Allevamento dell’Australian Cattle Dog
Quanto costa un cucciolo, dove nascono in Italia e i test da chiedere prima di firmare
Sull’Australian Cattle Dog in Italia c’è una buona notizia e una da tenere d’occhio. La buona: gli allevamenti con affisso ENCI sono ventidue, sparsi in dieci regioni, quindi la scelta esiste. Quella da tenere d’occhio: le iscrizioni sono scese dal picco di 390 del 2016 ai 152 del 2024. Qui trovi i prezzi veri, la mappa degli allevamenti, la tabella delle iscrizioni e la lista dei test che un allevatore serio ti mostra prima che glieli chieda.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Australian Cattle Dog

Un cucciolo con pedigree ENCI, da genitori testati, costa fra gli 800 e i 1.200 euro. Si arriva a 1.500 per le linee da lavoro selezionate o per i soggetti da esposizione con genitori titolati. Sono prezzi onesti per una razza media con questo corredo di esami alle spalle, e chi sta molto sotto di solito ha risparmiato proprio sugli esami.
Sotto i 500 euro il conto non torna quasi mai. Su questa razza c’è un esame in particolare che non si può saltare, il BAER per la sordità, e costa poco ma bisogna volerlo fare. Un cucciolo venduto senza pedigree e senza BAER è un cucciolo di cui non sai se sente da tutti e due le orecchie, e in una razza dove più di un cane su dieci ha un problema di udito non è un dettaglio.
Dove nascono gli Australian Cattle Dog in Italia
I dati ENCI aggiornati ad agosto 2026 contano 22 allevamenti con affisso in dieci regioni. Il Lazio è di gran lunga il primo con sette, poi il Piemonte con quattro, quindi Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna con due a testa, e uno ciascuno in Abruzzo, Veneto, Calabria, Campania e Trentino Alto Adige. Esiste anche un Australian Cattle Dog Club Italia riconosciuto come associazione specializzata.

Ventidue allevamenti sono abbastanza per poterti permettere di scegliere, e quindi anche per poterti permettere di dire di no. Usa questo margine: visitane più di uno, guarda dove vivono i cani adulti e non solo i cuccioli, e diffida di chi ha sempre cuccioli disponibili di tutte le età. In una razza da centocinquanta nascite l’anno in tutta Italia, la disponibilità immediata e continua è un segnale, non un servizio.
Le iscrizioni ENCI anno per anno

La curva racconta una storia chiara. Fra il 2015 e il 2018 la razza viaggiava sopra le trecento iscrizioni l’anno, con il picco di 390 nel 2016. Poi la discesa, con una ripresa fra il 2020 e il 2022, e infine il calo netto degli ultimi due anni: 218 nel 2023 e 152 nel 2024, cioè meno della metà del picco.
Come sempre, meno moda vuol dire meno cucciolate improvvisate, e da questo punto di vista è una buona notizia. Ma con numeri in discesa conviene muoversi per tempo: se hai in mente una cucciolata da un allevamento preciso, mettersi in lista con qualche mese di anticipo è la norma e non una cortesia che chiedi.
I test da chiedere prima di firmare

Questa è la lista, ed è più lunga della media perché la razza ha più cose da controllare della media. Il test BAER per la sordità, sul cucciolo e sui genitori. Il test del DNA per la prcd-PRA, l’atrofia progressiva della retina, che dà un risultato valido per tutta la vita. Il test del DNA per la lussazione primaria del cristallino. Le radiografie ufficiali di anca e gomito dei genitori. E una visita oculistica specialistica recente dei riproduttori.
Sono esattamente gli esami che il club americano della razza richiede per certificare un riproduttore, e un allevatore che li fa te li mostra volentieri, perché gli sono costati. Se te li fa cercare, o se ti risponde che i suoi cani stanno tutti bene, hai già l’informazione che ti serve: stare bene non è un esame.
Le domande che dicono più dei documenti
Chiedi da quanti anni allevano e quante cucciolate fanno in un anno. Chiedi di vedere la madre insieme ai cuccioli, nel posto dove sono nati, e guarda com’è lei: una femmina serena con dei cuccioli addosso dice più di qualunque brochure. Chiedi come sono cresciuti nelle prime otto settimane, se hanno sentito rumori di casa, se hanno visto persone diverse, perché in una razza diffidente per standard la socializzazione precoce fa una differenza enorme.
Poi due domande che separano nettamente chi ama la razza da chi la vende. La prima: cosa fa se un cucciolo risulta sordo al BAER? Chi conosce la razza ha una risposta pronta e onesta, perché è successo a tutti prima o poi. La seconda: cosa succede se fra due anni non posso più tenerlo? La risposta giusta è una sola, e cioè che il cane torna da lui. Su una razza che all’estero riempie le liste di adozione perché la gente ne sottovaluta l’energia, quella frase lì vale quanto tutti i certificati messi insieme.

