Allevamento del Rastreador Brasileiro

In Italia non ce n’è nemmeno uno: come stanno le cose

Su questa razza la pagina Allevamento è la più corta di tutte, perché la situazione è semplice: in Italia il Rastreador Brasileiro non esiste. Zero nascite registrate e zero affissi.

In questa pagina: dove si trova, cosa comporta importarlo, cosa chiedere a un allevatore brasiliano e la domanda che vale più di tutte le altre.

Sommario

Dove si trova un Rastreador Brasileiro

Branco di queixada, i pecari brasiliani, in una radura della foresta

In Brasile, e in pratica solo lì. È una razza da lavoro diffusa nelle zone rurali, soprattutto nel nord del paese, dove viene usata per quello per cui esiste.

Nella foto: un branco di queixada, i pecari brasiliani, animali della fauna in mezzo alla quale questi cani lavorano.

In Europa la presenza è praticamente nulla e in Italia i registri non riportano nessuna nascita e nessun affisso. Non è una razza difficile da trovare: è una razza che qui non c’è.

Chi la volesse dovrebbe rivolgersi alle associazioni brasiliane di razza, nate proprio dal lavoro di recupero degli anni Duemila, e mettere in conto l’importazione: pratiche sanitarie, documentazione, volo e i tempi che questo comporta.

Il prezzo è la parte meno interessante del discorso. Nelle campagne brasiliane questi cani si scambiano fra cacciatori più che vendersi a listino, e un prezzo europeo di riferimento semplicemente non esiste.

VoceCome stanno le cose
Nascite in ItaliaZero
Affissi in ItaliaZero
Presenza in EuropaPraticamente nulla
Dove si trovaIn Brasile, soprattutto nelle zone rurali del nord
Prezzo in BrasileDifficile da indicare: è un cane da lavoro, non da mercato
ImportazionePossibile ma complicata, fra pratiche, volo e quarantena documentale
La domanda giustaNon quanto costa, ma cosa ci fareste in Italia

Cosa chiedere, se ci provate

Le domande da fare a un allevatore brasiliano sono un po’ diverse dal solito, perché diversa è la storia della razza.

La prima riguarda la consanguineità. Una popolazione ricostruita da meno di quaranta soggetti ha un problema strutturale di variabilità genetica: chiedi il pedigree completo e chiedi come vengono pianificati gli accoppiamenti. È la domanda più importante di tutte.

La seconda riguarda il lavoro: chiedi se i genitori cacciano. In una razza che è tornata a esistere grazie ai cani dei cacciatori, un soggetto che non ha mai lavorato è un cane che ha perso il senso della propria storia.

La terza riguarda il carattere in muta. Lo standard dice che questi cani devono comportarsi con calma perché lavorano insieme ad altri: chiedi di vederli in gruppo, non uno alla volta.

La quarta sono i controlli sanitari di base, che in una razza da lavoro brasiliana non sono scontati: anche, occhi, cuore. Chiedeteli, e se non ci sono, sappiatelo.

E poi c’è la domanda finale, che riguarda voi e non il cane: cosa ci farai. Un segugio da grossa selvaggina, selezionato per correre ore al caldo dietro a una traccia, in un appartamento italiano è un cane infelice. Questa è una razza da ammirare, e da lasciare dove sa fare il suo mestiere, a meno che non abbiate esattamente il posto e il tempo che le servono.