Carattere e descrizione dello Schipperke
Il piccolo pastore belga tutto nero: aspetto, il pelo, il carattere e la salute
Lo Schipperke è un cane da pastore in miniatura, tutto nero, che lo standard descrive come un eccellente piccolo cane da guardia, un allarme eccezionale, ribollente di vitalità.
In questa pagina: com’è fatto, il pelo che gli dà quella sagoma unica, la coda che a volte non c’è, il carattere, la salute e a chi è adatto.
Sommario
Lo Schipperke in breve
Razza belga, gruppo 1 sezione 1 (cani da pastore), standard FCI 83, senza prova di lavoro. Lo standard non indica l’altezza ma solo il peso: fra 3 e 9 kg, con una media ricercata di 4-7. È totalmente nero, con collare, criniera, jabot e culottes di pelo. Lo standard lo definisce allarme eccezionale, ribollente di vitalità, distaccato con gli estranei e molto dolce con i bambini. In Italia sono nati 251 cuccioli in dieci anni.
Com’è fatto uno Schipperke

La definizione dello standard è una di quelle che si ricordano: lo Schipperke è un cane da pastore di piccole dimensioni, ma costruito in modo molto solido. E il tipo è lupoide.
La prima particolarità è nelle misure, o meglio nella loro assenza: questo standard non indica l’altezza al garrese. Dà solo il peso, fra 3 e 9 chili, e precisa che la media ricercata è fra 4 e 7. Un peso chiaramente fuori dai limiti è una squalifica. Nella pratica siamo su cani di venticinque, trentatré centimetri.
Il formato è quadrato: l’altezza al garrese è uguale alla lunghezza del corpo. Il corpo è corto, largo e tozzo, ma con un contrasto che è tipico della razza: gli arti hanno l’ossatura fine.
Il garrese è molto pronunciato, e la criniera lo fa sembrare ancora più alto: è il motivo per cui molti Schipperke, di profilo, sembrano avere il dorso in discesa verso la coda.
E poi c’è la groppa, che lo standard descrive con l’immagine più simpatica di tutta la nomenclatura: corta, larga e orizzontale, con la parte posteriore arrotondata in una forma che il testo chiama groppa a porcellino d’India.
Il risultato di tutto questo è quello che lo standard chiama, giustamente, un profilo unico: nessun altro cane è fatto così.
La testa e quelle orecchie piccolissime

La testa è lupoide e a cuneo, con le linee superiori di cranio e muso parallele e un muso che occupa circa il 40 per cento della lunghezza totale.
Gli occhi sono marrone scuro, piccoli e a mandorla, né infossati né sporgenti. E l’espressione, dice lo standard, deve essere viva, acuta e birichina. Mischievous, nel testo inglese: è una parola che negli standard non si legge mai, e che descrive perfettamente questo cane.
Le orecchie sono la firma della razza: erette, molto piccole, triangolari e il più possibile equilateri, attaccate alte ma non troppo vicini fra loro, fermi ed estremamente mobili.
Sono anche difesi da una squalifica netta: orecchie cadenti o semierette mandano fuori il cane. In una razza in cui l’orecchio si erge solo con la crescita, è una cosa che un allevatore serio vi dirà da solo.
Il collo è forte e muscoloso, ma sembra enorme per via del collare di pelo, e si porta più alto quando il cane è in allerta.
Il tartufo è piccolo e sempre nero, e la mancanza di pigmento su tartufo, labbra o palpebre è una squalifica.
Il pelo: collare, criniera, jabot e culottes

Il mantello dello Schipperke non è solo nero: è organizzato in quattro zone di pelo lungo che gli danno la sagoma per cui si riconosce da lontano.
Il collare è il pelo lungo attorno al collo, a ciuffi sui due lati. La criniera è il pelo lungo sulla parte alta del collo, che continua fino al garrese e alle spalle. Il jabot è il pelo lungo sotto il collo e sul petto, che scende fra gli arti anteriori. Le culottes sono il pelo lungo dietro le cosce.
Sul resto del corpo il pelo è di media lunghezza e aderente, ed è molto corto sulle orecchie e corto su testa, parte anteriore degli arti e garretti.
La qualità conta quanto la distribuzione: il pelo di copertura deve essere abbondante, spesso, dritto e sufficientemente ruvido, asciutto e resistente al tatto, e sotto ci deve essere un sottopelo morbido e fitto. Un pelo lungo, morbido o setoso, o la mancanza totale di sottopelo, sono squalifiche.
Sul colore non ci sono margini: totalmente nero. Il sottopelo può essere grigio scuro, ma solo se completamente coperto, e un po’ di grigio sul muso dovuto all’età è tollerato.
Qualsiasi altro colore del pelo di copertura è una squalifica, e lo sono anche le macchie bianche minuscole, comprese quelle sulle dita. In una razza monocolore, il bianco è il difetto che si vede da lontano.
La manutenzione è semplice: una spazzolata a settimana, e molta più pazienza nei due periodi di muta, quando un cane da cinque chili riesce a produrre una quantità di sottopelo che sembra impossibile.
Gli Schipperke che nascono senza coda

