A Bolano, in provincia della Spezia, un cane corso è stato trovato morto dentro un piccolo recinto di rete, con una catena di meno di due metri ancora stretta al collo. I Carabinieri forestali sospettano che sia morto soffocato e hanno denunciato il proprietario per maltrattamento aggravato dalla morte dell’animale. È la più grave di quattro storie di cani alla catena uscite nella stessa settimana: ad Agerola due meticci legati con un metro di catena e le orecchie mutilate, a Verona una condanna a 10.000 euro di multa per il rottweiler tenuto legato corto sul balcone, nel Cuneese un giro di controlli delle guardie zoofile in quattro Comuni. La catena è vietata in tutta Italia dal primo luglio 2025. I quattro casi mostrano come la stessa cosa, legare un cane, finisca in caselle diverse a seconda di quello che il cane ha patito.

I quattro casi, uno per uno

Bolano, 2 ottobre. I Carabinieri forestali dei nuclei di Follo e Varese Ligure trovano il cane corso senza vita in un recinto piccolo, con la rete metallica e condizioni igieniche che il verbale definisce pessime. La catena è ancora al collo. Sequestrano la catena e la carcassa, che va alle analisi per confermare la causa della morte, e denunciano il proprietario, scrive l’ANSA. LNDC Animal Protection ha annunciato che si costituirà parte civile. «È una vicenda che ci lascia profondamente indignati», ha detto la presidente Piera Rosati.

Agerola, 3 ottobre. Sui monti Lattari i carabinieri della stazione trovano in un terreno due meticci legati con catene di un metro. Hanno le orecchie mutilate, il collo piagato dallo sfregamento del collare, ferite alle zampe e al petto, una dermatite da parassiti. Nessuno dei due ha il microchip. Nella ciotola ci sono scarti di carne ammuffita, l’acqua è sporca. Il proprietario del terreno, 52 anni, è denunciato per maltrattamento; i cani sono sequestrati e affidati al canile di Pignataro Maggiore, riporta l’ANSA Campania.

Verona, 5 ottobre. Qui la storia è arrivata alla fine. Il Tribunale penale di Verona ha condannato una donna a 10.000 euro di multa per maltrattamento di animali: il suo rottweiler viveva sempre fuori, su un balcone, senza riparo, legato alla ringhiera con una catena così corta da impedirgli di muoversi e camminare. Lo avevano scoperto le guardie zoofile dell’OIPA, che durante il sopralluogo avevano sequestrato il cane e anche due gatti tenuti male in casa. Tutti e tre sono stati tolti per sempre alla proprietaria e vivono con famiglie nuove. «Siamo soddisfatti di questa decisione, che punta i riflettori sugli obblighi e sulle responsabilità che derivano dal detenere un animale», ha detto Massimiliano D’Errico, coordinatore delle guardie OIPA di Verona, a Daily Verona Network.

Cuneese, 7 ottobre. Le guardie zoofile di Stop Animal Crimes Italia hanno fatto un giro fra Valle Po e Saluzzese. A Revello un beagle viveva nel retro di una casa legato a una catena fissa: diffida al proprietario, che deve fargli un box. A Paesana due cani stavano in una cascina disabitata, nel fango, senza cucce, con il cibo gettato per terra. A Busca un cane stava in un box chiuso da teli ombreggianti, senza poter vedere fuori, in una struttura già controllata e mai migliorata. A Manta due cani vivevano in un box fra terra e feci, spesso senza nessuno: sono stati prelevati e cercano casa, racconta il Quotidiano Piemontese.

La catena è vietata in Italia?

Sì, dal primo luglio 2025 e in tutta Italia. Prima lo decidevano le Regioni, con regole diverse da un confine all’altro. La legge 82 del 2025 ha messo il divieto nell’articolo 10: il cane non si tiene alla catena, salvo esigenze sanitarie temporanee certificate dal veterinario. Chi lo fa paga una sanzione amministrativa da 500 a 5.000 euro. È una multa, non un reato: la fa la polizia locale o chi fa il controllo. Si può pagare in misura ridotta. Il beagle di Revello sta in questa casella. È per questo che il proprietario ha ricevuto una diffida e non una denuncia.

