Carattere e descrizione del Pastore Australiano
Aspetto, colori del manto e temperamento: il ritratto completo della razza
Il Pastore Australiano è uno di quei cani che tutti riconoscono e pochi conoscono: il manto merle e gli occhi azzurri hanno fatto il giro dei social, il resto della razza è rimasto indietro. Qui trovi com’è fatto per lo standard, misure alla mano, i quattro colori ufficiali con le foto, la verità sui presunti nano, mini e toy e il capitolo che conta più di tutti: che carattere ha, cosa chiede ogni giorno e a chi non va dato. C’è anche la parte scomoda, cioè salute e quanto vive, con i numeri veri.
Sommario
Il Pastore Australiano in breve
Un cane da lavoro americano di taglia media, atletico, con una testa che lavora tutto il giorno e un legame con la sua gente che si nota da lontano. Prima dei dettagli, la carta d’identità in dieci secondi.
Come è fatto: taglia, corpo e movimento

Lo standard FCI lo descrive in tre parole: equilibrato, leggermente più lungo che alto, di taglia e ossatura medie. Un maschio sta tra i 51 e i 58 cm al garrese, una femmina tra i 46 e i 53. Non è un cane grosso e non deve esserlo: deve essere solido senza pesantezza, muscoloso e agile, capace di cambiare direzione all’istante. Il peso non compare in nessuno standard, né FCI né americano, perché conta l’armonia più del numero sulla bilancia.
Per orientarti comunque: un maschio adulto in forma sta di solito tra i 23 e i 29 kg, una femmina tra i 18 e i 25. Se ti stanno proponendo un Aussie da 35 kg, quello non è un Pastore Australiano tipico, è un cane fuori tipo.
Il movimento è il suo biglietto da visita: fluido, radente, che copre terreno con poco sforzo. Un Aussie che trotta in campagna sembra non consumare energia, ed è esattamente il punto: è nato per stare dietro alle bestie tutto il giorno, non per fare uno scatto e mettersi a dormire.
Il manto: doppio, medio, e la bufala del pelo corto
Il pelo è di media lunghezza e media texture, liscio o leggermente ondulato, con il sottopelo che si infittisce o si alleggerisce a seconda del clima in cui vive il cane. È corto e liscio su testa, orecchie, davanti degli arti e sotto i garretti; dietro le zampe e sulle cosce ha le frange, e sul collo e sul petto ha la gorgiera, più vistosa nei maschi. È un mantello da lavoro all’aperto: tiene fuori acqua e freddo, e chiede una spazzolata seria a settimana, che diventano tre quando arriva la muta.
Sul pelo corto mettiamo un punto: il Pastore Australiano a pelo corto non esiste come varietà, a differenza di razze che ne hanno due riconosciute. Se cerchi quella parola perché hai visto un Aussie con il pelo sorprendentemente raso, le spiegazioni sono tre: è un cucciolone che non ha ancora messo il pelo adulto, è un cane appena tosato, oppure non è un Aussie puro. Aggiungiamo la nota antipatica ma utile: tosare un Aussie non è una buona idea, il doppio pelo lo protegge anche dal caldo e ricresce male.
I quattro colori: blue merle, nero, red merle e rosso
Qui lo standard è chiarissimo e molto più stretto di quanto si creda: i colori ammessi sono quattro, ovvero blue merle, nero, red merle e rosso, tutti con o senza pezzature bianche e con o senza focature, senza ordine di preferenza. Fine. Tutto quello che senti in giro, dal lilac al champagne, è una fantasia di marketing su una di queste quattro basi.
Il bianco è ammesso solo in alcune zone: collo, petto, arti, sotto il muso e come lista in testa. Le macchie bianche sul tronco sono squalificanti in tutti i colori, e gli occhi devono essere circondati da pigmento. Non è pignoleria da esposizione: il bianco in eccesso in questa razza viaggia insieme ai problemi di vista e udito. Un’ultima cosa che sorprende chi prende un cucciolo merle: i merle si scuriscono crescendo, lo dice lo standard stesso.
Foto dei quattro colori: Martin Voss (CC BY-SA 3.0), Justina747 (CC BY-SA 4.0), ShaharHerg (CC BY-SA 4.0) e Appalousa (CC BY-SA 3.0), via Wikimedia Commons.

Tre colori uno accanto all’altro: black tri, red tri e blue merle. Foto di JoDi, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
Gli occhi: marroni, azzurri, ambra e tutte le combinazioni
Gli occhi azzurri sono uno dei motivi per cui questa razza è diventata virale, e la buona notizia è che sono perfettamente regolari: lo standard ammette marrone, blu, ambra e qualunque variazione o combinazione, comprese le screziature e le marmorizzazioni. Un cane con un occhio azzurro e uno marrone è nello standard. Un cane con due iridi mezze azzurre e mezze ambra è nello standard. L’unica cosa che deve essere sempre presente è il pigmento intorno all’occhio.
