Ad Ankara si può tornare a dare da mangiare ai cani di strada senza rischiare una multa. Il 15 settembre il ventitreesimo Tribunale amministrativo della capitale turca ha annullato il divieto che la Prefettura aveva messo a novembre dell’anno scorso. La sentenza è stata resa nota negli ultimi giorni dalla stampa turca. Per i giudici si può decidere dove, quando e come dare il cibo ai randagi, ma vietarlo a tutti è sproporzionato. È una sentenza che pesa più di quanto sembra, perché il divieto era la seconda metà della politica con cui la Turchia sta togliendo i cani dalle strade.

Cosa vietava la Prefettura di Ankara?

Il 6 novembre 2025 il Comitato provinciale per la protezione degli animali, un organo che in Turchia dipende dalla Prefettura, aveva vietato «l’alimentazione incontrollata dei cani randagi nei luoghi pubblici». La delibera ordinava di togliere le ciotole e i punti di cibo non autorizzati e a chi continuava a nutrire i cani applicava la sanzione amministrativa che la legge turca sulle contravvenzioni prevede per chi disobbedisce a un ordine dell’autorità.

Contro il divieto aveva fatto ricorso HAYTAP, la federazione turca per i diritti degli animali. Come riporta Evrensel, lo stesso comitato di Ankara non era l’unico: un divieto simile l’aveva deciso la Prefettura di Afyonkarahisar, contro cui la causa è ancora in corso, e un altro quella di Erzurum, dove la federazione ha annunciato il ricorso in questi giorni.

Perché il tribunale ha annullato il divieto?

Il tribunale non ha detto che dare da mangiare ai randagi è un diritto senza limiti. Ha detto che è un’attività che l’amministrazione può controllare per proteggere l’ordine pubblico, la salute delle persone e l’ambiente. Ha anche indicato gli strumenti: stabilire i punti in cui si dà il cibo e il modo di darlo, creare aree controllate, imporre condizioni igieniche, mettere limiti di orario e di luogo. Quello che non si può fare è saltare tutto questo e vietare direttamente, per tutti e ovunque. Un divieto generale, al posto di misure più leggere che otterrebbero lo stesso risultato, viola il principio di proporzionalità.

C’è anche un secondo motivo, riportato da Yeni Akit. L’espressione «alimentazione incontrollata» non è definita da nessuna legge, e quindi nessuno poteva sapere con certezza cosa fosse vietato: la ciotola davanti al negozio, il sacco di crocchette lasciato al parco o anche il panino dato al cane che si avvicina. Una norma che punisce senza dire con chiarezza cosa, per i giudici, si presta ad applicazioni arbitrarie.

La Prefettura può impugnare la sentenza davanti al tribunale amministrativo regionale. Le notizie uscite finora non dicono se lo farà.

Cosa c’entra la legge che toglie i cani dalle strade?

Per capire perché il divieto era nato bisogna tornare all’estate del 2024. Con la legge 7527 il Parlamento turco ha cambiato la legge sulla protezione degli animali e ha imposto ai Comuni di raccogliere i cani randagi e di portarli nei canili, con la possibilità di sopprimere quelli malati, aggressivi o pericolosi. Lo abbiamo raccontato quando il governo ha promesso che entro ottobre non sarebbe rimasto un cane per strada, dopo averne raccolti 3,3 milioni in due anni contro meno di novantamila posti nei canili censiti. Il ministro dell’Interno Mustafa Çiftçi dice adesso che è stato raccolto il 99,2 per cento dei randagi del paese. È una dichiarazione. Nessuno l’ha verificata.

Il divieto del cibo andava nella stessa direzione della raccolta. Un cane che trova da mangiare resta nel quartiere. Le persone che lo nutrono ogni giorno sono le prime ad accorgersi quando sparisce e a chiedere dove è stato portato. Per questo HAYTAP presenta la sentenza come un precedente che vale per tutte le province, a cominciare da Afyonkarahisar ed Erzurum.

La sentenza di Ankara non ferma la raccolta dei randagi, che è decisa da una legge dello Stato e che nel 2025 la Corte costituzionale turca ha confermato. Dice però che fra lasciare tutto com’è e vietare tutto ci sono le regole: punti fissi, orari, pulizia. È più o meno il modo in cui in Italia i Comuni gestiscono le colonie di gatti. In Turchia adesso un giudice lo ha scritto per i cani.

Fonti: Bianet, Evrensel e Yeni Akit per la sentenza del ventitreesimo Tribunale amministrativo di Ankara del 15 settembre 2026; legge turca 5199 del 2004 sulla protezione degli animali, come modificata dalla legge 7527 del 30 luglio 2024; Balkan Insight per la sentenza della Corte costituzionale del 2025.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 2 ottobre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.