Storia ed origine del Basset Fauve de Bretagne

Il Griffone da cui deriva, le coppe di Francia e la fama arrivata tardi

Il Basset Fauve de Bretagne è la versione a gambe corte di un segugio bretone più grande, e la sua storia è quella di un cane di provincia diventato famoso in tutto il paese grazie a una cosa sola: vinceva. Qui trovi da dove viene, chi è il parente maggiore e come è arrivato alla fama nazionale in Francia.

Sommario

Il Griffon Fauve de Bretagne, il parente maggiore

Griffon Fauve de Bretagne di profilo

Lo standard FCI apre con una frase che spiega l’origine in dieci parole: questo piccolo basset possiede le qualità della razza da cui deriva, il Griffon Fauve de Bretagne. Il Griffone è il segugio bretone di taglia normale, stesso pelo duro e stesso colore fulvo, ma con gambe lunghe.

Il rapporto fra i due è quello classico della cinofilia francese da caccia: dal segugio grande si ricava il basset, cioè la versione bassa, che serve a un tipo di caccia diverso, più lento, più ravvicinato e adatto al cacciatore che segue a piedi. Non è un cane in miniatura: è lo stesso cane con un altro mestiere.

Il Griffon Fauve de Bretagne è a sua volta una razza antichissima e per un periodo rarissima, e questo lega i due destini: quando il Griffone è andato vicino a sparire, il basset ha portato avanti il tipo. Oggi entrambi esistono, ma il basset è di gran lunga il più diffuso dei due.

Le coppe di Francia e la fama nazionale

Lo standard racconta il resto della storia con una precisione insolita. Il Basset Fauve era molto popolare nel XIX secolo nella sua regione d’origine, la Bretagna, e poi è rimasto lì per decenni: un cane locale, conosciuto dai cacciatori bretoni e da nessun altro.

Muta di Basset Fauve de Bretagne intorno al conduttore

La svolta arriva negli ultimi trent’anni del Novecento, ed è tutta merito del lavoro: le sue doti eccezionali di cacciatore, dice testualmente lo standard, gli hanno fatto vincere molte coppe di Francia nelle prove su conigli, e da lì è diventato popolarissimo. Non una campagna pubblicitaria, non un film: ha vinto sul campo e i cacciatori se ne sono accorti.

È una storia rara e ha senso sottolinearla, perché la maggior parte delle razze che conosciamo è diventata famosa per il suo aspetto o per un’apparizione in televisione. Questa è diventata famosa perché prendeva più conigli delle altre.

La gamma di selvaggina, che è il vero primato

C’è un dettaglio nello standard che quasi nessuno commenta e che dice moltissimo. Alla voce utilizzazione non c’è scritto segugio da coniglio, come ci si aspetterebbe da un cane di venti chili. C’è scritto: segugio impiegato su coniglio, lepre, volpe, capriolo e cinghiale.

Il cinghiale. Con trentacinque centimetri al garrese. È il motivo per cui lo standard insiste sulla rusticità e sul coraggio, e per cui il pelo dev’essere così duro: un cane che entra nella macchia dietro a un cinghiale ha bisogno di un’armatura e di una testa che non si spaventa. Il carattere che i proprietari descrivono come allegro e caparbio nasce lì.

Aggiunge anche che si adattano facilmente a tutti i terreni, anche i più difficili, e a tutti i selvatici. Per un cane da caccia è il complimento più alto che uno standard possa fare, e spiega perché in Francia questa razza sia rimasta in mano ai cacciatori e non sia mai diventata di moda per l’aspetto.