Attenzione a un’idea che gira: l’occhio azzurro non è un difetto e non rende il cane cieco o sordo. Il problema non è l’occhio chiaro in sé, è il doppio merle, cioè il cucciolo nato da due genitori merle: lì i danni a vista e udito sono frequenti e gravi. È una scelta di chi accoppia, non una caratteristica della razza, e nell’ultimo capitolo della pagina allevamento ti spieghiamo come accorgertene in tempo.
La coda: naturale, corta di nascita, e cosa dice la legge in Italia
La domanda torna spesso, perché in giro vedi Aussie con la coda lunga e Aussie che sembrano non averla. Lo standard parla chiaro: la coda è diritta, naturalmente lunga oppure naturalmente corta; quando è corta di nascita o accorciata, non deve superare i 10 cm. La coda corta di nascita esiste in questa razza, si chiama natural bobtail ed è una variante genetica diffusissima: in uno studio su 2.595 Aussie europei l’allele responsabile è stato trovato in oltre il 60% dei cani come portatori.
La parte legale conta: in Italia il taglio della coda è vietato come mutilazione, e un allevatore seriamente in regola non ti proporrà mai cuccioli caudectomizzati. Quindi se vedi un Aussie italiano con la codina corta, nella quasi totalità dei casi è nato così. E no, la coda lunga non è un difetto: lo standard mette le due varianti sullo stesso piano.
Nano, mini, toy: cosa stai comprando
Il gruppo di ricerche su pastore australiano nano, mini e toy vale da solo più di mille query al mese, quindi conviene essere precisi. Il Pastore Australiano ha una taglia sola. Esiste però una razza vicina e più piccola, il Miniature American Shepherd, che la FCI ha riconosciuto nel 2019 con il numero 367 e che in Italia ha pedigree dal dicembre dello stesso anno. Non è un Aussie nano: è una razza a sé, con il suo standard, nata negli Stati Uniti selezionando i soggetti più piccoli.
La regola pratica: se un annuncio dice toy, o promette un adulto da sei chili, o ti garantisce l’altezza definitiva a otto settimane, stai parlando con chi vende una suggestione. A otto settimane sono tutti piccoli, e nessuno può dirti quanto resterà tale: si guardano i genitori, non le promesse. Chiedi che razza c’è scritta sul pedigree: Australian Shepherd e Miniature American Shepherd sono due voci diverse, e sapere quale hai in casa cambia le aspettative su taglia, salute e prezzo.
Il carattere: un cane che vuole un compito, non un padrone
Lo standard lo definisce intelligente cane da lavoro con forte istinto di conduzione e di guardia, compagno leale con la resistenza per lavorare tutto il giorno. Tradotto nella vita di tutti i giorni: il Pastore Australiano non è un cane che ti sta accanto, è un cane che lavora con te. Ti guarda per capire cosa si fa adesso, e se non gliela dai tu, la risposta se la trova da solo. Non è un cane che si accontenta di esistere.
La differenza col Border Collie, che tutti gli accostano, sta nel modo di lavorare e nel modo di stare al mondo. L’Aussie spinge il gregge da dietro, usando corpo e voce, il Border lo controlla a distanza con lo sguardo. Sul divano si vede: il Border è un ossesso del compito, l’Aussie è più fisico e sociale, più incline a stare in squadra e leggermente più facile da spegnere quando si torna a casa.
Riservato con gli sconosciuti, e va bene così
C’è una riga nello standard che spiega metà dei malintesi su questa razza: può essere piuttosto riservato ai primi incontri. Non timido, non aggressivo: riservato. Il tipico Aussie ben nato non salta addosso agli estranei, prende le misure, valuta e poi decide. Con la sua famiglia è un cane appiccicoso e affettuoso, con il corriere è un professionista che ti avvisa.
Il rovescio della medaglia è che, se la socializzazione da cucciolo viene fatta male o non viene fatta, quella riservatezza scivola verso la diffidenza vera, e un cane da pastore diffidente e in tensione abbaia, controlla, si preoccupa di tutto. Se rientri a casa e il tuo Aussie di otto mesi latra a ogni passo sulle scale, la domanda giusta non è perché è diventato nervoso, è quante persone e situazioni diverse ha incontrato con calma nei suoi primi mesi.
Quando si annoia: il conto lo paga la casa
Un Pastore Australiano senza niente da fare si inventa un lavoro, e il lavoro che sceglie di solito non ti piace: radunare i bambini che corrono, mordicchiare i talloni, inseguire le biciclette, smontare il battiscopa, abbaiare a tutto quello che si muove oltre il cancello. Non è cattiveria e non è dispetto: è un cane da conduzione che applica il suo istinto al materiale che ha a disposizione, cioè la tua famiglia.
