Il 13 agosto il ministro dell’Interno turco Mustafa Çiftçi ha detto che il 97 per cento dei cani senza padrone è stato tolto dalle strade e che la scadenza si sposta avanti: «Rivediamo l’obiettivo di fine anno. Probabilmente entro la fine di ottobre avremo portato tutti gli animali senza padrone nelle aree di vita naturale o nei canili». Dal 4 settembre il Ministero dell’Interno e quello dell’Agricoltura hanno mandato ispettori in tutte e 81 le province: per tutto il mese controllano comuni e canili e mandano i rapporti ad Ankara.
La legge che ha fatto partire tutto questo è del 2024 e in Italia se ne parlò per qualche settimana, quando venne approvata. Poi più niente. Nel frattempo Ankara dichiara di aver raccolto circa 3,32 milioni di cani in due anni. L’ultimo censimento dei canili comunali, fatto da due associazioni scrivendo a 1.408 comuni, ne conta 89.451 di posti. Nessuno ha spiegato come si stiano insieme i due numeri. La scadenza scritta nella legge per costruire le strutture non è ottobre 2026: è il 31 dicembre 2028.
Cosa prevede la legge turca del 2024?
La legge numero 7527 del 30 luglio 2024 non è una legge nuova: modifica la legge turca sulla protezione degli animali, la 5199 del 2004, che era nata sul modello europeo del cattura, sterilizza e rimetti dov’era. È quel meccanismo ad essere stato smontato. Nel testo consolidato oggi in vigore, i comuni sopra i 25 mila abitanti devono costruire un canile. Il passaggio decisivo è questo: i cani riabilitati «sono ospitati nei canili finché non vengono affidati». Non tornano più nel quartiere dove sono stati presi.
La stessa riforma ha cambiato il titolo dell’articolo 13 da «uccisione» a «eutanasia» e ne ha riscritto il contenuto: fra i cani presi in canile, chi rappresenta un pericolo per la vita e la salute di persone e animali con comportamenti che non si riescono a controllare, chi ha una malattia contagiosa o non curabile e chi appartiene alle categorie di cui è vietato il possesso viene soppresso secondo la legge sanitaria veterinaria. È l’articolo che in Turchia ha fatto scendere in piazza decine di migliaia di persone e che gli oppositori chiamano «legge massacro». Ai sindaci, la legge riserva una minaccia dall’altra parte: chi non mette a bilancio i soldi per i canili, o li spende per altro, rischia da sei mesi a due anni di carcere.
Le scadenze e le quote, invece, sono queste.
Perché i numeri non tornano?
La stima da cui parte tutto è di circa 4 milioni di cani in strada in Turchia. Su quella base, l’83 per cento annunciato a giugno faceva 3,32 milioni di animali già portati «nei canili o nelle aree di vita naturale». Il 97 per cento di agosto ne farebbe ancora di più.
Dall’altra parte c’è l’unico conto dei posti che qualcuno abbia pubblicato. Nel febbraio 2025 il Comitato di monitoraggio sui diritti degli animali (HAKİM) e l’associazione Yaşamdan Yana hanno scritto a 1.408 comuni turchi usando il canale delle istanze ai pubblici uffici. Hanno avuto risposta da 1.111. Il risultato:
Quella fotografia ha un anno e mezzo e da allora i comuni hanno costruito: un censimento aggiornato e indipendente, però, non è stato pubblicato. I numeri ufficiali che circolano parlano di 386 canili e 102 aree di vita naturale in tutto il paese. Anche prendendoli per buoni, restano lontanissimi dai milioni di animali dichiarati. La domanda che le associazioni turche ripetono da mesi, e che finora non ha avuto risposta, è dove siano finiti tutti quei cani. Nel frattempo da Ankara, Niğde, Balıkesir, Smirne e Bursa sono arrivati video di morie negli stessi recinti che avrebbero dovuto accoglierli.
Cosa sono le «aree di vita naturale»?
