Per anni una trentina di Comuni della Sardegna hanno portato i loro randagi al Canile Europa, alla periferia di Olbia e lo hanno pagato in base ai cani che ospitava. Adesso la Corte dei conti, il giudice che decide quando qualcuno ha fatto perdere soldi pubblici, ha stabilito che quei conti non tornavano: i registri segnavano più cani di quelli presenti. I certificati su vaccini e cure non avevano riscontro nelle carte. I due gestori dovranno restituire 199.642,94 euro a quattordici Comuni. Con loro sono stati condannati due veterinari dell’azienda sanitaria, che avrebbero dovuto controllare. La Procura contabile aveva contestato oltre 1,4 milioni, ma gran parte dei pagamenti era troppo vecchia per essere recuperata.
Cos’era il Canile Europa di Olbia?
Il Canile Europa stava a Pedres, vicino al castello medievale che dà il nome alla zona. Lo gestiva un’associazione di volontariato, il Movimento per la biodiversità. Il direttore sanitario era un veterinario, marito della presidente. Le indagini sul canile vanno avanti dalla fine degli anni Novanta. Per molto tempo sono finite con un’assoluzione: due nel 2005 per maltrattamento e truffa, l’ultima nel 2013, che era la quinta.
L’8 aprile 2019 la Guardia di Finanza, insieme alle guardie zoofile dell’ENPA, ha sequestrato la struttura. Secondo i finanzieri il canile era autorizzato a tenere 300 animali e ne ospitava oltre 500. Da lì sono partite due strade diverse, che vanno tenute separate: quella penale, che riguarda i reati e decide se qualcuno va punito, e quella della Corte dei conti, che riguarda i soldi e decide se qualcuno li deve restituire.
Cosa ha deciso la Corte dei conti?
Il meccanismo che la Corte ha ricostruito è quello di quasi tutti i canili convenzionati d’Italia. Il Comune affida i cani catturati sul suo territorio a una struttura, firma una convenzione e paga una quota legata al numero di animali ospitati e ai servizi che vanno garantiti, come le vaccinazioni, le cure e la sterilizzazione. Il Comune paga fidandosi dei registri e delle attestazioni sanitarie che riceve.
Al Canile Europa, secondo i giudici, i registri delle presenze non erano corretti e in alcuni casi indicavano più cani di quelli che stavano nei box. Le autocertificazioni sui requisiti della struttura non erano vere. Le vaccinazioni e i trattamenti sanitari dichiarati non trovavano riscontro nella documentazione. La sentenza elenca anche le condizioni dei cani: nessuna scheda clinica individuale, cure non registrate, femmine non sterilizzate, problemi di igiene, box sovraffollati e poche adozioni. Come riporta Olbianova, i due gestori sono stati condannati insieme, per dolo, a restituire l’intera somma. I due veterinari dell’ASL sono stati condannati per colpa grave e in via sussidiaria, cioè pagano se i gestori non lo fanno.
Quanto riavrà ogni Comune?
La differenza fra 1,4 milioni e meno di 200.000 euro non dice che il danno era più piccolo. Dice che la Corte dei conti può chiedere indietro i soldi solo per un certo tempo: la regola generale è di cinque anni. Per gran parte dei pagamenti quel tempo era passato quando la Procura contabile è arrivata. Per questo i Comuni che hanno pagato il canile erano 33 e quelli che riavranno qualcosa sono 14. Tempio Pausania da sola vale quasi metà della somma.
È una sentenza di primo grado. I condannati possono impugnarla davanti alla sezione d’appello della Corte dei conti. Riavere i soldi, poi, è un’altra storia: una condanna contabile va eseguita come un qualsiasi credito e dipende da cosa hanno i condannati.
A che punto è il processo penale?
Il processo penale è ancora aperto. Il 18 dicembre 2025 il giudice dell’udienza preliminare di Tempio Pausania ha rinviato a giudizio il veterinario e la moglie. Il processo è cominciato il 19 febbraio 2026. Come ha scritto La Nuova Sardegna, sono accusati di truffa ai danni dei Comuni convenzionati, maltrattamento e uccisione di cani, indebita percezione di contributi pubblici e reati fiscali. Secondo la Procura l’associazione di volontariato era in realtà un’attività commerciale, che si presentava come associazione per partecipare ai bandi dei Comuni e pagare meno tasse. Le perizie dei veterinari dell’Università di Sassari descrivono cani malnutriti, box sporchi e piccoli, cibo scadente, infezioni e deformazioni delle zampe.
I difensori respingono tutte le accuse e dicono che dimostreranno in aula l’innocenza dei loro assistiti. Il Comune di Tempio Pausania e l’ENPA si sono costituiti parte civile. Fino alla sentenza definitiva, nel processo penale vale la presunzione di innocenza.
Chi deve contare i cani di un canile?
La legge del 1991 sul randagismo mette i cani catturati a carico dei Comuni e dà alle aziende sanitarie il compito di controllare le strutture dove finiscono. Nel caso di Olbia la Corte ha detto che il controllo è mancato da tutte e due le parti: il Comune pagava senza contare. Chi doveva contare per lui non lo faceva. È lo stesso sistema che abbiamo raccontato quando un Comune abruzzese ha messo a gara i suoi randagi a 3,50 euro al giorno e il TAR ha annullato il bando e quando a Quartu, alle porte di Cagliari, centoventi cani vivevano fra i rifiuti in un rifugio senza autorizzazione. Il cane randagio costa al Comune ogni giorno che resta in un box. Per questo il numero scritto sul registro vale quanto una fattura.
Fonti: Olbianova per la sentenza della Corte dei conti; La Nuova Sardegna e L’Unione Sarda per il rinvio a giudizio del 18 dicembre 2025; Olbia.it per il sequestro del 2019 e i processi precedenti; legge 14 agosto 1991 n. 281.