Il numero onesto: servono almeno due ore al giorno tra movimento vero e attività di testa, ogni giorno, festivi compresi. E la parte di testa non è opzionale: mezz’ora di ricerca olfattiva o di esercizi lo stanca più di un’ora di palla lanciata, che invece lo carica come una molla. Il giardino, da solo, non è mai la risposta: un Aussie in giardino non si stanca, si annoia in un posto più grande.
Con la famiglia, i bambini e gli altri cani
In casa è un cane equilibrato e di buon carattere, raramente attaccabrighe, dice lo standard, e l’esperienza lo conferma: con i suoi è tenero e collaborativo. Con i bambini funziona, a due condizioni: che i bambini imparino a non correre urlando in cerchio, perché quello attiva l’istinto di conduzione, e che il cane abbia un posto suo dove nessuno lo disturba.

Con gli altri cani va di solito bene, se è cresciuto incontrandoli. Con gatti e animali di casa convive senza problemi, mettendo in conto che qualcuno prima o poi verrà radunato con garbo. E una nota per chi vive in appartamento: si può, e conosciamo Aussie perfettamente felici al terzo piano in centro. Ma l’appartamento raddoppia il lavoro dell’umano, perché tutto quello che il cane deve scaricare va programmato e portato fuori. Se l’idea è che il cane si arrangi, non è la razza giusta.
Salute e quanto vive un Pastore Australiano
Partiamo dalla domanda secca: un Pastore Australiano vive intorno ai 12 anni. Il dato più solido che esista sulla razza è l’indagine di longevità dell’ASHGI del 2017 su 1.502 cani, che ha trovato una vita mediana di 11,6 anni; i soggetti che muoiono di vecchiaia e non di malattia arrivano a una mediana di 14,3 anni. È una razza rustica, ma con un catalogo genetico da conoscere prima di comprare, non dopo.
La cosa che nessun proprietario di Aussie può ignorare si chiama MDR1: una mutazione che rende il cane incapace di smaltire alcuni farmaci comuni, con reazioni che possono arrivare a essere fatali. Secondo la Washington State University, che l’ha scoperta, la porta circa metà dei soggetti della razza. Il loperamide, cioè il banale antidiarroico da banco, va evitato in tutti i cani con la mutazione, e nella lista dei farmaci a rischio ci sono anche acepromazina, butorfanolo, ciclosporina e diversi chemioterapici. Gli antiparassitari commerciali, alle dosi da etichetta, sono invece testati come sicuri. Il test costa poco, si fa una volta nella vita e va scritto sul libretto: se il tuo cane è positivo, il veterinario deve saperlo prima di sedarlo, non dopo.
Sugli occhi la razza chiede attenzione: cataratta ereditaria e anomalia dell’occhio del collie sono le voci principali, tutte con test del DNA disponibili. Sull’ortopedia si radiografano anca e gomito dei riproduttori. E poi c’è il capitolo che pesa di più sulle statistiche: nell’indagine ASHGI il cancro ha spiegato quasi un terzo dei decessi, con emangiosarcoma e linfoma davanti a tutti, e l’epilessia è l’unica causa non tumorale con numeri significativi, intorno al 4%. Sono dati di una survey di club, non di uno studio clinico, e ci teniamo a dirlo: servono per sapere cosa chiedere all’allevatore, non per allarmarsi.
A chi è adatto e a chi no, detto senza giri di parole
È il cane giusto se vuoi fare qualcosa con un cane: sport cinofili, escursioni lunghe, lavoro sul gregge, ricerca olfattiva, o semplicemente una vita all’aperto tutti i giorni. È perfetto per chi ha voglia di imparare, perché restituisce ogni minuto investito moltiplicato: un Aussie allenato è un cane che capisce le cose al volo e collabora con un entusiasmo contagioso. Va bene con i bambini di famiglia, va bene in appartamento se l’umano è organizzato, va bene come primo cane a patto che il primo cane sia una scelta ragionata e non un colpo di testa davanti a un video.
Non è il cane giusto se lavori dieci ore fuori casa e la sera sei distrutto, se cerchi un cane da lasciare in giardino, se ti serve un cane che si adatti a un weekend attivo e cinque giorni di divano. Non è il cane giusto se ti innamori del manto merle e del resto vedrai: gli Aussie che finiscono in canile o restituiti all’allevatore hanno quasi tutti tra i dodici e i diciotto mesi, l’età in cui la razza presenta il conto delle energie non spese. Se rientri a casa e trovi il disastro, la domanda giusta non è cosa c’è che non va in lui, è cosa gli è mancato oggi.