C’è un dettaglio che si vede solo aprendo il testo della legge. Il ministro parla sempre di due destinazioni, «i canili o le aree di vita naturale». La legge turca, per i cani raccolti, ne conosce una sola: il canile, che l’articolo 3 definisce come la struttura autorizzata dal ministero dove gli animali sono ospitati e riabilitati fino all’affido e che l’articolo aggiuntivo 1 indica come il posto dove i comuni devono portarli. L’espressione «parco di vita naturale» compare altrove, all’articolo 22, insieme ai giardini zoologici: sono le strutture che privati ed enti possono aprire per tenere animali in spazi adatti alla loro etologia. Non sono la destinazione prevista per i cani raccolti dai comuni.
Sul resto è intervenuta Ezgi Koç Ceylan, avvocata del centro per i diritti degli animali dell’ordine forense di Istanbul: una circolare di un ministero non può accorciare un termine scritto in una legge. Quel termine è il 2028. Molti dei nuovi impianti, aggiunge, somigliano più a recinti lontani dai centri abitati che a canili visitabili. In diversi comuni le visite si fanno solo su appuntamento o con richiesta scritta. I ricorsi presentati da vari ordini forensi e dal Comune metropolitano di Istanbul sono ancora fermi davanti all’undicesima sezione del Consiglio di Stato turco.
Come funziona in Italia?
L’Italia ha scelto la strada opposta e l’ha scelta trentacinque anni fa. La legge 281 del 1991 vieta di sopprimere i cani randagi catturati: si può arrivare all’eutanasia solo per gli animali gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità. I cani vaganti si catturano, si sterilizzano e si reimmettono sul territorio quando non sono pericolosi, oppure restano in canile a spese del Comune. È il meccanismo che la Turchia ha smontato nel 2024.
Sui numeri, però, l’Italia non è messa molto meglio in quanto a trasparenza. La tabella più recente che il Ministero della Salute pubblica sul randagismo è ferma al 31 dicembre 2022: quell’anno risultano 67.567 ingressi nei canili sanitari e 22.040 nei canili rifugio, 20.357 cani restituiti al proprietario e 32.620 dati in adozione. Sono ingressi, cioè cani catturati nell’anno, non posti disponibili: quanti posti ci siano nei canili italiani, un conto nazionale pubblico non lo dice. Gli altri numeri del randagismo italiano li abbiamo messi in fila qui.
Cosa cambia per chi va in Turchia con il cane?
Chi va in Turchia in vacanza o in camper trova le città cambiate rispetto a pochi anni fa: i cani di quartiere con la targhetta all’orecchio, che erano parte del paesaggio di Istanbul, in molte zone non ci sono più. Le regole di ingresso per il proprio cane restano quelle sanitarie di sempre, microchip e passaporto. Poi c’è il quadro generale: la Turchia sta facendo, su scala enorme e in due anni, l’esperimento che in Italia si discute a ogni fatto di cronaca: togliere tutti i cani dalla strada e metterli in una struttura. Il collo di bottiglia, più della volontà politica, sono i posti, i veterinari e i soldi per mantenerli, ogni giorno, finché qualcuno non li adotta. Da noi lo stesso problema si vede in piccolo ogni volta che un sequestro riempie un canile, come a Dego a settembre, o quando lo Stato deve stanziare un milione l’anno per mantenere i cani sequestrati ai combattimenti.
Fonti: legge turca 5199/2004 nel testo in vigore dopo la legge 7527 del 30 luglio 2024 (testo consolidato, mevzuat.gov.tr), articoli 3, 13 e 22, articolo aggiuntivo 1 e articolo transitorio 4; Yeni Mesaj, 13 agosto 2026 (dichiarazioni del ministro Çiftçi); Cumhuriyet e Halk TV, 4 settembre 2026 (ispezioni nelle 81 province); Cumhuriyet, 23 febbraio 2025 (rapporto HAKİM e Yaşamdan Yana Derneği sui canili comunali); Türkiye Today, 23 giugno 2026; Ministero della Salute, dati regionali sul randagismo; legge 14 agosto 1991 n. 281.





