolo.
La quarta è il richiamo, e con un cane che lo standard descrive come capace di ricercare animali dispersi non è una formalità: è un cane che si allontana e che prende decisioni.
Sul metodo: rinforzo positivo, con sessioni brevissime. Un cane eccezionalmente intelligente impara l’esercizio in tre ripetizioni e alla quinta si annoia: è chi lo addestra che deve stare al passo, non il contrario.
E una nota sulla voce: è vigile di notte e segnala. Se abitate in condominio, la gestione dell’abbaio va cominciata da cucciolo.
Dare un lavoro a un cane da conduzione
Questo cane è nato per spostare e sorvegliare il bestiame, e quell’istinto non si spegne perché vive in una casa con giardino.
La strada più naturale è lo sheepdog: le prove di conduzione su pecore, che in Italia si praticano in diversi centri. Non serve avere un gregge, serve trovare chi lo fa.
La seconda è il treibball: il cane spinge grandi palloni verso una porta seguendo le indicazioni del conduttore. È nato apposta per i cani da pastore che non hanno un gregge.
La terza è l’agility, e qui il Serra de Aires è un fuoriclasse sconosciuto: lo standard lo definisce estremamente agile e veloce, con un torace poco profondo e un movimento sospeso. Ha esattamente la struttura giusta.
La quarta è il rally-obedience, che unisce obbedienza e movimento senza la rigidità dell’obedience classica, e che a un cane sveglio piace parecchio.
La quinta è la ricerca olfattiva: il nose work stanca la testa più di un’ora di corsa e si può fare anche in casa nei giorni di pioggia.
C’è poi il dog dance, che sembra un’attività frivola e invece è perfetta per i cani da pastore: richiede concentrazione, memoria e un legame stretto con la persona.
Quello che non funziona è il contrario di tutto questo: giardino, ciotola e niente da fare. Un cane che lo standard descrive come devoto al lavoro con gioia e piacere, senza lavoro, si deprime o combina guai.
Quanto movimento serve

Molto. La misura ragionevole è almeno due ore al giorno fra movimento vero e lavoro di testa, ed è una stima prudente per un cane costruito per ricoprire lunghe distanze nelle pianure dell’Alentejo.
Il punto non è solo la quantità, è la qualità. Con i cani da pastore la regola pratica è mezzo e mezzo: metà del tempo per le gambe, metà per la testa.
Un cane stancato solo fisicamente si allena e basta: la settimana dopo ne servirà di più, e così via, fino a ritrovarsi con un atleta insoddisfatto in casa.
La ricerca olfattiva è l’attività che dà il rapporto migliore fra fatica e risultato, e si può fare in giardino nei giorni di pioggia.
Il dog trekking e il canicross sfruttano la sua resistenza, che su un cane di venti chili sorprende sempre.
Sul caldo va detta una cosa che sembra controintuitiva: questo cane viene dall’Alentejo e il caldo secco lo regge bene. È il freddo umido il suo nemico, perché senza sottopelo si bagna fino alla pelle.
Nei primi dodici mesi vale la regola di tutti i cuccioli: niente salti dall’alto, niente corsa forzata dietro alla bicicletta, niente scale a ripetizione.
Il pelo caprino e la manutenzione

La buona notizia è che, senza sottopelo, la toelettatura di questo cane è più semplice di quello che l’aspetto suggerisce: due spazzolate a settimana bastano per tenerlo in ordine.
Serve un pettine a denti larghi per aprire il pelo fino alla pelle e una cardatrice per le zone dove si formano i nodi: dietro le orecchie, sotto le ascelle, sulle cosce e sulla barba.
La barba e i baffi vanno puliti spesso: raccolgono acqua e cibo a ogni pasto e, se restano umidi, la pelle sotto si irrita.
Non si tosa. Lo standard è chiaro nel chiedere un pelo lungo e leggermente ruvido, e un pelo non abbastanza lungo è un difetto grave. La macchinetta, oltretutto, rovina la tessitura caprina.
I piedi vanno controllati dopo ogni uscita in campagna: lo standard dice che il pelo cresce anche negli spazi interdigitali, e lì da aprile a luglio si infilano i forasacchi.
Gli occhi restano scoperti per standard, e questo aiuta: si vedono e si controllano facilmente, cosa che nei cani con la faccia coperta è molto più difficile.
Un’attenzione stagionale che riguarda solo questa razza: senza sottopelo, dopo una passeggiata sotto la pioggia il cane è bagnato fino alla pelle. Asciugarlo non è una premura, è una necessità.
Gli errori tipici con un Cão da Serra de Aires
Lasciarlo senza niente da fare. Un cane il cui standard dice che il lavoro è svolto con gioia e piacere senza lavoro non sta bene.
Ripetere troppo gli esercizi. Impara in tre volte: alla quinta si annoia e comincia a inventare.
Saltare la socializzazione. Quel un po’ diffidente dello standard va gestito nei primi mesi.
Lasciarlo radunare i bambini. L’istinto di conduzione va indirizzato, non tollerato finché fa tenerezza.
Tosarlo. Il pelo caprino perde la sua tessitura e non torna più uguale.
Trascurare la barba. Raccoglie acqua e cibo e va pulita ogni giorno.
Lasciarlo bagnato. Senza sottopelo, dopo la pioggia va asciugato.
Prenderlo per l’aspetto simpatico. Sotto quella faccia c’è un cane da lavoro con pretese.

