Storia ed origine del Dalmata

Una pala d’altare del 1600, le cronache di un vescovo e il cane da carrozza

Il Dalmata ha una storia documentata con una precisione rara, e non è quella che quasi tutti immaginano. Qui trovi da dove viene, come è diventato il cane dei pompieri e come sta la razza in Italia oggi.

Sommario

Da dove viene il Dalmata

Dalmata della varietà a macchie fegato presentato in stand

La prima cosa da mettere in chiaro è l’origine ufficiale, perché genera equivoci: lo standard FCI indica la Croazia, e il nome originale della razza è Dalmatinski pas.

La Dalmazia è una regione storica sulla costa orientale dell’Adriatico, oggi croata, ed è da lì che il cane prende il nome. Non è un cane italiano, e non è nemmeno un cane inglese, per quanto siano stati gli inglesi a fissarne lo standard.

Quello che rende questa storia insolita è che lo standard FCI, invece di limitarsi a una genericità, elenca le fonti. E sono fonti d’arte e di archivio, non leggende.

La più antica citata è una pala d’altare, la Madonna con Gesù ed angeli, nella chiesa Gospa od andjela a Veli Lošinj, sull’isola di Lošinj in Croazia, databile fra il 1600 e il 1630. E poi un affresco a Zaostrog, in Dalmazia.

Le prime descrizioni scritte arrivano dalle cronache ecclesiastiche della diocesi di Đakovo: quelle del vescovo Petar Bakić nel 1719 e quelle di Andreas Keczkemety nel 1737. Al cane veniva dato il nome latino Canis Dalmaticus, e l’altezza era descritta in Spithamus, un’unità di misura basata sulla spanna.

Il cane da carrozza

Il passaggio in Inghilterra è quello che ha fatto del Dalmata il cane che conosciamo, e ha due date precise. Nel 1771 Thomas Pennant, nella sua Synopsis of Quadrupeds, lo descrive come molto indipendente, lo chiama Dalmata e ne indica l’origine nella Dalmazia.

Figurina d'epoca che ritrae un Dalmata con la scritta Coach Dog

Nel 1790 un’opera di Thomas Bewick parla di questa razza come il Dalmata o il cane da carrozza. Ed è quel secondo nome che spiega tutto il resto.

Nell’Inghilterra georgiana e vittoriana il Dalmata correva accanto alle carrozze: trottava fra le ruote o davanti ai cavalli per ore, faceva strada, teneva lontani i cani randagi e sorvegliava il mezzo quando era fermo. Era un cane di prestigio, ed era anche un cane che lavorava sul serio.

Da lì viene tutto quello che il Dalmata è oggi: la resistenza che sorprende chi lo prende come cane da salotto, l’andatura lunga e instancabile che lo standard descrive, e quell’affinità coi cavalli che chi lo ha avuto conosce bene.

Il primo standard non ufficiale fu redatto da un inglese, Vero Shaw, nel 1882. Dopo la fondazione del Dalmatian Club of England nel 1890 quel testo divenne il primo standard ufficiale della razza.

La FCI pubblicò il suo primo standard il 7 aprile 1955, e lo fece con un nome che oggi suona curioso: Dalmatian Huntingdog, cioè cane da caccia dalmata.

Come è diventato il cane dei pompieri

L’immagine del Dalmata sul camion dei pompieri è americana e non è un’invenzione pubblicitaria: è la continuazione diretta del mestiere di cane da carrozza.

Nell’Ottocento le pompe antincendio erano trainate da cavalli, e i Dalmata facevano quello che sapevano fare: correvano davanti al mezzo aprendo la strada fra la folla, restavano coi cavalli quando la squadra era al lavoro e li tenevano calmi in mezzo al fumo e al rumore.

Quando i cavalli furono sostituiti dai motori il lavoro finì, ma il cane restò come mascotte delle caserme, e da lì è entrato nell’immaginario di tutti.

Conviene tenerlo a mente per un motivo pratico: la calma davanti a cavalli, rumori e confusione fa parte della selezione di questa razza. Un Dalmata equilibrato non è un cane che si spaventa facilmente.

Il Dalmata in Italia oggi

I numeri italiani raccontano una razza in crescita: si passa dai 146 cuccioli del 2015 ai 278 del 2024, con un picco di 408 nel 2021. Sono 2.798 cani in dieci anni, praticamente il doppio all’anno rispetto a dieci anni fa.

È una crescita moderata e senza esplosioni, e per una razza che ha sofferto più di ogni altra gli effetti di una moda cinematografica è una buona notizia. Chi lavora nel settore ricorda bene cosa successe negli anni Sessanta e poi di nuovo negli anni Novanta: cucciolate improvvisate, cani venduti a chi non aveva idea di cosa stesse prendendo, e canili pieni di Dalmata due anni dopo.

Gli allevamenti con affisso ENCI sono 20, con cinque in Lombardia, tre in Emilia Romagna, tre nel Lazio e poi Toscana, Veneto e Piemonte. È un numero piccolo, e significa che per un cucciolo si mette in conto un’attesa e probabilmente un viaggio.

Una nota che vale per l’Italia più che altrove: il test dell’udito non è obbligatorio per legge. È una scelta dell’allevatore, e per questo è la prima cosa da chiedere.