Allevamento del Bulldog Inglese
Quanto costa un cucciolo, i test da pretendere e come riconoscere un allevatore serio
Con il Bulldog Inglese la scelta dell’allevamento non è un dettaglio: è la variabile che decide quanti anni vivrà il tuo cane e quanto bene li vivrà. È una razza che nasce quasi sempre con il cesareo, che ha una base genetica stretta e in cui la differenza tra un soggetto che respira bene e uno che non respira si vede dai genitori, non dal cucciolo nella foto.
In questa pagina trovi i prezzi reali di un cucciolo in Italia, perché costa quello che costa, la lista precisa dei test da pretendere sui riproduttori, come si riconosce un allevatore serio e cosa guardare il giorno che vai a vedere i cuccioli.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Bulldog Inglese
È la domanda numero uno, e la risposta onesta è che non è una razza economica. In Italia un cucciolo di Bulldog Inglese con pedigree ENCI, da un allevamento che testa i riproduttori, costa in genere tra i 1.500 e i 3.000 euro; le linee selezionate o da esposizione superano i 3.000 e arrivano oltre i 4.000. Sotto i mille euro non si trova un cucciolo fatto bene: si trova qualcosa che costerà molto più caro dopo, in veterinario.

Il posto di Ringhio: tappetino, recinto e giochi a portata di bocca. Il primo mese in casa si prepara così.
Una precisazione utile: il pedigree ENCI costa all’allevatore poche decine di euro ed è normalmente già compreso nel prezzo. Non è un certificato di bellezza né una garanzia di salute, ma dice una cosa importante: che quella cucciolata è tracciata, che i genitori sono identificati e che chi alleva accetta le regole dell’ente. Un cucciolo venduto a prezzo pieno senza pedigree è il primo campanello d’allarme, e nella pratica quasi sempre l’ultimo che serve.
Perché costa tanto: cesarei, cucciolate piccole e assistenza
Ha senso capire da dove viene il prezzo, perché aiuta a distinguere un allevatore da un venditore. In questa razza oltre l’80% delle cucciolate nasce con il cesareo, perché i cuccioli hanno la testa larga e le femmine il bacino stretto: significa un intervento programmato, con anestesia su un cane brachicefalo e assistenza neonatale immediata. A questo si aggiunge che l’accoppiamento naturale è spesso difficile, che le cucciolate sono piccole e che la mortalità neonatale è più alta della media.
Ci sono poi i costi che non si vedono: le visite specialistiche e i test sui riproduttori, ripetuti negli anni, le femmine che vengono escluse dalla riproduzione perché i test dicono no, la sorveglianza continua nelle prime settimane. Un allevatore che fa tutto questo non può vendere a mille euro, ed è per questo che i prezzi bassi vanno letti al contrario: se costa poco, qualcuno ha risparmiato su qualcosa. Quel qualcosa è la salute del tuo cane.
Il Bulldog Inglese nano: cosa stai pagando
Ogni tanto negli annunci compare il Bulldog Inglese nano o toy. Come raccontiamo nella pagina sul carattere, non esiste: lo standard ha una taglia sola, e un Bulldog molto più piccolo del normale non è una varietà, è un cane sotto misura. In una razza dove i cuccioli nascono quasi sempre col cesareo e l’assistenza si paga cara, il nano a sovrapprezzo è due volte una beffa: paghi di più per un cane che rischia di più.
Occhio anche all’equivoco opposto: c’è chi chiama bulldog nano il Bulldog Francese, che è una razza diversa, con la sua pagina su questo sito e il suo listino. Se è quello che cerchi, cercalo col suo nome: il prezzo serio parte sempre dal pedigree, mai dall’etichetta della taglia.
