Una donna di ventisette anni è uscita dalla stazione della metropolitana di Yuen Long, a Hong Kong, alle undici e quaranta di sabato sera, ha preso una bicicletta a noleggio e si è avviata verso casa. Un quarto d’ora dopo le telecamere di Pok Wai South Road riprendono tre o quattro cani che la inseguono lungo la pista ciclabile. È stata trovata priva di sensi poco dopo la mezzanotte, una trentina di metri più avanti. È morta in ospedale alle due e nove. L’esame preliminare parla di lacerazioni a testa, collo, braccia e gambe compatibili con morsi e considera mortali quelle alla testa e al collo; l’autopsia vera deve ancora essere fatta. La domanda a cui adesso lavorano le autorità non è quali cani, ma di chi: i tre meticci catturati la notte stessa sono stati portati in un centro per controllare se hanno il microchip, perché da lì dipende se erano randagi o cani di qualcuno lasciati liberi.
Aggiornamento del 25 settembre 2026: in cinque giorni di ricerche sono stati catturati otto cani, tre con il microchip. Uno è intestato al fondatore di un’associazione, che lo aveva sterilizzato e lasciato a una donna anziana e adesso è incriminato. Se quel cane fosse fra quelli dell’aggressione lo dirà il test del DNA. Chi è il volontario e perché il cane era a suo nome.
Cosa è successo a Pok Wai South Road
Lunedì pomeriggio una ventina di uomini del dipartimento agricoltura, pesca e conservazione, insieme alla polizia, ha battuto due chilometri di strada fra Pok Wai South Road e Pok Wai West Road con scudi, lacci e fucili a siringa. Hanno controllato anche un magazzino di Kam Pok Road dove stavano diversi cani: quelli erano tutti microchippati. L’aggressione in sé non è ripresa da nessuna telecamera, si vede solo l’inseguimento.
Il segretario per la sicurezza Chris Tang ha spiegato perché non verranno installate telecamere in quel tratto. La frase dice molto sul tipo di problema: «Anche un ladro si lascia dissuadere da una telecamera e rinuncia; i cani non sanno che hai installato una telecamera e decidono di non mordere». Tang ha aggiunto di aver abitato in zona e di aver percorso quella strada in bicicletta senza mai incontrare randagi aggressivi. Il dipartimento cattura circa quattrocento cani vaganti l’anno. Quelli che nessuno reclama restano in custodia in media cinquantatré giorni.
Cosa dicono oggi le regole di Hong Kong?
Le regole di Hong Kong sui cani partono da un criterio che in Italia non esiste: il peso. Il regolamento sui cani pericolosi divide i cani in tre gruppi. Ci sono quattro razze da combattimento, che non si possono importare né far riprodurre e che in pubblico vanno sterilizzate, con museruola, guinzaglio corto e un collare apposta. Ci sono i cani che un giudice ha dichiarato pericolosi dopo un’aggressione grave o dopo aggressioni ripetute, con gli stessi obblighi. E poi ci sono tutti i cani che pesano venti chili o più: per loro l’obbligo è il guinzaglio, non più lungo di due metri, ogni volta che escono.
Gli importi sono convertiti al cambio del 21 settembre. A queste regole se ne aggiunge una che riguarda il dopo: chi ha un cane che morde qualcuno deve avvisare subito la polizia e tenere l’animale confinato.
Cosa cambierà a Hong Kong?
Quella morte arriva alla fine di un’estate pesante. Il 17 agosto, sempre a Yuen Long, un cane di grossa taglia ha ucciso due cani da compagnia vicino a un centro commerciale nel giro di venti minuti; lo stesso cane aveva ferito un corgi il 10 luglio. Il proprietario è stato arrestato con l’accusa di non averlo tenuto al guinzaglio in almeno due occasioni. Pochi giorni dopo, dentro una struttura autorizzata per animali a Ta Kwu Ling, una donna di trentatré anni è morta sbranata da un cane.
