Lunedì mattina un’auto dei Carabinieri Forestali, un furgone dell’ASL 2 e un’ambulanza veterinaria sono partiti dal canile di Savona verso Dego, in Val Bormida. Intorno alle 11 sono arrivati in località Carpezzo. Riportavano indietro i cani che da quella stessa casa erano stati portati via sette giorni prima: quattordici sono stati riconsegnati al proprietario, tre sono rimasti in carico all’ASL. Il blitz del 7 settembre lo avevamo raccontato qui, quando in casa erano stati trovati oltre trenta cani e diciassette erano finiti in canile.
Il motivo del ritorno è uno solo: la Procura di Savona non ha ravvisato gli estremi del maltrattamento. Venuto meno il reato ipotizzato, il sequestro disposto nell’immediatezza dell’intervento è decaduto e gli animali sono tornati da dove erano partiti. Non c’è stato un processo e non c’è stata un’assoluzione: c’è stata una valutazione sugli atti, arrivata in una settimana.
Quali cani sono tornati a casa?
Dei diciassette cani che erano al canile di Savona, tre non sono tornati a casa. Il proprietario, dopo un confronto con chi sta seguendo la vicenda, ha accettato di lasciarli dove sono per adesso. Restano in gestione all’ASL.
A fare da tramite fra il proprietario e gli enti, raccontano le cronache locali, sono stati anche alcuni cittadini della zona. I legali dell’uomo hanno parlato di «insulti di ogni genere» arrivati sui social dopo la diffusione dei video del blitz, hanno detto che il loro assistito «vive per i suoi cani» e si sono riservati di agire per quelle affermazioni. Dall’altra parte l’attivista che aveva portato il caso all’attenzione nazionale, arrivato da Roma la settimana scorsa, ha scritto di rispettare la decisione della Procura senza condividerla. Ha chiesto pubblicamente come si possa ritenere adeguata la detenzione di decine di cani in una casa in quelle condizioni igieniche.
Perché un sequestro può decadere in una settimana?
Qui conviene lasciare da parte le opinioni e guardare come è fatta la norma, perché la domanda che gira in questi giorni («come è possibile, dopo quelle immagini?») ha una risposta tecnica e non consolatoria.
Il sequestro penale di un animale è una misura che serve a un processo che deve ancora cominciare e vive finché vive l’ipotesi di reato. Quando chi indaga conclude che quel reato non c’è, il vincolo cade e quello che è stato sequestrato torna a chi lo aveva, animali compresi.
E il reato, in casi come questo, può essere di due tipi diversi, con soglie diverse.
Il primo è un delitto e chiede un danno o una sofferenza inflitti con crudeltà o senza necessità. Il secondo è una contravvenzione e guarda alle condizioni in cui l’animale sta, ma pretende comunque che quelle condizioni siano produttive di gravi sofferenze: sporco, disordine e numeri alti, da soli, non bastano a farlo scattare in automatico. La prova la devono dare le relazioni dei veterinari che entrano in casa. In mezzo c’è tutta la zona grigia degli accumulatori di animali, dove le persone spesso non maltrattano per crudeltà ma non riescono a gestire quello che hanno.
Dalle cronache non si sa quale delle due strade la Procura abbia escluso, né se il fascicolo resti aperto per altro. Si sa che il presupposto del sequestro è venuto meno.
Cosa ha cambiato la legge del 2025, e cosa no?
In questi giorni è tornata in ballo la legge del 2025 sui reati contro gli animali, quella che i giornali chiamano legge Brambilla, definita «fallimentare» da chi ha seguito il caso di Dego. Su cosa abbia fatto e cosa no si può essere precisi, perché il testo è breve e sta in Gazzetta Ufficiale.
È il motivo per cui una legge severa e un sequestro che cade possono stare nella stessa settimana senza contraddirsi. Le pene più alte agiscono quando il reato c’è e viene provato, come nel giro di combattimenti scoperto a Gela, dove gli attrezzi da allenamento e i video hanno dato agli inquirenti quello che serviva. Dove invece il confine è il degrado di una casa, la partita si gioca su perizie veterinarie e non sull’indignazione.
Il sindaco può togliere i cani al proprietario?
Sì. Quando la strada penale non regge, ne resta un’altra e la usano i Comuni. Il sindaco è autorità sanitaria locale e può firmare un’ordinanza contingibile e urgente: è quello che è successo a maggio a Ceva, nel Cuneese, dove il primo cittadino ha disposto il sequestro amministrativo dei cani di una proprietà e ha vietato al proprietario di detenere altri animali in tutto il territorio comunale.
In quell’atto il Comune si appoggiava alle relazioni di polizia locale, Carabinieri Forestali, servizio veterinario dell’ASL e canile rifugio, e a un sopralluogo che aveva descritto animali detenuti «in condizioni incompatibili con la loro natura», più cani recuperati mentre vagavano su una statale e in autostrada. Le due strade non si escludono: quella penale punisce, quella amministrativa toglie gli animali e impedisce di prenderne altri. La seconda non ha bisogno che un giudice ravvisi un delitto.
Chi ha tenuto i cani in quella settimana?
C’è poi una parte della vicenda che riguarda chi ha tenuto i cani per una settimana. Il canile di Savona, gestito dalla sezione locale della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, ha spiegato di avere due box messi a disposizione dell’ASL proprio per le emergenze, sequestri e ritrovamenti e che di norma gli animali ci restano al massimo due giorni, il tempo di passare al canile di competenza, in questo caso quello di Cairo Montenotte. Il trasferimento non è mai arrivato.
Nel frattempo la struttura ha aperto i divisori fra le gabbie per fare spazio, ha accudito diciassette cani di un altro Comune senza averne la documentazione sanitaria e ha chiesto più volte di sbloccare la situazione. La nota finale è la frase che vale per tutti i casi come questo: «Il canile non decide sequestri, trasferimenti o destinazioni: accoglie gli animali che gli vengono affidati e se ne prende cura».
Chi paga e chi ospita gli animali sequestrati è il buco che ci portiamo dietro da anni e che il fondo statale da un milione di euro l’anno copre solo per una parte dei casi. A Dego la settimana è finita con i cani che tornano indietro, ma il conto di quei sette giorni lo ha pagato una struttura che era già piena.
Cosa resta aperto?
Restano fuori casa tre cani, due dei quali con cucciolate in corso o appena nate. Restano aperte le domande di chi ha visto le immagini della settimana scorsa. Per chi legge e si chiede cosa può fare davanti a una situazione simile, la segnalazione va fatta dove produce un atto: il servizio veterinario della ASL e i Carabinieri Forestali, e in parallelo il Comune, che sulla detenzione degli animali ha poteri propri. Le fotografie sui social muovono l’attenzione, i verbali muovono i fascicoli.
Quando il problema è invece un singolo cane tenuto male, legato o senza riparo, qui abbiamo messo in fila cosa dice la legge e chi si chiama.
Fonti: Savonanews, 14 settembre 2026 per la riconsegna dei quattordici cani e i tre rimasti all’ASL; Savonanews per le dichiarazioni dei legali del proprietario e il post integrale dell’attivista; Savonanews, 13 settembre per la nota del canile di Savona; Unione Monregalese; legge 6 giugno 2025 n. 82, articoli 4, 5, 6 e 7, e legge 20 luglio 2004 n. 189 per il testo degli articoli 544-ter e 727 del codice penale; Cuneodice per l’ordinanza del sindaco di Ceva numero 7 del 6 maggio 2026.





