Storia ed origine del Rhodesian Ridgeback

I cani degli Hottentot, il leone tenuto a bada e uno standard scritto sul Dalmata

Il Rhodesian Ridgeback è chiamato anche cane leone, e la storia dietro quel soprannome è più interessante della leggenda. Qui trovi da dove viene, che lavoro faceva e come sta la razza in Italia oggi.

Sommario

Da dove viene il Rhodesian Ridgeback

Maschio di Rhodesian Ridgeback di dieci mesi sulla spiaggia

Lo standard lo dice in una riga da riportare: il Rhodesian Ridgeback è l’unica razza indigena registrata originaria dell’Africa meridionale. E l’origine ufficiale è il Sud Africa, non la Rhodesia da cui prende il nome.

Gli antenati vengono dalla Colonia del Capo, dove i cani portati dai primi coloni europei furono incrociati con i cani da caccia Hottentot, semi addomesticati e già caratterizzati dalla cresta sul dorso.

Questo è il punto storico più importante e il meno conosciuto: la cresta non è un’invenzione europea, è il contributo dei cani africani autoctoni. Il Ridgeback moderno nasce dall’incontro fra i cani dei pionieri e quei cani locali, e la cresta è quello che è rimasto di questi ultimi.

Il nome «Rhodesian» arriva dopo, dal territorio dove la razza fu selezionata e fissata come tale fra Ottocento e Novecento.

Il cane leone: cosa faceva

Il soprannome cane leone ha generato la leggenda del cane che uccide i leoni, che è falsa. Lo standard descrive il lavoro vero, ed è molto più interessante.

Rhodesian Ridgeback che corre in un giardino

Ecco il testo: cacciando principalmente in gruppi di due o tre, la funzione originaria del Rhodesian Ridgeback, o cane leone, era di seguire il selvatico, in particolare il leone, e, con grande agilità, di tenerlo a bada fino all’arrivo del cacciatore.

Quindi: seguire e tenere a bada. Non affrontare, non uccidere. Il mestiere di questi cani era localizzare il leone, trattenerlo a distanza girandogli attorno e schivandolo con agilità, e resistere così finché non arrivava il cacciatore. È un lavoro di nervi saldi e di piedi veloci.

Da qui vengono tre tratti che si vedono ancora oggi: la resistenza, l’agilità di un cane che doveva schivare una zampata, e quel carattere dignitoso e distaccato di chi valuta prima di reagire. Un cane che si eccitava facilmente, davanti a un leone, non tornava a casa.

Ha senso aggiungere che lo standard di oggi lo definisce ancora usato per la caccia in molte parti del mondo, ma soprattutto apprezzato come cane da guardia e come buon compagno in famiglia.

Barnes, Bulawayo 1922 e lo standard scritto sul Dalmata

La razza ha una data di nascita documentata e un dettaglio che sorprende. Lo standard originale fu redatto da F. R. Barnes a Bulawayo, in Rhodesia, nel 1922.

E fu redatto, dice lo standard FCI, basandosi su quello del Dalmata. È una nota curiosa e vera: per fissare le proporzioni di un cane da caccia africano si prese a modello lo standard di un cane da carrozza europeo, perché descriveva bene un animale della stessa taglia costruito per la resistenza. Se vuoi vedere il modello, la scheda del Dalmata è sul sito.

Il documento di Barnes fu approvato nel 1926 dal South African Kennel Union, e da lì la razza ha cominciato il suo percorso ufficiale.

Un dato da conoscere: lo standard FCI oggi in vigore è stato pubblicato il 15 giugno 2025, ed è quindi uno dei più recenti fra tutte le razze. Le descrizioni della cresta e delle sue corone che leggi in questa pagina vengono da lì.

Il Rhodesian Ridgeback in Italia oggi

I numeri italiani raccontano una razza in crescita, ed è una delle poche del gruppo: si passa dai 325 cuccioli del 2015 ai 537 del 2024, con un picco di 773 nel 2021. Sono 5.449 cani in dieci anni.

La crescita è reale ma non è esplosa: dopo il picco del 2021 le iscrizioni si sono assestate attorno ai 500-600 all’anno. Per una razza grande e impegnativa è una traiettoria sana, e probabilmente riflette il fatto che chi sceglie un Ridgeback in genere sa cosa sta prendendo.

Gli allevamenti con affisso ENCI sono 21, concentrati fra Lombardia e Lazio con cinque ciascuna, poi Toscana e Veneto. È un numero contenuto rispetto alle nascite, e vuol dire che parecchi cuccioli arrivano dall’estero, soprattutto dal nord Europa dove la razza è molto seguita.

Se compri all’estero valgono le stesse domande di sempre, con un’attenzione in più: farsi dare i certificati dei test, e non la rassicurazione che i cani stanno bene.