Addestramento ed educazione del Pumi
Un cane che impara tutto in fretta, comprese le cose che non volevi insegnargli
Con il Pumi l’addestramento non è un optional: è la condizione perché la convivenza funzioni. Lo standard parla di sete di azione e di un cane sempre attivo e pronto al servizio, e un cane così, se non gli date un servizio, se lo cerca.
In questa pagina: quanto movimento serve, come si imposta un cucciolo, come si gestisce l’abbaio e le attività in cui questa razza è imbattibile.
Sommario
Di quanto movimento ha bisogno un Pumi

Lo standard risponde da solo, dentro la riga sull’utilizzazione: ha bisogno di tanto movimento. Nella pratica sono due ore al giorno fra corsa, gioco e lavoro di testa.
Il punto è che con il Pumi la quantità conta meno della qualità. Un’ora di corsa libera dietro a una palla produce un cane più allenato e altrettanto insoddisfatto. Venti minuti di esercizi con delle regole, invece, lo spengono.
La proporzione che funziona è più o meno questa: metà movimento fisico, metà testa. La parte di testa può essere qualsiasi cosa, dai giochi di attivazione mentale alla ricerca olfattiva, dalle sequenze di obedience ai trucchi.
Sull’olfatto ha senso insistere, perché lo standard lo nomina: la sua capacità olfattiva è ben sviluppata. È una porta aperta che molti proprietari di Pumi non usano, e la ricerca olfattiva è l’attività più economica e più efficace che ci sia.
Un avvertimento sui cuccioli: due ore al giorno valgono per l’adulto. Un cane in crescita non fa salti, non corre dietro alla bici e non fa agility vera prima dei dodici o quattordici mesi.
Come si imposta un cucciolo di Pumi

Un cucciolo di Pumi impara qualsiasi cosa in pochissime ripetizioni. È una notizia bellissima e un problema, perché impara con la stessa velocità anche quello che non volevi insegnargli.
Si comincia dalla socializzazione. Lo standard dice che è un poco diffidente con gli estranei, e in un cane audace la diffidenza mal gestita diventa reattività. Persone, cani, città, rumori, superfici: tutto, nei primi mesi.
La seconda è la calma, che in questa razza è un esercizio da insegnare come il seduto. Un cane con tutte le parti del corpo costantemente in movimento, come dice lo standard, deve imparare che esiste anche il tasto off. Il tappetino, la brandina, il premio per stare fermi: si comincia da cucciolo.
La terza è l’autocontrollo davanti agli stimoli: il gatto che passa, la bicicletta, il bambino che corre. In un cane da pastore l’istinto di inseguire e radunare c’è, e va incanalato prima che diventi un’abitudine.
Sul metodo: rinforzo positivo, sessioni cortissime, e soprattutto varietà. Il Pumi si annoia della ripetizione più in fretta di quanto voi vi annoiate di insegnare, e un Pumi annoiato smette di collaborare.
Un errore tipico da evitare: premiare l’eccitazione. Se il tuo Pumi salta e abbaia quando prendi il guinzaglio e tu uscite lo stesso, hai appena insegnato che saltare e abbaiare funziona. Si esce quando è fermo, sempre.
Il Pumi abbaia, e lo dice lo standard
Nella descrizione del carattere c’è una frase che nessun altro standard di questo ciclo si è permesso: il Pumi è piuttosto rumoroso.
È il tratto che va conosciuto prima di prendere un cucciolo, perché è la ragione più frequente per cui un Pumi finisce in cerca di una nuova casa. In un cane da pastore la voce è uno strumento di lavoro: serve a spostare gli animali, a segnalare e a farsi sentire a distanza.
Cosa si può fare. Primo: insegnare un comando di silenzio dopo aver lasciato al cane il suo avviso. Riconoscere l’avviso, ringraziare e chiudere funziona; pretendere zero abbai no.
Secondo: ridurre gli stimoli. Il Pumi che vive con la vista sulla strada ha un lavoro a tempo pieno. Spostare la cuccia e chiudere una tapparella valgono mesi di addestramento.
Terzo, e vale più di tutti: un cane che ha lavorato abbaia molto meno. La maggior parte dell’abbaio in questa razza è energia non spesa.
Quarto: non gridare. Un umano che urla a un cane che abbaia è, dal punto di vista del cane, un umano che si unisce al coro.
Se vivi in un appartamento con vicini sensibili, valutate onestamente se questa è la razza giusta. Non è un difetto correggibile: è come è fatto.
Le attività adatte al Pumi
L’agility è la disciplina in cui il Pumi ha trovato la sua seconda vita, ed è il motivo per cui la razza è cresciuta in Scandinavia e negli Stati Uniti. Velocità, salto, reattività e una testa che memorizza i percorsi: è il pacchetto completo in dodici chili.
Le prove di pastorizia restano il mestiere: lo standard ricorda che è adatto a condurre anche animali di taglia grande, quindi non solo pecore.
Il treibball, cioè la conduzione di palloni giganti, è la versione da cortile della pastorizia ed è perfetto per chi vive in città e non ha un gregge sottomano.
L’obedience e il rally obedience gli piacciono perché sono fatti di sequenze, che è quello che il suo cervello fa meglio.
Il nose work sfrutta quella capacità olfattiva che lo standard cita esplicitamente, e ha il vantaggio di stancare senza sollecitare le articolazioni.
E per le giornate normali, il dog trekking: un Pumi in forma cammina per ore e non chiede altro che stare con te.

