Storia ed origine dell’Australian Kelpie

La cagnetta del 1872 che diede il nome alla razza, il mito del dingo e l’asta da record

L’Australian Kelpie è una delle poche razze che porta il nome di un singolo cane: una femmina nera focata comprata verso il 1872 da un giovane allevatore, che la chiamò come un mostro d’acqua del folklore scozzese. Qui trovi come nacque la razza, il mito del dingo che non è mai stato dimostrato, le due cittadine australiane che si contendono il titolo di patria del Kelpie, e i prezzi da capogiro dell’asta di Casterton.

Sommario

Perché l’Australia aveva bisogno di questo cane

Due Australian Kelpie neri che camminano insieme

Nell’Ottocento le stazioni australiane erano proprietà da decine di migliaia di ettari con greggi da migliaia di capi e pochissimi uomini. I cani da pastore britannici, bravissimi sui pascoli verdi e piccoli della Scozia, sotto quel sole e su quelle distanze semplicemente si fermavano. Serviva un cane che potesse lavorare tutto il giorno, decidere da solo quando il conduttore era lontano un chilometro, e reggere il caldo.

Da qui nasce tutto: la costruzione leggera, il pelo corto e impermeabile, l’iniziativa personale e quella riga dello standard sull’energia quasi inesauribile. È anche il motivo per cui il Kelpie sviluppò una tecnica che gli altri cani da pastore non hanno: quando le pecore sono stipate in un corridoio e non c’è spazio per aggirarle, lui ci cammina sopra, sul dorso, fino ad arrivare in testa al gruppo.

La cagnetta che diede il nome alla razza

Il primo cane chiamato Kelpie fu una femmina nera e focata, comprata attorno al 1872 da un giovane di nome Jack Gleeson da una cucciolata nata a Warrock Station, vicino a Casterton nel Victoria, in una proprietà dello scozzese George Robertson. Gleeson la chiamò Kelpie, dal nome del cavallo d’acqua che nel folklore celtico trascina i viandanti nei fiumi. Il nome piacque, la cagna si rivelò eccezionale al lavoro, e quando la sua discendenza cominciò a vincere le prove di conduzione tutti presero a chiamare quei cani semplicemente kelpie.

La madre era una Rutherford Collie scozzese, cioè un cane da pastore importato dalla Gran Bretagna. Kelpie fu poi accoppiata con un collie nero di nome Moss, di proprietà di Mark Tully, amico di Gleeson. Da lì in avanti la razza si costruì per selezione sul lavoro, senza registri e senza standard, semplicemente accoppiando i cani che facevano bene il loro mestiere con altri cani che facevano bene il loro mestiere.

Il mito del dingo

Sul padre di quella cucciolata le fonti litigano da centocinquant’anni. Qualcuno sostiene che fosse un altro collie scozzese, altri giurano che fosse un dingo o un incrocio di dingo. La verità onesta è che non esistono prove né in un senso né nell’altro, e il mistero probabilmente non si risolverà mai.

Cartello di ingresso di Ardlethan con la scritta Home of the Kelpie

La leggenda si è alimentata da sola per un motivo semplice: in quasi ogni cucciolata nasceva almeno un cucciolo rosso, e il rosso è il colore del dingo. Solo che cuccioli rossi comparivano già nei genitori importati dalla Gran Bretagna, quindi la spiegazione non serve. Gli allevatori australiani, per parte loro, si accorsero presto di una cosa molto pratica: più si allontanavano da una presunta origine dingo, migliori venivano i cani da lavoro. Il mito è bello, ma va raccontato per quello che è.

Sul luogo di nascita della razza c’è un’altra contesa, più bonaria. Casterton, nel Victoria, rivendica di essere la patria del Kelpie perché lì nacque la cagnetta di Gleeson. Ardlethan, nel Nuovo Galles del Sud, ha messo la questione sul cartello d’ingresso del paese: Home of the Kelpie. Le due cittadine convivono, e ognuna ha la sua festa.

Working Kelpie e Kelpie da esposizione: due strade separate

Australian Kelpie che si arrampica su una parete durante una gara di salto in alto

Questa è la parte che quasi nessuno racconta e che invece cambia tutto. In Australia il Kelpie non ha un registro solo, ne ha due, e non si mescolano liberamente. L’ANKC, il kennel club nazionale, registra i Kelpie da esposizione sulla base di uno standard morfologico. Il Working Kelpie Council registra i Working Kelpie sulla base di quello che il cane sa fare con il bestiame.

Working KelpieKelpie da esposizione
Chi lo registraWorking Kelpie CouncilANKC, e in Europa la FCI con lo standard 293
Su cosa si selezionaCapacità di lavoro, resistenza, istintoMorfologia e carattere secondo lo standard
Colori ammessiMolti di più, la priorità è il lavoroI sette dello standard
AspettoPiù leggero, sempre in condizione da lavoroUn po più sostanzioso e uniforme
Cosa arriva in ItaliaRarissimoQuesto: il pedigree ENCI è quello FCI

La conseguenza pratica per chi legge da qui è netta: il Kelpie che trovi in Italia con pedigree ENCI discende dalla linea da esposizione, perché lo standard FCI numero 293 è quello morfologico. È comunque un cane con moltissima energia e un istinto di conduzione intatto, ma il Working Kelpie australiano è un’altra intensità ancora. Sapere di quale dei due si sta parlando evita metà dei malintesi che si leggono in giro.

L’asta di Casterton e il cane da 37.000 dollari

Ogni anno a Casterton si tiene il Kelpie Muster, con l’Australian Premier Working Dog Auction: un’asta di cani da lavoro addestrati, dove gli allevatori australiani comprano lo strumento più importante della loro azienda. I prezzi raccontano meglio di qualsiasi articolo quanto valga un buon cane da pecore laggiù.

AnnoPrezzo più alto all’asta di Casterton
19972.000 dollari australiani
201212.000
201822.200
202137.000, il record mondiale (Eulooka Hoover)
202227.000
202325.000
202623.500

Il record mondiale per un cane da lavoro è del 2021: 37.000 dollari australiani per un maschio di ventotto mesi di nome Eulooka Hoover. Nel 1997 il prezzo più alto della stessa asta era stato di duemila dollari. Non è speculazione da collezionisti: chi compra a quelle cifre lo fa perché un kelpie addestrato bene sostituisce il lavoro di più persone a cavallo, tutti i giorni, per una decina d’anni.