Questo è uno dei punti più interessanti dello standard, e riguarda una caratteristica genetica vera della razza.
Il testo dice: alcuni cani nascono completamente senza coda o con una coda rudimentale o incompleta. Non devono essere penalizzati per questo.
È la coda corta naturale, cioè la brachiuria, che in questa razza è presente da sempre. Non è un’amputazione: è un cane che nasce così.
Lo standard tratta poi la coda naturale senza alcuna preferenza: se c’è, deve arrivare almeno al garretto, a riposo pende, in movimento può alzarsi in linea con il dorso. E aggiunge una cosa insolita: anche una coda arrotolata o portata sul dorso è accettata.
Il motivo per cui questo capitolo esiste è storico, e lo standard lo racconta nella parte sulle origini: la coda amputata era una moda documentata già dal XV secolo, e per secoli tutti gli Schipperke sono stati mostrati senza coda.
Oggi in Italia, come in Belgio e in gran parte d’Europa, l’amputazione è vietata. E il risultato, curiosamente, è che si è tornati a vedere una razza come la natura la fa: chi ha la coda ce l’ha, chi non ce l’ha è nato così.
Il carattere dello Schipperke

Il capitolo del comportamento di questo standard è il più vivace che abbiamo letto, e conviene leggerlo quasi per intero prima di prendere un cucciolo.
Un eccellente piccolo cane da guardia, un allarme eccezionale, ribollente di vitalità, distaccato con gli estranei. Attivo e indaffarato, agile, instancabile, perpetuamente interessato a quello che succede attorno a lui, portato a scattare se qualcuno si avvicina agli oggetti che gli sono stati affidati, molto dolce con i bambini, sempre curioso di sapere cosa c’è dietro una porta chiusa o dietro un oggetto che viene spostato, e mostra la sua reazione con l’abbaio acuto, la criniera e il pelo del dorso sollevati.
Non conosciamo altri standard FCI che descrivano un cane curioso di sapere cosa c’è dietro una porta chiusa. È un dettaglio da chi con questi cani ci ha vissuto, ed è la cosa che chiunque abbia uno Schipperke conferma per prima.
Allarme eccezionale va preso alla lettera: questo cane abbaia, e con una voce acuta che si sente lontano. Non è un difetto da correggere, è il mestiere per cui i calzolai di Bruxelles lo tenevano.
Distaccato con gli estranei non significa aggressivo, e lo standard mette l’aggressività e la timidezza fra le squalifiche. Significa che non fa feste a chi non conosce.
Molto dolce con i bambini, invece, è una promessa esplicita, e nella pratica funziona: è un cane che gioca e che sopporta bene.
L’ultima riga del capitolo ricorda che è un cane curioso che caccia ratti, talpe e altri animali nocivi. Con criceti e conigli in casa, quindi, la convivenza è complicata.
E infine il difetto: lo standard mette fra le mancanze un temperamento apatico o timido. Uno Schipperke spento non è nel tipo.
Quanto vive uno Schipperke e di cosa si ammala

È una razza longeva, con una vita media di 13-15 anni, ma ha una malattia genetica specifica che va conosciuta e che oggi si può evitare del tutto.
Si chiama mucopolisaccaridosi IIIB, o sindrome di Sanfilippo di tipo B, ed è una malattia da accumulo dovuta al deficit di un enzima, per una mutazione del gene NAGLU.
Il quadro clinico è duro e va detto: i soggetti malati stanno bene nei primi anni, poi verso i due anni sviluppano un’atassia lentamente progressiva, cioè perdono coordinazione e equilibrio, e di norma non arrivano ai sei anni.
La mutazione era presente ad alta frequenza nella razza, ed è stata identificata grazie a uno studio genetico su questi cani. Da lì è nato il test del DNA, che dice se un cane è sano, portatore o malato.
La parte bella è quello che è successo dopo: grazie ai test e agli accoppiamenti programmati, la prevalenza della malattia nella popolazione mondiale è stata ridotta drasticamente. È uno dei casi in cui la genetica applicata all’allevamento ha funzionato.
Per chi cerca un cucciolo la conseguenza è semplice: due genitori testati non possono produrre cuccioli malati, e questa è la prima domanda da fare a un allevatore.
Per il resto valgono i controlli dei cani piccoli: rotule in primo luogo, poi occhi e tiroide con l’età.
L’unica manutenzione vera è il pelo: due mute all’anno importanti, con una spazzolata quotidiana in quelle settimane.
A chi è adatto lo Schipperke

È adatto a chi vuole un cane piccolo con la testa di un cane grande. Non è un cane da grembo: è un pastore in miniatura, e va trattato come tale.
Nella foto: due Schipperke fotografati attorno al 1897. Metteteli accanto a un cane di oggi: questa razza è cambiata pochissimo.
È adatto alle famiglie con bambini, e lo dice lo standard.
È adatto a chi fa sport con il cane: agility, obedience, giochi di naso. Con quella testa e quella agilità, si diverte.
È adatto anche all’appartamento, per la taglia, a patto di accettare la questione dell’abbaio.
Non è adatto a chi cerca un cane silenzioso. Lo standard lo definisce allarme eccezionale e descrive un abbaio acuto: se hai pareti sottili, pensateci.
Non è adatto a chi vuole un cane che si annoi in silenzio. Uno Schipperke senza niente da fare diventa un cane che controlla ogni rumore del palazzo.
Non è adatto a chi ha criceti o conigli liberi in casa.
E non è adatto a chi non tollera il pelo nei periodi di muta: piccolo sì, ma con un sottopelo da cane nordico.

