Storia ed origine del Rottweiler
Dalle legioni romane al cane del macellaio: come è nata la razza
Il Rottweiler è una delle poche razze che può raccontare duemila anni di mestiere. Comincia con i cani che accompagnavano le legioni romane oltre le Alpi, passa per un mercato del bestiame nel sud della Germania, diventa il cane dei macellai e rischia di sparire quando arrivano i treni. Poi, nel 1910, una seconda vita come cane da polizia. In questa pagina trovi le tappe verificate, il significato del suo nome e perché la selezione tedesca è ancora oggi il metro di paragone.
I cani delle legioni e il valico delle Alpi
Lo dice lo standard ufficiale, non la leggenda: le origini del Rottweiler risalgono all’epoca romana, quando cani da conduzione accompagnavano le legioni per spostare e proteggere le mandrie che sfamavano l’esercito. Una delle vie militari romane valicava le Alpi e scendeva fino al lago di Costanza, arrivando nella zona dove oggi c’è la città di Rottweil.
Lì quei cani si sono incrociati naturalmente con i cani locali, e da quell’incontro è nato il tipo che poi diventerà la razza. Il compito principale si è precisato col tempo: condurre e custodire le mandrie e difendere il padrone e le sue cose. Sono le due cose che un Rottweiler sa fare ancora oggi senza che nessuno gliele insegni, ed è utile ricordarselo quando si porta a casa un cucciolo.
Il cane del macellaio di Rottweil
Rottweil era una città libera e un pronunciato mercato del bestiame, e qui la storia diventa concreta. Ogni macellaio della zona aveva diversi di questi cani, e la razza prende il nome dalla città: veniva chiamato il cane del macellaio di Rottweil, il Rottweiler Metzgerhund. Il lavoro era triplo: portare le bestie al mercato, tirare il carretto con la carne e proteggere l’incasso della giornata, che secondo la tradizione il macellaio legava al collo del cane, perché era il posto più sicuro del mondo.
La cosa importante, per capire la razza di oggi, è come veniva allevato: i macellai selezionavano esclusivamente per prestazione e utilità, non per l’aspetto. Volevano cani forti, resistenti, calmi e intelligenti, e quello che è arrivato fino a noi è il risultato di generazioni scelte con questo criterio. Se ti chiedi perché un Rottweiler ben allevato è un cane placido che lavora volentieri, la risposta sta nel banco di una macelleria dell’Ottocento.
La quasi sparizione e la seconda vita del 1910
Verso la fine dell’Ottocento arrivano le ferrovie e i mezzi a motore, e la conduzione delle mandrie a piedi non serve più. Il mestiere del cane del macellaio scompare in pochi decenni e con esso quasi la razza: i numeri crollano e il Rottweiler resta in pochissime mani.
Il salvataggio arriva dal fronte più inatteso. All’inizio del Novecento la polizia tedesca cerca razze da impiegare nel servizio e mette alla prova diversi cani: il Rottweiler risulta subito particolarmente adatto e nel 1910 viene ufficialmente riconosciuto cane da polizia. È il momento che riscrive il suo destino, e anche la sua immagine pubblica: da cane dei mercati diventa il cane in uniforme, con tutto quello che comporta nel modo in cui la gente lo guarda ancora oggi.
L’ADRK e la severità tedesca
Negli anni Venti nasce in Germania l’ADRK, l’Allgemeiner Deutscher Rottweiler Klub, che diventa l’unico club di razza riconosciuto e imposta una regola semplice: si riproduce solo chi dimostra di meritarlo. Non basta un bel cane: servono valutazione della struttura, controlli sanitari e soprattutto una prova sul carattere, perché in una razza da cinquanta chili i nervi saldi non sono un vezzo da esposizione.
L’ADRK è anche il motivo per cui oggi il Rottweiler ha la coda: il club vieta la caudectomia e non riconosce come Rottweiler un cane con la coda tagliata. Questo approccio ha lasciato un’impronta su tutta la razza nel mondo, ed è la ragione per cui, quando si parla di linee, la Germania resta il metro di paragone: chi seleziona sul lavoro parte da lì.
Rottweiler tedesco e Rottweiler americano: la differenza vera
Sono due delle ricerche più frequenti sulla razza, quindi mettiamo ordine: non sono due razze e non sono nemmeno due varietà ufficiali. Un Rottweiler è un Rottweiler, e lo standard di riferimento internazionale è uno solo, quello FCI numero 147. La differenza sta nel sistema di selezione dietro il cane, e quella sì che pesa.
In Germania l’ADRK chiede ai riproduttori di superare un test di idoneità alla riproduzione, con valutazione di salute, struttura e carattere, e in molti casi anche prove di lavoro: chi non passa, non fa cuccioli. Negli Stati Uniti l’AKC registra i cani ma non impone prove ai riproduttori, e lo standard americano ammette la coda tagliata. Nel tempo questo ha prodotto differenze percepibili nel tipo e nel temperamento medio, non perché gli americani siano cattivi allevatori, ma perché due filtri diversi danno due popolazioni diverse. Quando in un annuncio italiano leggi linea americana, la domanda giusta non è da che parte dell’oceano viene: è quali test hanno fatto i genitori.
Il Rottweiler oggi, in Italia e nel mondo
Oggi lo standard FCI colloca il Rottweiler nel gruppo 2, tra i molossoidi di tipo mastino, e lo classifica come razza con prova di lavoro: sulla carta e nei fatti resta un cane da servizio. La voce utilizzazione dice tutto in tre parole: cane da compagnia, da servizio e da lavoro, in quest’ordine.
In Italia la razza è molto diffusa e molto fraintesa, con due mondi che convivono a fatica: da una parte gli allevamenti che fanno i test, portano i cani in campo e ti fanno le domande prima di venderti un cucciolo; dall’altra un mercato di annunci che vende chili e muscoli a chi cerca un cane da esibire. Il paradosso di questa storia lunghissima è che il Rottweiler è nato come cane da lavoro di gente pratica, e la cosa peggiore che gli è capitata è diventare un simbolo.

