Addestramento ed educazione del Briquet Griffon Vendéen

Come si gestisce un segugio pieno di iniziativa

Sul Briquet lo standard scrive una frase che vale come programma di lavoro: il conduttore deve saper farsi obbedire. In questa pagina trovi come si imposta l’educazione, come si lavora sul richiamo e sulla voce e cosa fargli fare.

Sommario

Come si educa un Briquet Griffon Vendéen

Lo standard lo definisce recettivo e pieno d’iniziativa, e sono le due facce della stessa medaglia: impara volentieri, ma ha sempre un’idea sua.

Funziona il rinforzo positivo, con premi alti e sessioni brevi. Non funziona la durezza: fra i difetti lo standard mette il soggetto timoroso, e un cane trattato male in una razza così finisce lì.

La socializzazione va fatta presto, e in questa razza include una cosa in più: gli altri cani. È un cane nato per lavorare in muta, e la vita di gruppo è parte della sua natura.

L’esercizio su cui si gioca tutto è il richiamo, e va detto con onestà: in un segugio non sarà mai perfetto. Si lavora per anni, si premia sempre il rientro, non si richiama mai per punire, e si usa il fischietto perché arriva più lontano della voce.

La condotta al guinzaglio serve più che in altre razze, perché un cane che tira seguendo il naso è faticoso da portare per chilometri.

E poi c’è l’obbedienza di base, che con lui non è formalità: seduto, terra, aspetta, e soprattutto il fermarsi a distanza. Sono le cose che un giorno gli salvano la vita vicino a una strada.

Voce, naso e vita col vicinato

Con un segugio ci sono due argomenti che decidono la convivenza, e sono la voce e il naso.

La voce non è un difetto: lo standard parla di voce piacevole perché in un segugio l’abbaio è lo strumento di lavoro, quello che dice al conduttore dove è il cane e cosa sta facendo. Non si elimina, si gestisce: non lasciarlo solo in giardino per ore, dargli da fare, e lavorare sul silenzio in casa con la calma.

Il naso è la ragione per cui un Briquet si perde. È un cane con olfatto fine che caccia col naso al vento, ed è pieno d’iniziativa: quando incrocia una pista, il mondo intorno smette di esistere.

Le cose che funzionano sono concrete: recinzione alta e senza buchi, cancello con la molla, GPS quando è libero, medaglietta con il numero di telefono e microchip registrato. Sono la differenza fra un cane che torna e un cane che finisce all’accalappiacani a trenta chilometri da casa.

Con i bambini di solito è un buon cane: sociale, allegro, senza aggressività. Ma è un cane da lavoro forte per la sua taglia, e le regole di convivenza valgono comunque.

Con gli altri animali serve prudenza: un segugio selezionato per inseguire non è il cane ideale per una casa con conigli e galline in libertà.

Che attività fare con un Briquet Griffon Vendéen

Il suo lavoro è la caccia, e la FCI lo classifica con prova di lavoro: caccia a tiro alla grossa selvaggina, più lepre e volpe. Chi caccia, con lui, ha già tutto.

Chi non caccia deve dargli il sostituto più vicino, e la buona notizia è che esiste. Il mantrailing e le attività di ricerca su traccia usano esattamente il suo talento: naso, resistenza, testardaggine.

La pista di sangue è la disciplina più coerente con la razza: è il lavoro dei cani da recupero della selvaggina ferita, si pratica anche fuori dalla caccia e per un Briquet è il paradiso.

Il nose work è la versione facile e casalinga: cinque minuti di ricerca stancano più di venti minuti di corsa.

Il dog trekking è quasi obbligatorio: un cane resistente e robusto che non rifiuta i terreni difficili cammina per ore.

Da evitare: lasciarlo libero in zone non sicure, e pensare che due giri di quartiere bastino. Non bastano, e il conto lo presenta lui con l’abbaio e con i danni in casa.