Storia ed origine del Cane Nudo del Perù

Dalle ceramiche pre-incaiche alla legge che lo protegge

Questo cane compare nell’arte peruviana dal 300 avanti Cristo, in alcune culture ha preso il posto del puma e del falco nelle decorazioni, è stato riconosciuto come razza solo nel 1985 e oggi è patrimonio culturale del Perù per legge. In questa pagina trovi le civiltà che lo hanno raffigurato, chi ha scritto il primo standard e perché nei siti archeologici della costa peruviana ci sono cani nudi che passeggiano fra le rovine.

Sommario

Da dove viene il Cane Nudo del Perù

Vasi in ceramica peruviani che raffigurano cani, al museo Bruning

Lo standard elenca le civiltà che lo hanno raffigurato, e sono tante: Vicus, Mochica, Chancay, Chancay con influenza Tiahuanaco, Chimú. Il cane nudo compare nei periodi archeologici pre-incaici dal 300 avanti Cristo fino al 1460 dopo Cristo.

Il dettaglio più forte di tutto il testo FCI è però un altro, ed è una frase che dice quanto contava questo animale: in molti casi il cane nudo ha sostituito il puma, il serpente o il falco nelle rappresentazioni, e questo in particolare ed in modo molto evidente nella cultura Chancay.

Conviene fermarsi un secondo su questo. Nelle culture andine puma, serpente e falco sono i tre animali di potere: prenderne il posto sulla ceramica vuol dire che a questo cane era attribuito uno status religioso, non affettivo.

Lo standard dice che le varie civiltà gli attribuì alcune proprietà senza specificarle. La tradizione peruviana, che è arrivata fino a oggi, gli attribuisce poteri di guarigione: la pelle calda appoggiata sulla pancia o sulle articolazioni, e il cane messo a dormire con i malati d’asma. È la stessa credenza che si trova in Messico con il cane nudo messicano, ed è probabilmente nata dalla stessa osservazione: senza pelo, il calore lo senti.

L’origine della mutazione, invece, si perde: lo standard usa un’espressione poetica e onesta, persa nell’oscurità dei tempi. Quello che sappiamo è che il gene è lo stesso delle altre razze nude americane e che questi cani vivevano sulla costa, dove il clima permette a un animale senza pelo di stare fuori tutto l’anno.

Con l’arrivo degli spagnoli il cane nudo perse il suo ruolo e per secoli restò un animale di strada e di villaggio, senza nessun programma di selezione. È da lì, dai cani dei quartieri e dei siti archeologici, che nel Novecento è ripartito tutto.

QuandoCosa succede
Dal 300 a.C. al 1460 d.C.Il cane nudo compare nei periodi archeologici pre-incaici
Culture Vicus e MochicaGli attribuiscono proprieta e lo rappresentano sulle ceramiche
Cultura ChancayIl cane nudo sostituisce il puma, il serpente e il falco nelle decorazioni
Culture Chimu e TiahuanacoContinuano a raffigurarlo
1985La FCI lo riconosce come razza originaria del Peru nell’assemblea di Amsterdam
Il primo standardLo scrive il cinologo Ermanno Maniero, che ottiene il numero 310
Gennaio 2001Una risoluzione dell’Istituto Nazionale di Cultura mette i cani nei musei di sito della costa
22 ottobre 2001La legge 27537 lo dichiara patrimonio culturale della nazione
OggiUn comitato nazionale regola anche i permessi di esportazione degli esemplari
08.10.2012Data dello standard originale in vigore, pubblicato dalla FCI il 13.08.2013
2015-2024In Italia l’ENCI registra 36 cuccioli e un solo affisso

Il riconoscimento del 1985 e Ermanno Maniero

Cane Nudo del Perù nel sito archeologico di Chan Chan

Il momento in cui questo cane diventa una razza ha una data e un nome, ed è lo standard stesso a raccontarlo: il riconoscimento arriva nel 1985, durante l’Assemblea ordinaria della FCI ad Amsterdam.

Il merito, scrive il testo, è dell’iniziativa del cinologo Ermanno Maniero, che stilò il primo standard di razza e che rese possibile che questa fosse registrata come nuova razza sotto il nome di Cane Senza Pelo del Perù con il numero 310 della nomenclatura.

È una di quelle righe che ai lettori italiani fanno alzare un sopracciglio, perché quel nome suona familiare: la razza nazionale peruviana è stata portata al riconoscimento internazionale con l’iniziativa di un cinologo dal nome italiano.

Prima di quel 1985 il viringo era un cane di fatto, non di diritto: c’era, si vedeva per strada, compariva nei musei, ma non aveva uno standard scritto, un libro genealogico né una nomenclatura che lo riconoscesse come razza peruviana.

Il secondo passaggio, più recente, riguarda la varietà con pelo, e lo standard lo racconta come una correzione di rotta: quei cani erano originariamente disprezzati da qualsiasi programma riproduttivo, e oggi sono riconosciuti perché favoriscono l’arricchimento della variabilità genetica.

È una lezione di cinofilia che vale oltre questa razza. Per decenni si è pensato che tenere pura una razza volesse dire scartare tutto quello che non somigliava all’ideale; qui, con una popolazione piccola e un gene delicato, la scelta opposta è diventata la condizione per sopravvivere.

Patrimonio della nazione: la legge del 2001 e i cani nei siti archeologici

Cane Nudo del Perù nel sito archeologico di Huaca Pucllana a Lima

Nel 2001 il Perù ha fatto una cosa che pochi paesi fanno per un cane: lo ha messo in una legge. La legge 27537, del 22 ottobre 2001, dichiara il perro sin pelo del Perú patrimonio culturale della nazione e specie da preservare.

Pochi mesi prima, nel gennaio 2001, una risoluzione dell’Istituto Nazionale di Cultura aveva già preso una decisione che si vede ancora oggi passeggiando fra le rovine: nei musei di sito e nelle zone archeologiche della costa peruviana che hanno le condizioni adatte devono vivere cani nudi peruviani.

È per questo che a Huaca Pucllana, in mezzo a Lima, o a Chan Chan, vicino a Trujillo, i visitatori incontrano viringo che dormono al sole fra i muri di adobe. Non sono cani randagi: sono parte dell’allestimento culturale, e hanno un nome e una scheda.

La tutela ha portato anche un organismo dedicato, il comitato nazionale di protezione della razza, che tra le altre cose regola le domande di esportazione degli esemplari. Chi vuole importare un cucciolo dal Perù deve passare da lì, e ha senso saperlo prima di innamorarsi di un annuncio.

In Perù i nomi popolari sono tanti e conviene conoscerli, perché li trovi ancora scritti dappertutto: viringo è il più diffuso, calato vuol dire nudo, e in inglese il cane è conosciuto anche come Inca Orchid.

L’effetto di tutto questo è una cosa che raramente si vede in cinofilia: un cane che era considerato un randagio è diventato, in vent’anni, un simbolo nazionale con la sua legge, il suo comitato e i suoi posti d’onore nei siti archeologici.

Fuori dal Perù resta una razza raríssima. In Italia l’ENCI ha registrato 36 cuccioli in dieci anni e c’è un solo affisso: i numeri anno per anno sono nella pagina sull’allevamento.