Storia ed origine dell’Australian Cattle Dog

Dal dingo di Thomas Hall allo standard di Kaleski del 1903, fino a Bluey e allo Stumpy Tail

L’Australian Cattle Dog è nato da un problema pratico: spostare mandrie di bovini semiselvatici attraverso un continente senza recinti, con pochissimi uomini a disposizione. I cani da lavoro portati dall’Europa non reggevano né il caldo né le distanze, e allora i coloni si costruirono il cane che serviva loro, prendendo in prestito qualcosa dall’unico canide che in Australia c’era già: il dingo. Qui trovi come andò, cosa è documentato e cosa invece è racconto.

Sommario

Il problema: bovini semiselvatici e nessun recinto

Stampa dei primi del Novecento con un Australian Cattle Dog

Lo standard FCI, che di solito è avaro di parole, su questo punto è insolitamente chiaro: la maggior parte delle proprietà non era recintata, i terreni arbustivi non erano stati puliti e la manodopera era pochissima. Serviva un cane forte, morsicatore, con una resistenza fuori scala e la capacità di spostare bovini selvaggi. Le prime importazioni di cani da lavoro europei, dice sempre lo standard, queste caratteristiche non le avevano.

Conviene fermarsi su quella parola, morsicatore, perché è la chiave di tutto. Non serviva un cane che radunasse le pecore con lo sguardo come fa un Border Collie: serviva un cane che convincesse fisicamente una vacca di mezza tonnellata a cambiare idea, mordendole i garretti e abbassandosi prima che arrivasse il calcio. Tutto quello che questa razza è oggi, fisico e testa compresi, viene da quella richiesta lì.

Thomas Hall, il dingo e gli Hall’s Heelers

Il nome che sta all’origine di tutto è quello di Thomas Simpson Hall, allevatore di bestiame figlio di uno dei primi coloni della regione dell’Hawkesbury. A metà Ottocento incrocia i suoi cani da lavoro con il dingo, il canide selvatico australiano, cercando resistenza al caldo, silenzio e capacità di lavorare da soli su lunghe distanze.

Australian Cattle Dog in una fotografia storica in bianco e nero

I cani che ne uscirono restarono per decenni un affare di famiglia, e presero il nome con cui li battezzò più tardi chi li descrisse: Hall’s Heelers, i mordi-calcagni di Hall. Da quel ceppo discendono due razze di oggi, l’Australian Cattle Dog e il suo fratello con la coda corta, l’Australian Stumpy Tail Cattle Dog. Lo standard FCI riassume gli ingredienti successivi così: incroci di Collie a pelo corto blue-merle col dingo, poi l’apporto del Dalmata e del sangue di Kelpie nero focato. Fu provato anche il Bull Terrier, ma quell’incrocio, dice testualmente lo standard, si rivelò infruttuoso per il lavoro con il bestiame.

Robert Kaleski e lo standard del 1903

Robert Kaleski, autore del primo standard di razza

Nel 1903 un giornalista e cinofilo di Sydney, Robert Kaleski, scrive il primo standard della razza e ne racconta la storia. È a lui che dobbiamo il nome Hall’s Heelers, la ricostruzione degli incroci e buona parte di quello che sappiamo. Ed è anche a lui che dobbiamo una certa dose di leggenda.

Qui va detta una cosa che i siti di razza di solito saltano, e che invece sta scritta nero su bianco nello standard FCI: sull’origine della razza c’è una marcata divergenza di opinioni, perché i primi allevatori registrarono pochissimo. Il racconto di Kaleski è la versione che ha vinto, non un verbale. Il Dalmata che avrebbe portato l’amore per i cavalli e la nascita bianca dei cuccioli, per esempio, è una spiegazione elegante che la genetica moderna non conferma affatto: i cuccioli nascono bianchi per il gene del roan, che con i Dalmata non c’entra. La razza è vera e documentata, la sua genealogia esatta un po’ meno.

QuandoCosa succede
Primo OttocentoI coloni australiani hanno bisogno di un cane che sposti bovini semiselvatici su terreni senza recinti
Metà OttocentoThomas Simpson Hall incrocia i suoi cani da lavoro col dingo: nascono i cani che verranno chiamati Hall s Heelers
Fine OttocentoEntrano nel sangue della razza il Dalmata e il Kelpie nero focato. Il tentativo col Bull Terrier fallisce
1901A Wandoan il cane Mick porta a casa il messaggio di soccorso dello stockman ferito Sid McCurry
1903Robert Kaleski scrive il primo standard della razza
1910-1939Vive Bluey, che con 29 anni e 5 mesi resta il cane più vecchio mai verificato
2012La versione dello standard FCI numero 287 in vigore oggi

Mick, il cane che salvò uno stockman

Nella cittadina di Wandoan, nel Queensland, c’è un monumento a un cane. La targa racconta che nel 1901 lo stockman Sid McCurry, rimasto ferito e immobilizzato lontano da casa, incise un messaggio di aiuto sulla sua scatola di fiammiferi di latta, la infilò nella cintura, la legò al collo del suo cattle dog Mick e lo mandò a casa. Mick arrivò, e McCurry si salvò.

Monumento a Mick the Cattle Dog a Wandoan

Storie così ne circolano tante e quasi sempre sono cresciute nel racconto, ma questa ha il pregio di essere finita su una targa in bronzo pagata dalla comunità, il che dice quanto contassero questi cani nella vita quotidiana dell’entroterra australiano. Non erano animali da compagnia: erano colleghi di lavoro, con un nome e una reputazione, e nelle proprietà isolate erano spesso l’unico modo per far arrivare qualcosa da qualche parte.

Bluey, il cane più vecchio mai verificato

Il record più incredibile della cinofilia appartiene a questa razza. Bluey, femmina di Australian Cattle Dog nata il 7 giugno 1910 e morta il 14 novembre 1939, di Les e Rosalie Hall di Rochester nel Victoria, ha vissuto 29 anni e 5 mesi. Lavorò con bovini e pecore per una ventina d’anni prima di andare in pensione.

Per un po’ il primato è stato conteso da un cane portoghese, Bobi, dato per trentenne. Poi diversi veterinari hanno contestato le prove, il Guinness World Records ha revocato la certificazione e il titolo di cane più vecchio mai verificato è tornato a Bluey, dove sta tuttora. L’ente ha anche stretto le regole: adesso servono microchip e documenti per ogni anno di vita. Una precisazione onesta prima che qualcuno si faccia idee: 29 anni sono un caso eccezionale, non un’aspettativa. Un Australian Cattle Dog normale vive 12-15 anni, che per un cane resta comunque un ottimo numero.

Lo Stumpy Tail, il fratello con la coda corta

Dallo stesso ceppo degli Hall’s Heelers è nata una seconda razza, che quasi nessuno in Italia ha mai visto: l’Australian Stumpy Tail Cattle Dog, riconosciuto dalla FCI con un numero tutto suo. Somiglia moltissimo al cugino, ha gli stessi due colori e lo stesso mestiere, ma nasce con la coda naturalmente corta: non è tagliata, è genetica.

Australian Stumpy Tail Cattle Dog di profilo

Le altre differenze sono sottili: è costruito un po’ più quadrato, con le orecchie più grandi e appuntite, e nel blu non ha le focature che nell’Australian Cattle Dog sono obbligatorie. In Italia è praticamente inesistente: negli archivi ENCI non risulta nessuna iscrizione e nessun allevamento con affisso. Se cerchi un cattle dog australiano e ti offrono uno Stumpy, sappi che stai guardando una razza diversa e rarissima, e che dovrai andare a prenderlo molto lontano.