A fine agosto il capo dell’esecutivo John Lee aveva detto che il punto sta nella responsabilità dei proprietari e che le norme sarebbero state riviste. Il 16 settembre, cinque giorni prima di questa morte, il discorso annuale di programma ha messo nero su bianco la revisione completa del regolamento sui cani pericolosi e pene più dure per chi si rifiuta di mettere il guinzaglio in pubblico, una scelta che a Hong Kong viene giustificata dicendo che il guinzaglio strozzerebbe il cane. La consultazione con il Consiglio legislativo è attesa per fine anno.
Cosa ha provato Hong Kong con i cani senza padrone?
Sul fronte dei cani senza padrone Hong Kong ha già provato la via che in Italia si chiama cane di quartiere. Fra il gennaio 2015 e il gennaio 2018 il dipartimento ha affiancato due associazioni in una sperimentazione di cattura, sterilizzazione e rilascio nello stesso posto, in due zone scelte apposta, l’isola di Cheung Chau e Tai Tong, che sta proprio nel distretto di Yuen Long. L’idea era far calare la popolazione senza sopprimere nessuno.
La valutazione indipendente presentata al Consiglio legislativo nel maggio 2018 ha detto che l’obiettivo non era stato centrato: si puntava a un calo medio del dieci per cento l’anno, a Cheung Chau il calo misurato è stato del quattordici per cento in tre anni e nell’altra zona meno. Il dipartimento non ha chiuso la porta, ha aggiornato il protocollo nel marzo 2019 e ha invitato altre associazioni a proporre zone nuove, riconoscendo che quel metodo rende in modo diverso da posto a posto. Intanto la macchina ordinaria resta quella della cattura: circa quattrocento cani l’anno.
Come funziona in Italia?
In Italia una lista di razze pericolose c’è stata per sei anni. L’ultima versione, del gennaio 2007, contava diciassette razze; l’ordinanza del marzo 2009 l’ha cancellata, con la motivazione che i morsi non erano calati e che a mordere erano anche meticci e cani vaganti. Al suo posto l’ordinanza in vigore mette il proprietario: guinzaglio non più lungo di un metro e mezzo nelle aree urbane per tutti i cani, museruola da portare con sé e da applicare in caso di rischio, e nessun peso o razza che faccia differenza.
Il nostro equivalente del cane dichiarato pericoloso esiste e funziona a valle: dopo una morsicatura il servizio veterinario accerta le condizioni dell’animale e come viene gestito. Se rileva un rischio elevato, prescrive le misure, chiede una valutazione del comportamento e iscrive il cane in un registro. Da quel momento il proprietario deve stipulare un’assicurazione di responsabilità civile e mettere sempre guinzaglio e museruola in pubblico. Il patentino, invece, in Italia resta volontario: lo organizzano i Comuni con i servizi veterinari e diventa obbligatorio solo per chi ha un cane finito in quel registro.
Sono due modi diversi di rispondere alla stessa domanda. Nel Regno Unito, dove le razze vietate sono quattro più l’XL bully, quest’anno è saltata l’assicurazione obbligatoria perché nessuna compagnia voleva più venderla. Il criterio del peso di Hong Kong ha il vantaggio di essere misurabile e il difetto di dire poco su cosa farà quel cane; il criterio italiano dipende tutto da chi tiene il guinzaglio.
Per ora a Yuen Long restano tre meticci in un centro di custodia, un microchip da leggere e un’autopsia da fare. Se i cani risultano di qualcuno, la vicenda diventa un procedimento contro una persona; se risultano senza padrone, diventa una discussione sui randagi in una città che ne cattura quattrocento l’anno. È la stessa biforcazione che si apre in Italia ogni volta che un cane morde un bambino: prima di stabilire la pena bisogna stabilire di chi è il cane.
Fonti: Hong Kong Free Press, South China Morning Post, The Standard e The Standard per le dichiarazioni di Chris Tang, Dimsum Daily per la revisione annunciata; Hong Kong Free Press e Hong Kong Free Press per i due casi di agosto; Dangerous Dogs Regulation, capitolo 167D; ordinanza del Ministero della Salute 6 agosto 2013 per il confronto con l’Italia.





