Storia ed origine del Cane da Pastore del Caucaso
Dall’armata di Tigran II alla selezione sovietica del 1920
Il cenno storico di questo standard contiene una data che non si legge quasi mai in un testo FCI: il primo secolo avanti Cristo. E poi un’altra, molto più recente e molto più decisiva: il 1920.
In questa pagina: da dove viene questo cane, cosa faceva, come l’Unione Sovietica lo ha trasformato in una razza e quanti ce ne sono oggi in Italia.
Sommario
Il guardiano delle montagne del Caucaso

Lo standard è largo sulla geografia: la razza è diffusa nei territori che si estendono dalla catena del Caucaso alle regioni delle steppe della Russia del Sud. Non un paese: un’area enorme, a cavallo fra Europa e Asia.
In quell’area, per secoli, questi cani hanno fatto un lavoro solo: la guardia e tenere al sicuro le mandrie, le greggi e le abitazioni dai selvatici e dai predatori.
Predatori, in Caucaso, vuol dire lupi e orsi. E vuol dire anche uomini: quelle montagne sono state per millenni terra di razzie, e un cane che stava con il gregge di notte era la sola assicurazione disponibile.
Il lavoro spiega tutto il resto della razza: la mole, il mantello impermeabile, l’udito, l’indipendenza e quella capacità di decidere da solo che nello standard diventa indipendente.
Lo standard aggiunge una nota da leggere: l’evoluzione della razza non fu soltanto il risultato di una selezione naturale ma fu anche influenzata dai popoli che abitarono la Regione del Caucaso.
In una regione dove convivono decine di lingue e di popoli diversi, questo significa che il pastore del Caucaso non è mai stato un cane unico: era una famiglia di tipi locali, diversi da valle a valle, uniti dallo stesso mestiere.
La prima citazione scritta, secondo lo standard, è antichissima: un grosso molossoide usato dall’armata dello Zar dell’Armenia Tigran II, e risale al primo secolo avanti Cristo.
Il 1920 e la selezione sovietica

La razza come la conosciamo oggi, però, nasce nel Novecento. Lo standard è preciso: il lavoro di selezione sulla razza iniziò nell’USSR nel 1920.
Il programma sovietico prese quella famiglia di tipi locali e ne fece una razza con criteri espliciti, che lo standard elenca uno per uno: vennero curate qualità irrinunciabili come potenza fisica, fiducia in se stessi, mancanza di paura, udito finissimo, buona vista e un fitto mantello impermeabile.
È una lista di specifiche tecniche più che una descrizione: un capitolato per costruire un guardiano. E infatti nell’Unione Sovietica il pastore del Caucaso venne usato in modo massiccio per la sorveglianza di impianti, magazzini e installazioni.
Lo standard chiude il ragionamento così: tutte queste qualità, così come la resistenza, permettono di usare il Pastore del Caucaso in tutte le condizioni climatiche, comprese le più inclementi.
La razza è oggi registrata dalla FCI con la Russia come paese d’origine, ed è diffusa in tutti i paesi dell’ex blocco sovietico, dove resta il guardiano di riferimento.
Il testo dello standard in vigore è recente: pubblicato in originale il 13 ottobre 2010 e dalla FCI il 2 marzo 2011.
Conviene notare una scelta di quel testo: la razza è classificata senza prova di lavoro. Per un cane la cui utilizzazione dichiarata è guardia e vigilanza, significa che la selezione oggi passa dalle esposizioni e dagli allevatori, non da un esame ufficiale.
Il Cane da Pastore del Caucaso in Italia

In Italia questa non è affatto una razza rara: fra il 2015 e il 2024 sono nati 4.377 cuccioli, con una media di oltre quattrocento all’anno, e ci sono 23 allevamenti con affisso.
I numeri raccontano anche una tendenza: si è passati dai 560 cuccioli del 2016 ai 345 del 2024. La razza resta diffusa, ma sta calando.
La geografia italiana della razza è interessante, perché il baricentro è al Sud: la Sicilia ha 4 allevamenti, la Puglia 3, Campania, Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia 2 ciascuna.
Il resto è distribuito fra Umbria, Marche, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Molise, Lazio e Calabria: praticamente tutta la penisola, con una preferenza netta per il meridione.
Il motivo è quello che ci si aspetta: nelle campagne e nelle proprietà isolate del Sud un cane da guardia di questa mole ha un ruolo pratico, e l’aspetto imponente fa il resto.
Va detta però la cosa che questi numeri non dicono: quattrocento cuccioli l’anno di un guardiano indipendente da sessanta chili significano anche parecchie famiglie che si trovano in casa un cane più impegnativo di quello che si aspettavano.
Se state valutando questa razza, la pagina da leggere prima è quella del carattere.

