Addestramento ed educazione del Grand Bleu de Gascogne

Un segugio che ubbidisce facilmente, la voce, e quanto movimento serve

Sul Grand Bleu de Gascogne lo standard fa un’affermazione che per un segugio è quasi una rarità: ubbidisce facilmente. È vero, ed è la buona notizia. La notizia da mettere in conto è tutto il resto, cioè un cane di quaranta chili con un naso finissimo, una voce enorme e il bisogno di camminare per ore. Qui trovi come si imposta.

Sommario

Un segugio collaborativo, ma pur sempre un segugio

La combinazione che lo standard descrive, calmo e che ubbidisce facilmente, rende l’addestramento di base più semplice di quanto ci si aspetti. Non è un cane duro, non ti sfida, e con il rinforzo positivo e un po’ di costanza impara le cose che servono a convivere.

Il limite è quello di ogni cane a fiuto: quando il naso aggancia, il resto passa in secondo piano. Il richiamo va allenato tutti i giorni, funziona nella maggior parte delle situazioni, e non va mai considerato una rete di sicurezza in campo aperto. Con quaranta chili di cane determinato, poi, il lavoro sul guinzaglio da cucciolo non è un optional: un adulto che tira è ingestibile per molte persone.

Un punto che riguarda proprio questa razza è la solitudine. Lo standard dice che si aggrega istintivamente in muta, e settecento anni di vita in canile collettivo hanno lasciato il segno: è un cane che sta male da solo per molte ore, e che dà il meglio con compagnia, umana o canina.

La voce, e perché va detta prima di tutto il resto

Lo standard la definisce voce da urlatore dai toni gravi, e la mette fra le qualità perché in una muta serve esattamente quello: un suono profondo che attraversa un bosco intero e dice al cacciatore dove sono i cani e cosa stanno facendo.

Miniatura antica francese con cacciatori e segugi in un bosco

In una casa di campagna isolata è affascinante. In qualsiasi altro contesto è un problema serio, e va detto senza addolcirlo: questa non è una voce che si gestisce come l’abbaio di un cane medio. Si può lavorare sull’autocontrollo, si può ridurre la frequenza, ma il volume e la profondità restano quelli.

Chiunque stia valutando questa razza dovrebbe partire da questa domanda e non da quella sul carattere: dove vivo, e chi sente il mio cane? Se la risposta comprende dei vicini a portata d’orecchio, la scelta è già fatta, ed è meglio scoprirlo adesso.

Quanto movimento serve, e cosa fargli fare

Miniatura antica francese con un cacciatore che conduce un segugio al guinzaglio

Il riferimento vero è il lavoro per cui è stato costruito: giornate intere di ricerca su terreni difficili, al passo, senza fermarsi. Tradotto in una vita normale significa che le passeggiate brevi non bastano nemmeno per cominciare: servono uscite lunghe, possibilmente in campagna o nel bosco, dove possa camminare e usare il naso.

Fuori dalla caccia, le attività che gli si adattano sono tutte olfattive: il mantrailing, cioè la ricerca di una persona su traccia, la pista di sangue, che è il lavoro del limiere tradotto in disciplina sportiva, e la nose work per i giorni in cui non si esce. Sono discipline lente, metodiche e di precisione, cioè esattamente la sua descrizione da standard.

Quello che invece non gli si chiede sono gli sport di velocità e di salto: è un cane grande e pesante, e con la crescita lenta tipica delle taglie grandi le articolazioni vanno rispettate per i primi due anni. Il dog trekking, invece, è casa sua.