Addestramento ed educazione del Bovaro del Bernese

Un gigante dolce: crescita, caldo e solitudine

Il Bovaro del Bernese è uno dei cani grandi più semplici da educare, e le cose a cui fare attenzione non riguardano quasi mai il carattere: riguardano la crescita, il caldo e la solitudine. Qui trovi come si imposta e cosa mettere in conto.

Sommario

Come si addestra un Bovaro del Bernese

Bovaro del Bernese seduto in un bosco

Lo standard lo definisce di temperamento medio, docile, e nell’addestramento si sente: impara volentieri, non ha scatti, non ha durezze e collabora con piacere. Con il rinforzo positivo si ottiene tutto quello che serve.

Le priorità sono due e sono entrambe legate alla mole. La prima è la camminata al guinzaglio, da costruire quando il cucciolo pesa quindici chili e non quaranta: un Bovaro adulto che tira è ingestibile per molte persone. La seconda è l’autocontrollo, perché è un cane affettuoso che senza regole ti si appoggia addosso con tutto il suo peso.

C’è poi una cosa che con questa razza fa la differenza: abituarlo fin da piccolo alla manipolazione e alle visite veterinarie. Vista la sua situazione sanitaria, questo è un cane che dal veterinario ci andrà, e un adulto da cinquanta chili che si oppone rende tutto più difficile.

Sulla socializzazione il lavoro è più semplice che in altre razze grandi, perché lo standard chiede un cane pacifico con gli estranei e la selezione lo protegge. Restano comunque da fare le prime sedici settimane come per ogni cane.

La crescita: il capitolo più importante del primo anno

Un cucciolo di Bovaro passa da meno di un chilo a quaranta e più in poco più di un anno, ed è in quel periodo che si decide la salute delle sue articolazioni. È la cosa su cui conviene essere più rigorosi.

Le regole sono tre e sono semplici. Niente salti ripetuti e niente scale a ripetizione nel primo anno. Niente corse lunghe su asfalto o superfici dure. E un’alimentazione da cucciolone di taglia grande, che non spinga sulla crescita rapida: un cane che cresce troppo in fretta è un cane che paga.

Il movimento serve, ma dev’essere libero e su terreno morbido: prato, bosco, sterrato. Un cucciolo che gioca da solo su un prato si autoregola; uno che segue un adulto in bicicletta no.

Ha senso chiedere all’allevatore le radiografie di anca e gomito dei genitori, ma è utile sapere che la genetica è solo una parte: la gestione del primo anno pesa quanto quella.

Il caldo, la solitudine e le attività

Due cose vanno messe in conto prima di prendere questa razza in Italia. La prima è il caldo: un cane grande, nero e con il doppio mantello soffre le nostre estati molto più di quanto soffrisse gli inverni bernesi.

Bovaro del Bernese sdraiato a terra

In pratica significa uscite presto la mattina e tardi la sera da maggio a settembre, mai sforzi nelle ore centrali, acqua sempre disponibile e attenzione ai primi segnali di affanno. Non è un dettaglio: i colpi di calore in questa razza sono un rischio concreto.

La seconda è la solitudine. Il Bovaro è un cane che vive attaccato alle persone, e le assenze lunghe lo fanno soffrire. Va lavorato dal primo giorno con assenze brevi che si allungano, ma se la giornata prevede dieci ore fuori casa la risposta onesta è che questa non è la razza giusta.

Sulle attività, il temperamento medio detta la scelta: gli servono passeggiate regolari più che sport. Funzionano benissimo il dog trekking in montagna e nelle stagioni fresche, la nose work, che stanca senza sforzo fisico, e l’obedience per il piacere di lavorare insieme.

C’è poi una disciplina che gli calza per storia oltre che per struttura: il traino, cioè il carrettino. È il mestiere per cui è nato, e nei paesi dove si pratica il Bovaro ci va forte. Va fatto però solo a crescita completata e con attrezzature adatte.