Addestramento ed educazione del Tiroler Bracke
Il naso, la voce, il richiamo e le attività adatte a un segugio di montagna
Con un cane che lo standard definisce indipendente non si lavora sull’obbedienza, si lavora sul rapporto e sul mestiere. Il Tiroler Bracke non è difficile: è un cane che ha già un lavoro in testa, e il tuo compito è dargliene uno.
In questa pagina: quanto movimento serve, i tre capitoli veri di un segugio, come si imposta un cucciolo e quali attività gli calzano.
Sommario
Di quanto movimento ha bisogno

Almeno due ore al giorno, e il tipo di movimento conta quanto la quantità. Lo standard descrive un’andatura che copre terreno, molto rapida e resistente: è un cane costruito per stare fuori tutto il giorno.
Il terreno giusto è quello vario: bosco, salite, sottobosco, cose da annusare. Un’ora di sentiero vale tre ore di marciapiede, e su un segugio non è un modo di dire.
Ma la parte che lo stanca è il naso. Mezz’ora di traccia fatta bene lo svuota più di una passeggiata lunga, e ha il vantaggio di poterla fare anche d’inverno e anche in poco spazio.
Il clima non è un problema. Doppio pelo fitto, sottopelo grossolano e ventre peloso: è un cane costruito per il freddo alpino, e nella neve è a casa sua. Il caldo umido dell’estate italiana, invece, va gestito uscendo presto e tardi.
Sull’acqua: non è un cane da acqua per mestiere, ma non la evita affatto, e il riporto in acqua è un ottimo modo per variare il lavoro.
I tre capitoli veri: naso, voce e richiamo

Su un segugio ci sono tre cose che decidono la convivenza, e due delle tre non si eliminano: si indirizzano.
Il naso va usato, non contenuto. Se non gli date tracce voi, se le trova da solo, e quelle che trova da solo portano sempre dalla parte sbagliata. Si comincia da cucciolo con bocconcini nascosti, poi tracce corte, poi pista artificiale.
La voce è parte del mestiere. Un segugio dà voce sulla traccia calda e vicino alla selvaggina, e questo standard lo scrive fra le qualità richieste: dando voce chiaramente. Non si toglie. Si gestisce insegnando presto che l’abbaio a vuoto in casa non serve, e soprattutto non lasciandolo annoiato.
Il richiamo è il punto delicato. Un cane selezionato per lavorare in modo indipendente, quando aggancia una pista, non vi sente. Non è disobbedienza: è il motivo per cui esiste. Si lavora da cucciolo in campo chiuso, con rinforzi che valgano più di un capriolo, e si accetta che in un bosco pieno di selvatico il guinzaglio lungo non sia una sconfitta.
Sul metodo: coerenza e rinforzo positivo. Lo standard mette il temperamento timido fra i difetti, ma questo non vuol dire che regga la durezza. Un segugio trattato male smette semplicemente di collaborare, e con un cane indipendente la collaborazione è tutto quello che hai.
Come si imposta un cucciolo
I primi mesi con un segugio si giocano su quattro cose, e nessuna è complicata.
Il naso, subito e per gioco. Bocconcini nascosti in casa, poi tracce di dieci metri in giardino. Non serve un campo e non serve un istruttore: serve che l’abitudine a cercare insieme a te nasca prima dell’abitudine a cercare da solo.
Il richiamo, ogni giorno e sempre come una cosa che conviene. Non aspettare i sei mesi: a sei mesi il naso ha già preso il comando.
Il mondo, presto. Non è un cane diffidente, ma un cucciolo che cresce in canile e vede solo il bosco fa fatica in città.
La solitudine, gradualmente. È un cane da muta e sta male da solo se non ci è mai stato abituato.
E una nota sulla crescita: è un cane di taglia media che a un anno ha finito, ma nei primi mesi le camminate lunghe in montagna vanno dosate.
Le attività adatte al Tiroler Bracke

Tutto quello che si fa con il naso, e poco altro. È una razza riconosciuta con prova di lavoro, e la prova di lavoro dice già dove sta il suo talento.
La pista di sangue è la disciplina che gli calza meglio in assoluto: il recupero del selvatico ferito è scritto nella riga dell’utilizzazione dello standard.
Il mantrailing è la versione sportiva della stessa cosa, ed è perfetto per chi non caccia.
Il nose work funziona benissimo e ha il vantaggio di potersi fare ovunque, anche in una stanza.
Il dog trekking è la sua dimensione naturale: resistenza, montagna, terreni rotti.
Il riporto in acqua, come nella foto qui accanto, non è il suo mestiere ma è un ottimo modo per variare e per sfogarlo nei mesi caldi.
Quello che non fa per lui sono le discipline di obbedienza formale e di ripetizione. Non perché non le capisca, ma perché un cane selezionato per decidere da solo si annoia a fare venti volte la stessa cosa.

