Storia ed origine del Thai Ridgeback Dog
Tre secoli e mezzo di documenti, e un isolamento che ha fatto tutto il lavoro
Questa razza non ha un creatore, non ha un club fondatore e non ha una data di nascita. Ha una zona geografica e una spiegazione che lo standard FCI dà in una riga sola, ed è una spiegazione disarmante: si è conservata perché lì non ci arrivava nessuno.
In questa pagina: da dove viene, perché è rimasta uguale, come è arrivata in Occidente e cosa dicono i numeri italiani.
Sommario
Il cane della Thailandia orientale

Il cenno storico dello standard comincia così: il Thai Ridgeback Dog è una razza antica che si può vedere nei documenti archeologici della Thailandia scritti circa 360 anni fa. Tradotto: se ne parla da metà Seicento.
Il mestiere era triplo, e lo standard lo elenca: veniva usato soprattutto per la caccia nella parte orientale della Thailandia. La gente lo usava anche per scortare i carri e come cane da guardia.
Quella dei carri è l’immagine che spiega meglio di tutte cosa fosse questo cane: un animale resistente, veloce, capace di stare dietro a un carro per ore su una pista di campagna, e abbastanza pronto da difenderlo.
Poi arriva la frase che rende questa razza diversa da tutte le altre di questa pagina. La ragione per cui ha mantenuto il suo tipo originale per così tanti anni è dovuta ai sistemi di trasporto scadenti nella parte orientale della Thailandia: aveva meno occasioni di incrociarsi con altre razze.
Non c’è un allevatore, non c’è un programma e non c’è un club. C’è una regione difficile da raggiungere, e un cane che per secoli non ha avuto nessuno con cui mescolarsi. La selezione l’ha fatta la geografia.
Le tre razze con la cresta

Al mondo esistono tre razze con la cresta di pelo rovesciato sul dorso, e sono una in Africa, una in Thailandia e una in Vietnam.
La più conosciuta è il Rhodesian Ridgeback, il cane che in Africa australe si usava sul leone. La terza è il Phu Quoc, che viene dall’isola vietnamita dello stesso nome e che la FCI non riconosce.
Per il Thai Ridgeback e il Phu Quoc la FCI ha creato una sezione apposta nel gruppo 5: la sezione 8, cani di tipo primitivo da caccia con cresta sul dorso. È una sezione con due sole razze dentro, e una delle due non è nemmeno riconosciuta.
Per molto tempo la domanda è stata se le tre razze fossero imparentate o se la cresta fosse comparsa più volte in modo indipendente. Nel 2007 lo studio pubblicato su Nature Genetics ha dato una risposta netta almeno su due di loro: la mutazione che produce la cresta è identica nel Thai Ridgeback e nel Rhodesian Ridgeback, e quindi ha un’origine comune.
Il che non vuol dire che le due razze siano parenti strette, e infatti non lo sono: vuol dire che quel pezzo di DNA duplicato ha viaggiato, in qualche momento della storia, fra l’Asia e l’Africa.
Dal Sud-est asiatico ai ring europei
L’arrivo in Occidente è recente e la storia ufficiale è breve, perché una razza che nessuno aveva mai registrato deve prima essere descritta.
Lo standard FCI numero 338 entra in vigore il 26 maggio 2003, e la versione oggi in uso è del 25 febbraio 2004. È un documento breve, molto più breve della media, e si vede che descrive un cane osservato invece che un cane progettato.
In Europa la razza arriva attraverso pochi importatori, soprattutto in Germania, nei Paesi Bassi e nell’Est. È rimasta una razza da appassionati, e i numeri lo confermano ovunque.
In Italia i primi cuccioli registrati sono del 2015: due. Poi undici nel 2016, due nel 2017, sedici nel 2018, trentatré nel 2019, venti nel 2020 e il picco di cinquanta nel 2021. Da lì la curva scende: sedici nel 2022, tredici nel 2023, undici nel 2024. In tutto 174 cuccioli in dieci anni.
È l’andamento tipico di una razza che diventa di moda e poi si assesta, e non è necessariamente una cattiva notizia: dopo un picco, quello che resta di solito è chi la razza la voleva.
Gli affissi registrati in Italia sono tre: in provincia di Ferrara, di Torino e di Perugia.

