Addestramento ed educazione del Barbet

Un cane facile da educare, l’acqua come motore e gli sport dove dà il meglio

Il Barbet è uno dei cani più semplici da educare che ci siano: equilibrato, socievole, attaccato alla famiglia e con quella voglia di collaborare che hanno tutti i cani da riporto. Il lavoro vero non è farsi ubbidire, è dargli abbastanza da fare e gestire la sua unica vera ossessione. Qui trovi come impostare i primi mesi, come si usa l’acqua a tuo vantaggio e quali sport gli calzano.

Sommario

Un cane che vuole collaborare

Barbet di colore fulvo chiaro in piedi

La riga dello standard sul carattere, equilibrato e molto affezionato ai suoi padroni, si traduce in un cane che guarda il conduttore. È il tratto che rende facile tutto il resto: se un cane ti cerca con gli occhi, insegnargli qualcosa diventa una conversazione invece che una trattativa.

Funziona benissimo il rinforzo positivo, e funziona in modo quasi imbarazzante il riporto, che in questa razza è motivazione pura: un Barbet lavora per un oggetto da riportare più che per il cibo. Le sessioni possono essere più lunghe che con un terrier, perché la soglia di noia è alta, ma restano valide le regole di sempre, chiudere in positivo e non trasformare tutto in una gara. Un punto su cui ha senso insistere da cucciolo è il maneggiamento: un cane che dovrà essere spazzolato tutta la vita e a cui andranno controllate le orecchie ogni settimana deve imparare presto che quelle cose sono normali e piacevoli.

L’acqua: motore, ricompensa e problema

Lo standard dice che ama l’acqua anche quando questa è molto fredda, e non esagera. È la leva motivazionale più potente che hai: un Barbet farà quasi qualsiasi cosa per il permesso di buttarsi. Usalo, invece di combatterlo: il tuffo diventa la ricompensa di un esercizio ben fatto, e il richiamo dall’acqua si allena come si allena tutto il resto.

Barbet marrone che salta un ostacolo di agility

Il rovescio è la gestione. Un cane che entra in ogni pozza va educato al permesso: si entra quando lo dico io, si esce quando lo dico io. Senza quella regola ti ritrovi a rincorrerlo dentro canali e fossi, e con un mantello lanoso il conto lo paghi la sera con la spazzola. E vale sempre l’avvertenza sulle orecchie: dopo ogni nuotata si asciugano, sempre.

Gli sport giusti per un Barbet

Il primo posto va agli sport in acqua: il dock diving, dove il cane si lancia dal pontile per la massima distanza, e le attività dei cani bagnino, dove la sua struttura e il suo amore per l’acqua diventano un lavoro vero. Sono le discipline che sembrano scritte per lui.

Fuori dall’acqua funzionano benissimo la nose work, perché resta un cane da cerca e il naso ce l’ha di serie, l’agility, dove la taglia media e l’entusiasmo lo rendono un buon allievo, e il dog trekking. Un consiglio pratico che vale doppio su questa razza: con un mantello così, l’attività intensa d’estate va spostata alle ore fresche, perché quella pelliccia che lo protegge dall’acqua gelata d’inverno d’agosto diventa un problema.

Gli errori che si fanno con questa razza

Il primo è sottovalutare la spazzola, e non è un errore estetico. Un mantello lanoso trascurato si infeltrisce fino alla pelle, tira, fa male e finisce con una rasatura completa dal toelettatore. Metti in conto due o tre sessioni a settimana da subito, e insegna al cucciolo a stare fermo mentre lo fai.

Il secondo è prenderlo per l’aspetto. Somiglia a un peluche gigante e questo attira le persone sbagliate: sotto quel pelo c’è un cane da caccia classificato dalla FCI con prova di lavoro, che ha bisogno di muoversi, cercare e riportare. Un Barbet che vive in appartamento e fa il giro dell’isolato due volte al giorno è un cane frustrato.

Il terzo, più sottile, è isolarlo. È una razza estremamente socievole e attaccata alla famiglia, e sopporta male la solitudine prolungata. Se passi dieci ore fuori casa, questo non è il cane giusto, ed è meglio saperlo prima che dopo la terza porta rosicchiata.