La multa però riguarda la catena in sé. Quando la catena fa soffrire il cane, perché è corta, perché gli piaga il collo, perché lo tiene senza riparo, si esce dalla sanzione amministrativa e si entra nel codice penale. Da lì in poi quello che conta non è più la catena ma le condizioni dell’animale. Le caselle diventano tre.

Catena e bastasanzione amministrativa da 500 a 5.000 euro (art. 10, legge 82/2025)
Catena e sofferenze gravicontravvenzione dell’articolo 727: ammenda da 5.000 a 10.000 euro
Lesioni o sevizie inflitte senza necessitàmaltrattamento, articolo 544-ter: da 6 mesi a 2 anni e multa da 5.000 a 30.000 euro
Se il cane muore per il maltrattamentola pena del 544-ter cresce della metà
Il cane sequestratopuò essere affidato per sempre a qualcun altro, anche prima della sentenza (art. 260-bis c.p.p.)

Perché lo stesso gesto finisce in esiti così diversi

Perché la legge guarda al cane, non al gesto. Tenere un cane alla catena è vietato, ma è una violazione amministrativa. Tenerlo in condizioni che gli producono gravi sofferenze è la contravvenzione dell’articolo 727 del codice penale, quella che la legge 82 ha portato a un’ammenda fra 5.000 e 10.000 euro. Infliggergli lesioni o sevizie senza necessità è il delitto di maltrattamento, l’articolo 544-ter, punito con la reclusione da sei mesi a due anni più una multa da 5.000 a 30.000 euro. La differenza fra il 727 e il 544-ter sta nella testa di chi lo fa: per il 727 basta la trascuratezza, per il 544-ter serve la volontà di far soffrire. È la stessa linea su cui si è giocato il caso dei trenta cani di Dego, tornati a casa perché per la Procura mancava proprio quella volontà.

Nel caso di Bolano c’è un gradino in più. Se dal maltrattamento deriva la morte dell’animale, la pena del 544-ter aumenta della metà. È l’aggravante che i Carabinieri forestali hanno scritto nella denuncia, e che le analisi sulla carcassa dovranno reggere. Verona invece mostra come va a finire un processo di questo tipo quando la condotta è provata: la pena è stata pecuniaria, 10.000 euro, ma il cane e i gatti non torneranno mai indietro. Questo è l’effetto dell’articolo 260-bis del codice di procedura penale, introdotto dalla stessa legge 82: l’animale sequestrato può essere affidato in via definitiva senza aspettare la fine del processo.

Cosa si fa quando si vede un cane alla catena

La risposta è segnalare, alla persona giusta. Per la catena e basta la competenza è della polizia locale, che fa il verbale amministrativo. Quando il cane sta male, o non ha acqua, cibo e riparo, la segnalazione va ai Carabinieri forestali o alla stazione dei Carabinieri, come è successo a Bolano e ad Agerola, oppure alle guardie zoofile di un’associazione riconosciuta, che hanno la qualifica di pubblico ufficiale e possono fare il sopralluogo, come a Verona e nel Cuneese. Il servizio veterinario dell’ASL interviene sulle condizioni sanitarie. Una foto con la data e l’indirizzo preciso valgono più di dieci telefonate arrabbiate.

Chi il cane lo tiene legato per abitudine, perché «si è sempre fatto così», ha una strada semplice: un recinto o un box con la cuccia, dove il cane possa muoversi, stare all’ombra e vedere fuori. È quello che la guardia zoofila ha chiesto al proprietario del beagle di Revello. È anche quello che la legge intende quando vieta la catena. Cosa dice la legge nel dettaglio, quando la catena è ancora permessa e come si scrive una segnalazione che funzioni lo abbiamo raccolto nella guida sul cane alla catena.

Fonti: ANSA Liguria del 2 ottobre 2026 e LNDC Animal Protection del 5 ottobre 2026 per Bolano; ANSA Campania del 3 ottobre 2026 per Agerola; OIPA del 5 ottobre 2026 e Daily Verona Network del 6 ottobre 2026 per Verona; Quotidiano Piemontese del 7 ottobre 2026 per il Cuneese; legge 6 giugno 2025 n. 82, articoli 10 e seguenti, e codice penale, articoli 544-ter e 727.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 7 ottobre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.