Storia ed origine del Papillon

I cani dei dipinti europei e le orecchie che sono arrivate dopo

Il Papillon è una delle razze più antiche d’Europa come tipo, e una delle più giovani come nome. Qui trovi da dove viene, perché il Phalène viene prima e come sta la razza in Italia oggi.

Sommario

Il cane dei quadri

Dipinto settecentesco di Antoine Watteau con un piccolo spaniel da compagnia

L’origine ufficiale è Francia e Belgio, ma il tipo è molto più antico dei confini nazionali: piccoli spaniel da compagnia compaiono nella pittura europea a partire dal Rinascimento.

Si trovano nei dipinti italiani del Cinquecento, in quelli fiamminghi e spagnoli, e poi in quantità nella pittura francese del Sette e Ottocento, dove diventano un elemento fisso delle scene di corte e di salotto.

Un dettaglio che va notato guardando quei quadri, e che è la chiave della storia di questa razza: i cani ritratti hanno quasi sempre le orecchie pendenti. Il tipo originario, cioè, è il Phalène.

Le orecchie erette compaiono più tardi, fra Otto e Novecento, e diventano rapidamente la variante più richiesta: è a quel punto che nasce il nome Papillon, cioè farfalla, e per contrasto quello di Phalène, la falena con le ali chiuse.

Il fatto che oggi il Papillon sia il novantatré per cento delle nascite italiane e il Phalène appena il sette è quindi un ribaltamento completo rispetto a com’era la razza per secoli.

Il nome ufficiale, e perché quasi nessuno lo usa

Il nome con cui la FCI registra questa razza è Epagneul Nano Continentale, cioè «piccolo spaniel del continente». È una definizione che nasce per contrapposizione: serviva a distinguerlo dai piccoli spaniel inglesi, cioè dal King Charles Spaniel.

La differenza non è geografica ma morfologica, e lo standard la rende esplicita elencando fra i difetti del Papillon il cranio piatto, a forma di mela e bombato come nei Piccoli Spaniel Inglesi. Il continentale ha mantenuto il muso appuntito e il cranio poco arrotondato; l’inglese è stato selezionato verso il muso corto.

Nella pratica quel nome ufficiale non lo usa quasi nessuno: in tutto il mondo la razza si chiama Papillon, e il nome della varietà ha finito per identificare l’intera razza. Anche i registri ENCI distinguono le nascite fra «Papillon» e «Phalène» come se fossero due cose diverse, pur essendo la stessa razza.

Lo standard oggi in vigore è quello pubblicato dalla FCI nel 1998 sulla base del testo del 1990, ed è uno dei più vecchi ancora in uso. Si vede da un dettaglio: non ha una voce dedicata al carattere, cosa che negli standard scritti negli ultimi vent’anni non succede mai.

Il Papillon in Italia oggi

I numeri italiani raccontano una razza rara e stabile: circa 125 cuccioli all’anno, per un totale di 1.269 nell’ultimo decennio.

Phalène presentato in stand a una esposizione canina

Non c’è una tendenza netta: si oscilla fra i 105 del 2023 e i 159 del 2021, e con numeri così piccoli una cucciolata in più cambia la statistica dell’anno.

Il dato più interessante è quello per varietà, e lo si legge solo perché i registri ENCI le tengono separate: in dieci anni 1.183 Papillon contro 86 Phalène. La varietà a orecchie pendenti, che è quella storicamente più antica, in Italia nasce meno di nove volte all’anno.

I registri distinguono anche le categorie di peso, ed è un altro dato raro: la categoria sotto i 2,5 chili conta appena 42 cani in dieci anni fra le due varietà, contro un centinaio della categoria più pesante. La maggior parte dei Papillon italiani, cioè, non viene nemmeno registrata per categoria.

Gli allevamenti con affisso ENCI sono quattordici: quattro in Toscana, tre in Friuli Venezia Giulia, e poi Veneto, Lazio ed Emilia Romagna con due ciascuno.

Quattordici allevamenti in tutto il paese significano una cosa sola: attesa e, molto probabilmente, uno sguardo all’estero, in particolare alla Francia e al nord Europa, dove la razza è molto più diffusa.