In Sicilia un cane vagante senza microchip, una volta preso dalla strada, viene registrato all’anagrafe come cane di proprietà del Comune, sterilizzato e rimesso dove stava. È quello che chiede la legge regionale sul randagismo, in vigore dall’agosto del 2022. Quello che in quattro anni non è mai stato scritto è il modo: chi decide che quel cane può tornare fuori, con quali controlli, e cosa succede se nel frattempo qualcuno se lo tiene in casa. Il 17 luglio l’assessorato regionale della Salute ha mandato all’Assemblea lo schema di decreto che dovrebbe riempire quel vuoto, con dentro una novità che riguarda chiunque prenda un cane in affido: dopo novanta giorni l’affido diventa adozione. Da allora il testo aspetta il parere obbligatorio della commissione Salute, che è l’ultimo passaggio prima della firma.

Cosa prevede lo schema di decreto?

Il testo del decreto non è pubblico. Quello che se ne sa viene dal comunicato con cui la Regione lo ha annunciato. I punti sono cinque. L’affido viene definito come una misura temporanea, che si trasforma in adozione definitiva dopo novanta giorni. Chi prende un cane in casa non deve più ricominciare una pratica da capo per tenerlo. La reimmissione sul territorio è ammessa soltanto dopo una valutazione sanitaria condotta, dice il comunicato, «secondo criteri scientifici oggettivi e verificabili». Le procedure amministrative si accorciano e l’anagrafe va aggiornata di volta in volta. Le competenze vengono distribuite per iscritto fra Comuni, aziende sanitarie provinciali, Città metropolitane, liberi consorzi comunali, Corpo forestale, Garante regionale dei diritti degli animali e associazioni. Ogni Comune deve mandare entro il 31 gennaio all’ASP e al Garante il conto di quello che ha fatto nell’anno.

«Con questo provvedimento completiamo il quadro attuativo della legge regionale sul randagismo», ha detto l’assessore alla Salute Marcello Caruso, che parla di un modello fondato «sulla responsabilità condivisa e sulla cura». La rendicontazione dei Comuni, per essere precisi, sta già nella legge del 2022: quello che mancava, e che il decreto fissa, sono le modalità e la scadenza.

Cosa dice già la legge siciliana sul cane preso in strada?

Per capire cosa cambia conviene leggere l’articolo 19 della legge regionale 15 del 2022, che è il cuore del sistema siciliano. Chi trova un cane vagante lo segnala agli uffici comunali, che lo fanno prelevare e portare in una struttura sanitaria. Se il cane ha un proprietario, il proprietario va avvisato entro ventiquattro ore e ha quindici giorni per andarlo a riprendere, pagando le spese. Se invece il cane non è identificato, dopo il microchip e i controlli sanitari si procede, dice la legge, «di norma» alla sterilizzazione e alla reimmissione sul territorio «nel più breve tempo possibile». Chi ha segnalato il cane, se è disponibile a occuparsene, può chiedere al sindaco di prenderlo in affido.

Le eccezioni sono quattro, elencate una per una: manifesta pericolosità, cani iscritti fra quelli a rischio di aggressività, morsicatori conclamati, e situazioni patologiche che sul territorio comprometterebbero la sopravvivenza dell’animale. A dichiararle sono i veterinari dell’ASP appositamente formati. Fuori da quei quattro casi il cane torna fuori. La legge prevede anche la figura del cane di quartiere: un cane vagante che il Comune riconosce come tale su richiesta di un’associazione o di un cittadino, che se ne assume la custodia e l’alimentazione.

C’è un articolo, il quarto, che spiega perché il decreto conta più di quanto sembri: dice che i Comuni curano affido, adozione e reimmissione «secondo le indicazioni tecniche e le modalità indicate dal decreto assessoriale di cui all’articolo 30» e per di più entro sei giorni. Le indicazioni tecniche a cui la legge rimanda sono esattamente quelle che aspettano il parere. Lo stesso vale per la vigilanza dell’articolo 31, che si esercita «secondo le modalità stabilite con il decreto». L’articolo 30 non fissa nessun termine per scriverlo.

Cosa dice la legge nazionale sui cani randagi?

Rimettere in strada un cane preso in strada suona strano a chi vive altrove. Conviene dire da dove viene questa differenza. La legge quadro nazionale, la 281 del 1991, stabilisce che i cani vaganti catturati non possono essere soppressi e che, se nessuno li reclama entro sessanta giorni, possono essere ceduti a privati o ad associazioni che diano garanzie. La reimmissione, nel testo nazionale, riguarda i gatti: quelli che vivono in libertà vengono sterilizzati dall’autorità sanitaria e «riammessi nel loro gruppo». Per i cani la legge dello Stato non dice né sì né no. La scelta è rimasta alle regioni. La Sicilia ha scelto di farla e di scriverla come regola, non come eccezione.

