Storia ed origine del Boston Terrier

Un cane nato a Boston da un incrocio, e il primo americano riconosciuto

Il Boston Terrier è uno dei pochissimi cani il cui nome dice esattamente da dove viene, ed è una delle prime razze puramente americane. Qui trovi da dove nasce, come è passato dal combattimento al salotto e come sta la razza in Italia oggi.

Sommario

Da dove viene il Boston Terrier

Fotografia d'epoca di una donna seduta con un piccolo Boston Terrier in braccio

L’origine è gli Stati Uniti, e più precisamente la città di Boston, nel Massachusetts, nella seconda metà dell’Ottocento. Lo standard FCI lo definisce con orgoglio un modello americano originale.

La ricetta di partenza è quella di tanti cani di quel periodo: l’incrocio fra un Bulldog dell’epoca e un terrier inglese, con l’obiettivo di avere un cane compatto e combattivo. È da lì che viene la seconda metà del nome, ed è per questo che oggi il nome trae in inganno: il Boston, nella classificazione moderna, è un molossoide di piccola taglia e non un terrier.

Il contesto era quello dei combattimenti clandestini, la stessa storia scomoda dello Staffordshire Bull Terrier e delle altre razze di tipo bull. Ma il percorso del Boston si separa molto presto da quello dei suoi cugini.

Nel giro di poche generazioni, infatti, gli allevatori di Boston cominciarono a selezionare in una direzione diversa: cani più piccoli, più gentili, con la testa quadrata e con quelle vistose macchie bianche che sarebbero diventate il marchio della razza. Il cane da combattimento diventò, nel giro di trent’anni, un cane da salotto.

Il cane da salotto americano

Il Boston Terrier fu riconosciuto ufficialmente dall’American Kennel Club nel 1893, e fu una delle prime razze di creazione americana a ottenere quel riconoscimento.

Da lì in poi la sua storia è quella di un successo popolare enorme. Per buona parte del Novecento il Boston è stato uno dei cani più diffusi negli Stati Uniti, il cane della famiglia media americana, presente nelle fotografie di casa e nelle pubblicità.

Ha ricevuto anche onori che pochi cani hanno: è l’animale simbolo dello stato del Massachusetts e la mascotte di una università americana. Il soprannome che si è guadagnato negli Stati Uniti, american gentleman, viene proprio dal suo mantello, che col nero e il bianco sul petto ricorda uno smoking.

Il percorso della selezione, negli stessi decenni, ha continuato in una direzione: cani sempre più piccoli e con la testa sempre più corta. È quello che ha dato alla razza il suo aspetto attuale, ed è anche l’origine delle sue attenzioni di salute, di cui parliamo nella pagina sul carattere.

Lo standard oggi in vigore è quello pubblicato dalla FCI nel 2014, sulla base del testo americano del 2013.

Il Boston Terrier in Italia oggi

Boston Terrier presentati nel ring di una esposizione canina

I numeri italiani raccontano una parabola nettissima: crescita costante fino al picco di 697 cuccioli nel 2021, e poi un crollo del 44% in tre anni, fino ai 390 del 2024.

In dieci anni fanno 5.136 cani. La curva è quella classica di una razza di moda: il Boston è cresciuto insieme al Bulldog Francese e agli altri cani piccoli e brachicefali, spinto dall’estetica e dai social, e sta rientrando insieme a loro.

Il rientro ha probabilmente due cause, e ha senso dirle entrambe. La prima è la fine di una moda. La seconda è che negli ultimi anni è cresciuta molto la consapevolezza sui problemi respiratori dei cani a muso corto, e diverse persone hanno cominciato a farsi domande prima di comprare.

Gli allevamenti con affisso ENCI sono 61, con la Lombardia nettamente in testa (15) e poi Lazio, Toscana, Piemonte e Veneto. È un numero alto, coerente con una razza che è stata molto richiesta.

Per chi cerca un cucciolo, questo cambia il modo di scegliere: il problema non è trovarne uno, è trovare un allevatore che selezioni cani che respirano bene invece di cani che hanno il muso più corto possibile.