I test di salute da pretendere sui genitori
Qui si gioca tutto, e il bello è che le domande da fare sono poche e precise. Il test più importante e specifico riguarda la respirazione: esiste una valutazione funzionale ufficiale sviluppata dall’Università di Cambridge con il Kennel Club, il Respiratory Function Grading Scheme, che assegna un grado da 0 a 3 visitando il cane a riposo e dopo tre minuti di trotto. Si fa dai dodici mesi, si ripete ogni due anni, e la regola è chiara: i cani di grado 3 non devono essere riprodotti. Un allevatore serio sa cos’è e ti mostra i gradi dei suoi cani.
Accanto a quello, i riproduttori vanno controllati per il cuore, per gli occhi, per anche e colonna con radiografie lette da un centro di referenza, e con il test del DNA per l’iperuricosuria (HUU), una malattia ereditaria della razza che porta a calcoli urinari e per cui due portatori non vanno mai accoppiati tra loro. La regola pratica è sempre la stessa: un buon allevatore ti mostra i certificati senza che tu debba chiedere. Se minimizza, se dice che i suoi cani sono sani e i test non servono, o se ti spiega che il russare è normale, hai la risposta che cercavi.
Come riconoscere un allevamento serio
Oltre alle carte ci sono segnali che parlano da soli. Un buon allevatore fa nascere i cuccioli in casa e te li fa vedere dove vivono, ti presenta la madre e ti lascia guardarla respirare e muoversi, alleva poche cucciolate all’anno e non ha sempre cuccioli disponibili. Ti fa domande sulla tua casa, sul clima dove vivi, su quante ore staresti fuori, e non ha nessuna fretta di chiudere. Ti dice anche i difetti della razza, spontaneamente, e a volte ti sconsiglia.
Al contrario, i segnali da cui girare i tacchi sono riconoscibili: cuccioli sempre pronti e più razze in vendita, foto belle e nessun documento, consegna in un parcheggio o spedizione, cuccioli sotto le otto settimane, insistenza sul colore raro o sulla taglia mini, sconti a chi decide subito. Vale anche il buon senso sui numeri: in Italia si iscrivono all’ENCI circa 1.700 bulldog all’anno, quindi chi ne ha decine sempre disponibili non sta selezionando, sta producendo.
La base genetica della razza e la selezione che sta cambiando
C’è un tema che riguarda il futuro della razza e che un buon allevatore conosce. Uno studio dell’Università della California pubblicato nel 2016 ha analizzato oltre cento bulldog inglesi da riproduzione e ha trovato una diversità genetica molto bassa: un solo aplotipo compare nel 40% dei cani, e i tre più comuni coprono circa l’80% della popolazione. È l’effetto di una base di partenza piccola e di decenni in cui pochi campioni hanno fatto da riproduttori a tutti.
La conseguenza pratica è che correggere la razza dall’interno è difficile, e per questo negli ultimi anni la direzione è cambiata: si torna a premiare soggetti con narici più aperte, canna nasale meno compressa, meno pieghe e più resistenza al movimento, e i club di razza spingono sui test respiratori. Quando parli con un allevatore, è questo che conviene chiedergli: non quanto è tipico il suo cane in fotografia, ma come sta selezionando perché i suoi cuccioli respirino meglio dei genitori.
Il giorno che vai a vedere i cuccioli
Porta con te tre domande e due occhi aperti. Le domande: quali test hai fatto ai genitori e posso vedere i referti, che grado respiratorio hanno, come è andato il parto e come stanno la madre e la cucciolata. Se le risposte arrivano tranquille e documentate, sei nel posto giusto.
Con gli occhi, guarda cose semplici. I cuccioli devono essere vivaci, puliti, curiosi, con occhi e narici asciutti; devono respirare senza rumore quando giocano e riprendersi in fretta. Guarda le narici: devono essere aperte, non due fessure. Guarda la madre muoversi e respirare, perché è la migliore anteprima di come sarà il tuo cane da adulto. E ricordati che un cucciolo va a casa a otto settimane compiute, non prima, con vaccinazioni, microchip e documenti in ordine. Qualche mese di attesa per l’allevamento giusto è il regalo più grande che puoi fare al cane che vivrà con te per i prossimi dieci anni.

