Addestramento ed educazione del Black and Tan Coonhound

Un cane che lavora di notte e da solo, e in casa dorme sul divano

Il Black and Tan Coonhound è stato selezionato per decidere da solo, di notte, lontano dal cacciatore. Questo è il punto di partenza di qualunque discorso sull’educazione: non è un cane che aspetta istruzioni.

In questa pagina: le priorità dei primi mesi, la questione della voce e del richiamo, quanto movimento serve, le attività adatte e la manutenzione, che è quasi tutta nelle orecchie.

Sommario

Le priorità dei primi mesi

Cucciolo di Black and Tan Coonhound di cinque mesi che dorme sulla cuccia

La prima priorità è la socializzazione, in particolare con le persone. Lo standard ammette che taluni soggetti sono a volte riservati, e un cucciolo che non esce diventa un adulto chiuso.

La seconda è il guinzaglio, da insegnare quando il cane pesa quindici chili e non trenta. Un segugio adulto che tira su una traccia sposta una persona senza sforzo.

La terza è la gestione della voce. Un coonhound abbaia: è il suo mestiere. Non si azzera, ma si può insegnare quando basta, premiando il silenzio dopo il segnale invece di sgridare il rumore.

La quarta è la crescita. È un cane grande, e nei primi dodici mesi vanno evitate scale, salti e corse forzate: le articolazioni si chiudono tardi.

Sul metodo: rinforzo positivo, sessioni corte, molto cibo. È un cane pacifico e per niente conflittuale, ma anche testardo: con la durezza non si ottiene niente, si ottiene solo un cane che si allontana.

Un consiglio pratico da chi conosce i segugi: fate le sessioni di educazione in un posto noioso, prima che il cane abbia trovato un odore. Con il naso acceso non sente nemmeno il formaggio.

Il richiamo, la voce e la recinzione

Con un coonhound il richiamo perfetto non esiste. È stato costruito per allontanarsi nel buio, seguire una traccia per ore e fermarsi solo quando l’animale è sull’albero: aspettarsi che torni a comando è chiedergli di non essere quello che è.

Questo non vuol dire rinunciare. Vuol dire lavorarci ogni giorno, premiare sempre il rientro, non richiamarlo mai per finire il divertimento, e organizzare il resto: recinzione alta e chiusa, long line negli spazi aperti, microchip registrato e medaglietta con il numero.

Sulla voce serve realismo. Un coonhound che sente qualcosa in giardino lo annuncia, e la sua voce è progettata per farsi sentire a chilometri di distanza. Chi vive in una villetta a schiera deve saperlo prima di prenderlo.

Si può però lavorarci parecchio, e la strada che funziona è dare un canale: un cane che ha cercato, trovato ed è stato pagato per il suo lavoro abbaia molto meno per noia.

Il naso, che è il problema, è anche la soluzione. Mezz’ora di ricerca stanca più di dieci chilometri di passeggiata, e si può fare in giardino, in un prato o dentro casa nei giorni di pioggia.

Le cose semplici funzionano già benissimo: cibo sparso nell’erba alta, tracce di crocchette lunghe decine di metri, oggetti da ritrovare. Poi si passa al mantrailing, che per un cane da traccia notturna è quasi il mestiere di casa.

Un’ultima cosa che vale per tutti i segugi ma qui doppiamente: non lasciare mai un cancello accostato. Un Black and Tan che esce e prende una traccia può essere a tre chilometri prima che vi accorgiate che non c’è più.

Quanto movimento serve e cosa gli piace fare

Redbone Coonhound rosso in piedi su un prato, una delle razze da procione americane

Serve movimento vero, ma soprattutto serve naso. Un coonhound che ha camminato due ore al guinzaglio senza annusare niente è un cane che a casa non si spegne.

L’asticella ragionevole è due ore al giorno fra camminata, esplorazione in sicurezza e lavoro olfattivo. Con questo pacchetto, in casa avrai uno dei cani più tranquilli che esistano.

Il mantrailing è l’attività più vicina al suo mestiere: guinzaglio lungo, traccia, autonomia decisionale. Un coonhound in mantrailing è un cane felice.

Il nose work e la ricerca olfattiva sono la versione da cortile, praticabile ovunque e ottima per la quotidianità.

Il dog trekking gli calza a pennello: è resistente, cammina per ore e non teme né freddo né caldo, come dice lo standard parlando dei rigori dell’inverno e delle calure estive.

La pista di sangue è un’altra strada percorribile, e in Italia è anche utile: il recupero degli ungulati feriti è un’attività organizzata e un cane con questo naso ci sta benissimo, purché il conduttore si formi.

Quello che non funziona sono le discipline di precisione e ripetizione. Non è un cane da obbedienza formale: è un cane che risolve problemi, e va usato per quello.

Le orecchie, il pelo e la manutenzione

Sul pelo non c’è quasi niente da dire: corto ma abbastanza fitto per resistere alle intemperie. Una spazzolata a settimana con un guanto di gomma e la questione è chiusa.

Le orecchie sono un’altra storia, e sono la manutenzione principale di questa razza. Sono lunghe al punto di superare il tartufo, pesanti e appoggiate alla testa: sotto non circola aria.

Vanno guardate ogni settimana, pulite quando serve con un prodotto adatto e asciugate sempre dopo la pioggia o il bagno. Un coonhound che scuote la testa o si gratta l’orecchio va controllato subito.

Un accorgimento pratico che molti proprietari di segugi usano: durante i pasti si può raccogliere l’orecchio con una fascia morbida, o usare una ciotola stretta e alta, per evitare che finisca nel cibo.

I piedi vanno controllati dopo le uscite in campagna, e da aprile a luglio si cercano i forasacchi, che in orecchie come queste entrano con facilità sospetta.

Sul peso serve disciplina: un coonhound è goloso e sa chiedere. Le costole si devono sentire passando la mano, e su un cane di sessantacinque centimetri qualche chilo di troppo pesa sulle articolazioni.

Le pieghe non ci sono, e questa è una buona notizia rispetto ad altri segugi dello stesso gruppo: lo standard le mette anzi fra i difetti, quindi non c’è pelle da pulire.

Ultima cosa: la bava. Le labbra sono tipiche degli hound, cioè pendenti, e dopo aver bevuto un po’ di acqua per terra finisce. Chi ha avuto un molossoide sorriderà, chi arriva da un pastore un po’ meno.

Gli errori tipici con un Black and Tan Coonhound

Fidarsi del richiamo. Su una traccia non vi sente: servono recinzione e long line.

Sottovalutare la voce. È uno strumento di lavoro fatto per sentirsi da lontano.

Dargli solo passeggiate. Senza naso non si stanca e in casa non si spegne.

Dimenticare le orecchie. Lunghe oltre il tartufo e pesanti: controllo settimanale, sempre.

Trattarlo con durezza. È pacifico e testardo: con i modi bruschi si allontana.

Farlo ingrassare. È goloso e su questa taglia i chili si scaricano sulle articolazioni.

Prenderlo in un condominio. Fra la voce e il bisogno di spazio, è la scelta sbagliata.