Cani, dati al 31 dicembre 2022SiciliaItalia
Ingressi nei canili sanitari7.53767.567
Restituiti al proprietario73820.357
Dati in adozione2.95232.620

Sono i dati che le regioni mandano ogni anno al Ministero della Salute per la ripartizione del fondo contro il randagismo e sono l’ultima fotografia pubblicata. Vanno letti sapendo che la colonna dei rifugi, cioè delle strutture dove i cani restano a lungo, per la Sicilia è vuota: quel dato non è stato trasmesso. Nella tabella del Ministero c’è un asterisco al posto del numero. Il conto regionale del 2024, diffuso dall’assessorato alla Sanità, parla di 7.786 cuccioli e 6.731 cani adulti prelevati dal territorio in un anno, 3.462 sterilizzazioni e 85 strutture fra canili sanitari e rifugi convenzionati.

Quanto costa tenere un cane in rifugio?

Dietro la scelta fra la strada e il box c’è anche un conto. Secondo il rapporto «Animali in Città» di Legambiente, uscito a luglio, tenere un cane in un rifugio costa in media 1.900 euro l’anno. La spesa pubblica italiana del settore nel 2025 è scesa a 193,6 milioni, il 22 per cento in meno dell’anno prima. Lo stesso rapporto conta oltre quattordicimila cani che rischiano di restare in rifugio per tutta la vita e mette Sicilia, Calabria e Campania fra le aree dove il randagismo pesa di più, le stesse dove si concentrano i Comuni in dissesto.

In Sicilia i soldi arrivano ai Comuni a rimborso, sulla base di quello che hanno già speso: cinque milioni per le spese del 2023, altri 3,5 milioni stanziati dalla legge regionale del 5 gennaio 2026 e ripartiti in primavera sulle spese di ricovero del 2025. Il criterio premia chi ha speso di più per tenere i cani nelle strutture e non chi ne ha fatti uscire di più.

A che punto è il decreto?

L’iter, alla lettera, è questo. L’articolo 30 della legge vuole il parere della commissione legislativa competente in materia di salute, cioè la Sesta. La richiesta di parere sullo schema di decreto è finita all’ordine del giorno della seduta del 29 luglio, come primo punto. La commissione si è riunita di nuovo il 15 settembre. In quella seduta si parlava di variazioni di bilancio: il decreto non è tornato in lista. Alla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, dove il decreto dovrà essere pubblicato per avere effetto, dal 24 luglio a oggi non se ne trova traccia in nessuno degli undici fascicoli usciti. Nel frattempo valgono la legge del 2022 e le regole che ogni Comune si è dato per conto suo.

Non è la prima volta che in Sicilia una norma sul randagismo si ferma. Nel marzo del 2025 un disegno di legge che voleva cancellare la reimmissione e i cani di quartiere, già passato in commissione, fu contestato dalla maggioranza, dall’opposizione e dalle associazioni e rispedito in commissione per essere riscritto. Il decreto di luglio va nella direzione opposta: la reimmissione resta e viene regolata passo per passo.

Per chi in Sicilia si trova davanti un cane che gira da solo, quello che c’è da fare sta già nella legge in vigore: si avvisa l’ufficio del Comune, che ha l’obbligo di farlo prelevare. Se si è disposti a tenerlo, si può chiedere l’affido al sindaco. Prenderlo e portarselo a casa senza avvisare nessuno è la mossa che la legge regionale fa pagare, perché in quel caso le spese sanitarie restano tutte a carico di chi lo ha preso. La strada opposta, cioè togliere dalla strada tutti i cani in una volta sola, quest’anno l’ha presa la Turchia: il governo ha promesso di svuotare le strade entro ottobre. Il problema è diventato subito dove metterli.

Fonti: legge regionale 3 agosto 2022 n. 15, articoli 4, 14, 19, 30 e 31; legge 14 agosto 1991 n. 281, articolo 2; banca dati delle convocazioni dell’Assemblea regionale siciliana, VI Commissione, sedute del 29 luglio e del 15 settembre 2026; Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, parte I, fascicoli dal 24 luglio al 18 settembre 2026; Ministero della Salute, dati regionali sul randagismo al 31 dicembre 2022; PalermoToday e LiveSicilia per il comunicato dell’assessorato; tp24 per i dati regionali del 2024; Regione Siciliana e Quotidiano di Sicilia per i fondi ai Comuni; rapporto «Animali in Città» 2026 di Legambiente; MeridioNews per il disegno di legge del 2025.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 18 settembre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.