Addestramento ed educazione dell’Appenzeller

Dare un mestiere a un cane da conduzione, gestire la guardia e scegliere lo sport giusto

Con l’Appenzeller l’addestramento non è una gentilezza che gli fai: è la condizione perché la convivenza funzioni. È un cane che impara in fretta, ha opinioni proprie e un’energia che va da qualche parte comunque, con o senza il tuo permesso. Qui trovi come impostare i primi mesi, come si lavora sulla diffidenza e sull’abbaio senza spegnere il cane, e quali sport gli calzano.

Sommario

Perché ha bisogno di un lavoro

Due Appenzeller che corrono su un sentiero di campagna

Questo cane è stato selezionato per stare fuori tutto il giorno a spostare bestiame e poi fare il turno di notte davanti alla stalla. Quella macchina lì non si spegne perché ti sei trasferito in villetta. Se non gli dai un compito, se lo trova: il compito che sceglie da solo di solito è abbaiare a tutto quello che passa, scavare, oppure prendersi la gestione della casa e decidere lui chi entra.

La regola pratica è semplice: due uscite vere al giorno, dove vera vuol dire movimento e naso, non il giro dell’isolato al guinzaglio corto, più qualcosa da risolvere con la testa. Un Appenzeller che ha camminato un’ora in collina e poi ha cercato dieci pezzetti di cibo in giardino è un cane che la sera dorme. Un Appenzeller che ha fatto solo il giardino è un cane che alle undici di sera sente un rumore a duecento metri e te lo comunica.

Come si gestisce la diffidenza verso gli estranei

La diffidenza è scritta nello standard, quindi non è un problema da risolvere: è un tratto da incanalare. L’errore classico è trattarla come cattiveria e reagire con la forza, e l’errore opposto è ignorarla sperando che passi da sola. Non passa. Quello che funziona è la socializzazione da cucciolo, fatta bene e presto: gente diversa, posti diversi, rumori diversi, sempre a distanza gestibile e sempre finendo con una cosa piacevole.

Appenzeller in piedi sull'argine di un canale con lo sguardo attento

L’obiettivo non è un cane che ami gli sconosciuti, perché non ci arriverai. L’obiettivo è un cane che, quando arriva qualcuno, guardi te invece di decidere da solo. Quel passaggio lì è tutto il lavoro. Insegnargli un comando di richiamo dal cancello, premiare l’abbaio che si ferma quando lo dici tu invece di punire l’abbaio che parte, e presentargli le persone nuove in movimento e non faccia a faccia: sono tre cose banali che cambiano completamente il cane che avrai a tre anni.

Gli sport giusti per un Appenzeller

Due Appenzeller seduti su una strada innevata

Il treibball è quasi imbarazzante quanto gli calza: si tratta di spingere grandi palloni dentro una porta seguendo le indicazioni del conduttore, cioè di condurre qualcosa verso un punto, che è esattamente il suo mestiere di famiglia tradotto in palestra. Poi funzionano benissimo il rally obedience, che tiene insieme obbedienza e movimento senza la rigidità del ring, e la nose work, che stanca un cane sveglio molto più di una corsa.

Per il resto è un cane atletico e resistente, con un’ossatura solida e un fisico compatto: il dog trekking è casa sua, e sui percorsi di montagna regge un passo che stanca il padrone prima di lui. L’agility gli piace, va detto, ma è un cane robusto e non un levriero: meglio farla crescere con calma e non caricare i salti prima che le articolazioni siano chiuse, cosa che tra l’altro vale per tutti. E se lo sport organizzato non fa per te, va bene lo stesso: bastano un tapis roulant di odori in giardino, qualche gioco di attivazione mentale e passeggiate lunghe dove può usare il naso.

Gli errori che si fanno con questa razza

Il primo è prenderlo per l’aspetto. È un cane bellissimo, tricolore, con quella coda che fa girare la gente per strada, e capita che qualcuno lo scelga così, guardando le foto. Poi si accorge di aver portato a casa un cane da lavoro con la voce grossa e la testa dura, e comincia a chiedersi cosa c’è che non va in lui. Non c’è niente che non va: è quello che c’era scritto sulla scatola.

Il secondo è la mano pesante. Con un cane sicuro di sé e senza paura, alzare la voce o strattonare produce due risultati e nessuno è quello che volevi: o si irrigidisce e ti tiene testa, o si chiude e smette di collaborare. Funziona molto meglio dargli il perché di quello che gli chiedi, essere prevedibile e non cambiare le regole a seconda dell’umore. Il terzo errore è aspettare. Con l’Appenzeller le fondamenta si mettono nei primi mesi, e il costo del ritardo si paga tutto insieme intorno all’anno e mezzo, quando arriva l’adolescenza e il cane prova a vedere se le regole valgono ancora.