Allevamento del Beauceron
Quanto costa un cucciolo, i quattro affissi italiani e i test da pretendere
Il Beauceron in Italia è una razza di nicchia stabile: 110 cuccioli iscritti nel 2024 e appena quattro allevamenti con affisso ENCI. Qui trovi i prezzi, la mappa, le iscrizioni anno per anno con la varietà arlecchino e la lista dei controlli da chiedere.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Beauceron
Un cucciolo con pedigree ENCI e genitori controllati costa fra i 1.000 e i 1.500 euro. È una forbice onesta per un cane di taglia grande poco diffuso: chi alleva Beauceron in Italia fa una o due cucciolate l’anno, e il prezzo riflette i controlli fatti sui riproduttori più che una domanda di mercato che non esiste.
Una precisazione che serve, visto quanto si legge in giro: l’arlecchino non costa di più. Non è un colore raro né un’esclusiva, è una delle due varietà ufficiali, e nel 2024 è stato uno su quattro dei cuccioli nati in Italia. Se qualcuno te lo propone con un sovrapprezzo perché è particolare, sta vendendo una storia, non un cane.
Dove nascono i Beauceron in Italia

Gli allevamenti con affisso ENCI che allevano questa razza sono quattro: due in Piemonte, uno nel Lazio e uno nelle Marche. Sono pochi, e la lista d’attesa è la regola, non l’eccezione.
I conti però non tornano, ed è giusto spiegarlo: quattro allevamenti non fanno centodieci cuccioli l’anno. La differenza sta nelle cucciolate registrate da privati che hanno una femmina con pedigree e la fanno accoppiare senza avere un affisso. È perfettamente legale e i cuccioli sono regolarmente iscritti al libro genealogico, ma cambia il metodo con cui cercare: non basta l’elenco degli affissi.
Per una razza così ha senso guardare anche alla Francia, dove il Beauceron è di casa, il club di razza è attivo e la scelta è incomparabilmente più ampia. Mette in conto viaggio, attesa e qualche documento in più, ma per una razza da 110 cuccioli l’anno può essere la strada che permette di scegliere.
Le iscrizioni ENCI anno per anno
La curva è quella di una razza stabile: si oscilla fra i 92 e i 156 cuccioli l’anno, con 1.271 cani in dieci anni. Il dato interessante è la colonna a destra, perché mostra la varietà arlecchino che cresce di anno in anno.
Nel 2015 gli arlecchini erano 20 su 140, cioè uno su sette. Nel 2024 sono stati 28 su 110, cioè uno su quattro. È un cambiamento reale nel gusto di chi cerca questa razza, e visto che le due varietà hanno pari dignità nello standard non c’è nulla di male: serve solo a smontare l’idea che l’arlecchino sia una rarità da pagare cara.
I test da chiedere all’allevatore
La lista buona non me la sono inventata: è quella che il club di razza americano indica ufficialmente, ed è la più chiara che si trovi in giro. Sono tre controlli, e non sono negoziabili su una cucciolata seria.
Il primo è la radiografia ufficiale dell’anca di entrambi i genitori. Il secondo è la visita oculistica da uno specialista, che il club chiede addirittura annuale sui riproduttori. Il terzo, ed è quello che distingue un allevatore informato da uno distratto, è la valutazione cardiaca con ecocardiogramma, raccomandata ogni due anni: se ti risponde che il cuore lo ha sentito il veterinario con lo stetoscopio, non è la stessa cosa. Il club incoraggia anche il test tiroideo e la radiografia dei gomiti.
Poi ci sono le domande di sempre: vedere la madre con i cuccioli dove sono nati, capire che esperienze hanno fatto nelle prime otto settimane, e chiedere cosa succede se fra due anni non puoi più tenerlo. E una domanda specifica di questa razza: chiedi di vedere il doppio sperone sulle zampe posteriori dei cuccioli. Non è un vezzo estetico, è un requisito dello standard, e un allevatore che sa di cosa parli è già una buona notizia.

