Storia ed origine del Barboncino

Dal riporto delle anatre ai salotti di mezza Europa: la vera storia del Barbone

Il Barboncino ha la fama del cane frivolo: fiocchi, toelettature scultoree, salotti. La sua storia racconta l’esatto contrario. Questo è un cane nato per buttarsi in acque gelide a recuperare anatre, e tutto quello che oggi sembra vezzo, dal taglio del pelo al nome che porta, è nato lavorando. In questa pagina trovi la storia vera della razza: le origini da cane da acqua, la disputa tra Francia e Germania, l’arrivo nei salotti e nel circo, fino alle quattro taglie di oggi.

Un cane da acqua, altro che salotto

Il Barbone discende dalla grande famiglia dei cani da acqua europei, e il suo parente più stretto è il Barbet, il cane da acqua francese da cui prende il nome italiano. Il mestiere era il riporto della selvaggina acquatica: il cacciatore abbatteva l’anatra in palude e il cane si tuffava a recuperarla, con qualsiasi tempo. Per quel lavoro servivano un manto lanoso che tenesse caldo anche fradicio, un fisico da nuotatore e una collaborazione totale con l’uomo. Sono esattamente le tre cose che il barboncino si porta dietro ancora oggi.

Perfino la tosatura più famosa, quella che oggi fa sorridere, nasce in acqua: si alleggeriva il posteriore per nuotare meglio e si lasciava il pelo lungo su torace e articolazioni per proteggerli dal freddo. Solo molto dopo è diventata una questione di stile.

Il nome lo tradisce

Se hai dubbi sul passato acquatico della razza, bastano i dizionari. In francese si chiama caniche, che viene da canard, l’anatra. In tedesco è Pudel, dall’antico pudeln, che significa sguazzare, e da lì arriva l’inglese poodle. E il barbone italiano viene dalla barba, il muso peloso tipico dei cani da acqua come il Barbet.

Tre lingue diverse, tre nomi che raccontano lo stesso mestiere: un cane bagnato con un’anatra in bocca. Difficile essere più chiari di così.

Francia o Germania?

Su dove sia nato di preciso, la disputa è aperta da più di un secolo: i francesi lo rivendicano come discendente diretto del Barbet, i tedeschi fanno notare che il Pudel da loro lavorava già secoli fa. La verità probabile è che i cani da acqua ricci fossero diffusi in mezza Europa e che ogni paese abbia selezionato i suoi.

La questione l’ha chiusa, almeno sulla carta, la federazione cinofila internazionale: il patronato della razza è della Francia, e lo standard ufficiale, il numero 172, è francese. Ai tedeschi resta la consolazione di avergli dato il nome che usa tutto il mondo anglofono.

Dai nobili al circo

Già tra Seicento e Settecento il Barbone aveva iniziato la sua seconda carriera: dai pantani ai salotti. L’aristocrazia europea se ne innamorò, e la razza compare nei ritratti d’epoca accanto a dame e sovrani, spesso con tosature già elaborate. Era il cane elegante per eccellenza, ma la testa da lavoratore non era sparita: aveva solo cambiato impiego.

L’Ottocento gli trovò il terzo mestiere: il circo. Nessuna razza imparava numeri complessi con quella velocità, e i barboni ammaestrati divennero un classico degli spettacoli viaggianti di mezza Europa. Nel frattempo la selezione lavorava sulle dimensioni: accanto al Barbone grande da lavoro comparivano soggetti sempre più piccoli, pensati per la sola compagnia. Ed è lì che nasce anche il pasticcio dei nomi che ci portiamo dietro oggi: le taglie piccole si sono prese il diminutivo, barboncino, e in Italia il nome della razza è finito per indicare soltanto il fratello grande. Sul pedigree, invece, sono tutti Barbone con la loro taglia accanto.

Le quattro taglie e il boom moderno

Il Novecento ha dato alla razza la forma che conosciamo: uno standard unico con quattro varietà di taglia, dal Toy al Grande, caso più unico che raro in cinofilia. Il boom di popolarità è arrivato nel dopoguerra e non si è più fermato: per decenni il Barbone è stato stabilmente tra le razze più diffuse del mondo, e in Italia il barboncino nelle taglie piccole resta uno dei cani più amati e richiesti in assoluto.

L’ultima pagina della storia è recentissima: il nuovo standard del 2024 ha aperto ufficialmente ai soggetti particolori, i mantelli bicolori col bianco che per un secolo erano rimasti fuori dai ring. Segno che anche una razza con quattro secoli di storia documentata continua a evolversi.

Il Barbone nasce come cane da riporto in acqua, erede dei cani da acqua europei e parente stretto del Barbet francese. Il nome, in ogni lingua, racconta quel mestiere: caniche viene dall’anatra, Pudel e poodle dallo sguazzare, barbone dalla barba del muso. Conteso tra Francia e Germania, il patronato ufficiale è francese. Dai pantani è passato ai salotti dell’aristocrazia, poi ai circhi dell’Ottocento, fino a diventare il cane da compagnia per eccellenza in quattro taglie. La fama da cane frivolo è l’unico pezzo della sua storia che non corrisponde al vero.