Storia ed origine del Rhodesian Ridgeback
I cani degli Hottentot, il leone tenuto a bada e uno standard scritto sul Dalmata
Il Rhodesian Ridgeback è chiamato anche cane leone, e la storia dietro quel soprannome è più interessante della leggenda. Qui trovi da dove viene, che lavoro faceva e come sta la razza in Italia oggi.
Sommario
Da dove viene il Rhodesian Ridgeback

Lo standard lo dice in una riga da riportare: il Rhodesian Ridgeback è l’unica razza indigena registrata originaria dell’Africa meridionale. E l’origine ufficiale è il Sud Africa, non la Rhodesia da cui prende il nome.
Gli antenati vengono dalla Colonia del Capo, dove i cani portati dai primi coloni europei furono incrociati con i cani da caccia Hottentot, semi addomesticati e già caratterizzati dalla cresta sul dorso.
Questo è il punto storico più importante e il meno conosciuto: la cresta non è un’invenzione europea, è il contributo dei cani africani autoctoni. Il Ridgeback moderno nasce dall’incontro fra i cani dei pionieri e quei cani locali, e la cresta è quello che è rimasto di questi ultimi.
Il nome «Rhodesian» arriva dopo, dal territorio dove la razza fu selezionata e fissata come tale fra Ottocento e Novecento.
Il cane leone: cosa faceva
Il soprannome cane leone ha generato la leggenda del cane che uccide i leoni, che è falsa. Lo standard descrive il lavoro vero, ed è molto più interessante.

Ecco il testo: cacciando principalmente in gruppi di due o tre, la funzione originaria del Rhodesian Ridgeback, o cane leone, era di seguire il selvatico, in particolare il leone, e, con grande agilità, di tenerlo a bada fino all’arrivo del cacciatore.
Quindi: seguire e tenere a bada. Non affrontare, non uccidere. Il mestiere di questi cani era localizzare il leone, trattenerlo a distanza girandogli attorno e schivandolo con agilità, e resistere così finché non arrivava il cacciatore. È un lavoro di nervi saldi e di piedi veloci.
Da qui vengono tre tratti che si vedono ancora oggi: la resistenza, l’agilità di un cane che doveva schivare una zampata, e quel carattere dignitoso e distaccato di chi valuta prima di reagire. Un cane che si eccitava facilmente, davanti a un leone, non tornava a casa.
Ha senso aggiungere che lo standard di oggi lo definisce ancora usato per la caccia in molte parti del mondo, ma soprattutto apprezzato come cane da guardia e come buon compagno in famiglia.
Barnes, Bulawayo 1922 e lo standard scritto sul Dalmata
La razza ha una data di nascita documentata e un dettaglio che sorprende. Lo standard originale fu redatto da F. R. Barnes a Bulawayo, in Rhodesia, nel 1922.
E fu redatto, dice lo standard FCI, basandosi su quello del Dalmata. È una nota curiosa e vera: per fissare le proporzioni di un cane da caccia africano si prese a modello lo standard di un cane da carrozza europeo, perché descriveva bene un animale della stessa taglia costruito per la resistenza. Se vuoi vedere il modello, la scheda del Dalmata è sul sito.
Il documento di Barnes fu approvato nel 1926 dal South African Kennel Union, e da lì la razza ha cominciato il suo percorso ufficiale.
Un dato da conoscere: lo standard FCI oggi in vigore è stato pubblicato il 15 giugno 2025, ed è quindi uno dei più recenti fra tutte le razze. Le descrizioni della cresta e delle sue corone che leggi in questa pagina vengono da lì.
Il Rhodesian Ridgeback in Italia oggi
I numeri italiani raccontano una razza in crescita, ed è una delle poche del gruppo: si passa dai 325 cuccioli del 2015 ai 537 del 2024, con un picco di 773 nel 2021. Sono 5.449 cani in dieci anni.
La crescita è reale ma non è esplosa: dopo il picco del 2021 le iscrizioni si sono assestate attorno ai 500-600 all’anno. Per una razza grande e impegnativa è una traiettoria sana, e probabilmente riflette il fatto che chi sceglie un Ridgeback in genere sa cosa sta prendendo.
Gli allevamenti con affisso ENCI sono 21, concentrati fra Lombardia e Lazio con cinque ciascuna, poi Toscana e Veneto. È un numero contenuto rispetto alle nascite, e vuol dire che parecchi cuccioli arrivano dall’estero, soprattutto dal nord Europa dove la razza è molto seguita.
Se compri all’estero valgono le stesse domande di sempre, con un’attenzione in più: farsi dare i certificati dei test, e non la rassicurazione che i cani stanno bene.

