Addestramento ed educazione del Basset Hound

Il naso che vince sempre, la schiena da proteggere e come si lavora con un segugio

Il Basset Hound ha fama di essere testardo, e la fama è ingiusta: non è testardo, è concentrato su qualcos’altro. Capire quella differenza cambia completamente il modo di lavorarci. Qui trovi come si costruisce il richiamo sapendo che a volte perderà, le abitudini che gli salveranno la colonna, e le attività che lo rendono un cane felice.

Sommario

Non è testardo, ha solo un capo diverso

Quando un Basset Hound smette di rispondere e tira in una direzione precisa, non sta sfidando la tua autorità: ha il naso agganciato a qualcosa e in quel momento il naso è il capo. È un cane selezionato per mille anni per seguire una traccia senza farsi distrarre, e quella dote non si spegne perché lo hai chiamato.

Il che non vuol dire che non impari. Impara benissimo, con il cibo, che su questa razza è una motivazione fortissima, e con la pazienza. Le regole pratiche sono tre: sessioni corte, perché la soglia della noia è bassa; allenare in luoghi poco interessanti prima di provare dove ci sono odori; e non ripetere venti volte lo stesso esercizio, perché a quel punto ha già deciso che annusare è più divertente.

I metodi bruschi non servono e fanno danno: lo standard lo definisce placido e mai timido, e un cane così di fronte alla durezza non si ribella, semplicemente smette di partecipare. Con un segugio si contratta, non si comanda.

Il richiamo e il guinzaglio

Va detto con la stessa onestà che usiamo per i levrieri, anche se il meccanismo è diverso: su un segugio a fiuto il richiamo in campo aperto non è affidabile al cento per cento. La differenza rispetto a un levriero è che il Basset Hound non sparisce in tre secondi: se ne va lentamente, ma se ne va, e cammina finché la pista dura.

Basset Hound sdraiato su un divano

Il richiamo si allena comunque tutti i giorni, perché nel novanta per cento delle situazioni funziona e ti serve. Ma la regola di sicurezza è la stessa: giardino recintato per, e fuori guinzaglio. Il migliore compromesso per una razza così è il guinzaglio lungo, da cinque o dieci metri, che gli lascia annusare in libertà senza lasciarti il problema di rincorrerlo.

E una nota sulla pettorina: con un collo forte e una testa che passa facilmente, il Basset Hound è uno di quei cani che si sfila il collare tirando all’indietro. Una pettorina ben regolata è più sicura e distribuisce meglio la trazione, che su una colonna come la sua non è un dettaglio.

Le abitudini che gli salvano la schiena

Giovane Basset Hound tricolore al guinzaglio in un parco

Queste sono più importanti di qualsiasi esercizio di obbedienza, e si imparano da cucciolo. La prima: niente salti giù da divani, letti e bagagliai. La seconda: evitare le scale fatte su e giù ripetutamente. La terza, la più difficile perché è quotidiana: tenere il peso giusto.

Su questa razza il peso non è una questione estetica ma il fattore che decide quanto durerà la sua colonna. E il Basset Hound è golosissimo, ha un’aria affamata perenne e la usa: chi cede ogni volta si ritrova con un cane di quaranta chili e un veterinario che parla di ernie. Si pesa, su una bilancia, ogni mese, e ci si fa dire dal veterinario qual è il peso forma di quel cane specifico.

Insegnare la rampa a un cucciolo richiede cinque minuti al giorno per una settimana e si porta dietro benefici per dieci anni. Insegnarla a un adulto dopo il primo episodio di mal di schiena è possibile, ma è tutta un’altra fatica.

Le attività giuste per un Basset Hound

La prima è la più ovvia e la più sottovalutata: camminare annusando. Mezz’ora di passeggiata in cui può usare il naso liberamente lo stanca più di un’ora di corsa, e su una razza con la sua struttura è anche l’attività più sicura che esista. Il guinzaglio lungo in un campo è la sua palestra ideale.

Poi c’è la nose work, che è il modo organizzato di fare la stessa cosa e che per un segugio è quasi terapia. Funzionano anche il mantrailing, cioè la ricerca di una persona su traccia, e la pista di sangue, che è la disciplina dei segugi da recupero: lavoro lento, metodico e di naso, cioè la sua descrizione da standard.

Quello che si evita sono gli sport con salti veri e cambi di direzione bruschi. Non è una questione di pigrizia del cane, che anzi ci proverebbe volentieri: è la stessa ragione per cui non lo si fa saltare giù dal divano. Per i mesi in cui non si esce, l’attivazione mentale in casa con tappetini olfattivi e giochi di ricerca copre benissimo il fabbisogno.