Storia ed origine del Basset Hound
Dai monaci di Saint-Hubert all’Inghilterra vittoriana, con una principessa di mezzo
Il Basset Hound è un cane francese diventato inglese. Le radici stanno nei conventi delle Ardenne e nelle mute dei nobili francesi, ma la razza come la conosciamo oggi, con quel nome e quello standard, è stata costruita in Inghilterra fra il 1866 e il 1883. Qui trovi il percorso, i nomi che contano e il legame diretto con l’altro bassetto francese di cui parliamo su queste pagine.
Sommario
I monaci, il sottobosco e il naso a terra

Lo standard FCI apre con una frase che è già una spiegazione: si ritiene che il Basset sia stato allevato dai monaci in Francia nel Medio Evo per cacciare nel fitto sottobosco tenendo il tartufo vicino al suolo. Le gambe corte non erano un vezzo: erano lo strumento. Un cane basso entra dove un segugio di taglia normale non passa, e tiene il naso naturalmente alla giusta altezza.
Il luogo che tutte le storie citano è l’abbazia di Saint-Hubert, nelle Ardenne, dove i monaci allevavano cani da caccia per la clientela nobiliare. Da quel ceppo discende buona parte dei segugi europei, e i bassets, cioè i cani bassi, ne sono il ramo specializzato nel lavoro lento e ravvicinato, quello che permette al cacciatore di seguire a piedi.
Lo standard aggiunge la riga che definisce il mestiere ancora oggi: è un cane capace di cacciare la sua preda naturale, la lepre, con pertinacia e con un ritmo di lavoro relativamente lento su enormi distanze. Lento e instancabile: se hai un Basset Hound e ti sei chiesto perché non si stanca mai quando segue qualcosa, la risposta è in quelle due parole.
1866: il bassetto francese passa la Manica
La data di nascita del Basset Hound inglese è il 1866, quando Lord Galway importa in Inghilterra una coppia di bassetti francesi. Erano cani del tipo che in Francia si chiamava Le Couteulx, e qui c’è un dettaglio che collega questa pagina a un’altra del sito.
Quel nome è lo stesso di Le Couteulx de Canteleu, l’allevatore che in Francia, negli stessi anni, stava fissando il tipo di bassetto dagli anteriori diritti chiamato d’Artois: la storia la raccontiamo nella pagina del Basset Artésien Normand. In pratica, mentre in Francia si discuteva su quale dei due tipi di bassetto fosse quello giusto, gli inglesi ne importavano uno e cominciavano a farne un’altra cosa ancora.
Dopo altre importazioni, soprattutto dal canile del conte Le Couteulx, nel 1880 il Kennel Club inglese riconosce ufficialmente la razza. Tre anni dopo, nel 1883, nasce il Basset Hound Club, e fra i soci compaiono nomi che dicono quanto la razza fosse diventata alla moda: Lord Galway, Sir Everett Millais e la principessa Alexandra, futura regina d’Inghilterra.
Da cane da caccia a icona

Il passaggio dalla muta al salotto è avvenuto nel Novecento, e ha fatto al Basset Hound quello che ha fatto a poche altre razze: lo ha reso universalmente riconoscibile. Fumetti, pubblicità, film e mascotte hanno preso quelle orecchie e quello sguardo e li hanno trasformati nell’immagine stessa del cane malinconico e simpatico.
È stata la sua fortuna e insieme il suo problema. La fortuna: in Italia è di gran lunga il bassetto più diffuso, con oltre tremila ottocento cuccioli iscritti negli ultimi dieci anni contro il singolo esemplare del cugino francese. Il problema: una parte di quella popolarità è arrivata attraverso un’immagine, e le immagini spingono verso l’esagerazione, cioè verso più pelle, più orecchio e più occhio cadente di quanto il cane possa portare comodamente.
È esattamente contro quella deriva che la revisione dello standard del 2010 ha messo per iscritto che le rughe devono essere leggere, che gli occhi non devono essere né sporgenti né infossati, e che questo resta un segugio da lavoro che deve essere forte, attivo e resistente. La storia della razza, oggi, è anche questa.

