Addestramento ed educazione del Perro Dogo Mallorquin
Un guardiano tranquillo: cosa serve nei primi dodici mesi
Con il Ca de Bou l’addestramento non serve a farne un cane da guardia: quello lo è già. Serve a farne un cane da guardia gestibile, e il lavoro si fa quasi tutto nel primo anno.
In questa pagina: la socializzazione, la conduzione al guinzaglio, quanto movimento serve, la legge italiana e gli errori tipici.
Sommario
Come si addestra un Perro Dogo Mallorquín

Il punto di partenza è la frase dello standard che fa la differenza fra questa razza e la sua reputazione: è a suo agio con le persone. Non nasce diffidente, e il lavoro consiste nel non rovinargli quella base.
La socializzazione è la parte più importante, e non è una parola generica: significa far incontrare al cucciolo persone diverse, altri cani equilibrati, superfici, rumori, città, campagna. Tutti i giorni, per mesi, senza forzarlo.
Il metodo è il rinforzo positivo. Con un molossoide sicuro di sé le maniere forti sono controproducenti due volte: non servono a niente e insegnano al cane che il conflitto è un modo normale di risolvere le cose.
La conduzione al guinzaglio va insegnata quando il cane pesa dieci chili, non trentotto. È l’errore più comune con tutte le razze grandi, e qui si paga caro.
L’autocontrollo è l’altra cosa su cui lavorare: fermarsi sulla soglia, aspettare la ciotola, restare sul posto mentre passa qualcuno. Sono esercizi semplici che in un cane da guardia valgono più di dieci comandi.
Sulla guardia non serve nessun addestramento specifico, ed è un punto su cui essere netti: un cane che lo standard definisce insuperabile come guardiano non ha bisogno che gli si insegni a difendere. Ha bisogno che gli si insegni quando smettere.
Di quanto movimento ha bisogno

Meno di quanto la mole faccia pensare, ma più di zero. Un’ora e mezza al giorno fra passeggiate tranquille e qualcosa da fare con la testa è la misura giusta per un adulto.
L’andatura tipica della razza, dice lo standard, è il trotto. Il Ca de Bou è un cane da passo, non da corsa: le camminate lunghe gli piacciono, gli scatti e le uscite in bicicletta no.
La ricerca olfattiva e i giochi di attivazione mentale funzionano benissimo e stancano un molossoide meglio di un’ora di corsa, senza caricare le articolazioni.
L’obedience e la rally obedience sono adatte, e hanno il vantaggio di lavorare proprio sull’autocontrollo.
Da evitare: gli sport di salto, l’agility e tutto quello che chiede scatti e cambi di direzione rapidi. Non è la sua struttura.
Sul caldo serve attenzione. Il muso è un terzo del cranio, quindi non parliamo di un brachicefalo estremo, ma d’estate le uscite si spostano alla mattina presto e alla sera, e l’acqua deve essere sempre a disposizione.
Nel primo anno vale la regola dei cani grandi: niente salti, niente scale a ripetizione, niente esercizio forzato prima dei dodici-quattordici mesi.
Cosa dice la legge italiana
Su questa razza, come su tutti i molossoidi, circolano parecchie leggende. La situazione reale è semplice: in Italia non esiste una lista di razze pericolose.
L’elenco delle razze a rischio, introdotto nel 2006, è stato abolito dall’ordinanza del 23 marzo 2009 del sottosegretario alla Salute, dopo le critiche di ENCI, dei medici veterinari e del Consiglio Superiore di Sanità, tutti concordi sul fatto che quella lista non avesse nessun fondamento scientifico.
Le ordinanze successive hanno mantenuto lo stesso impianto: non esistono razze pericolose a priori, esistono cani di comprovata pericolosità, valutati caso per caso in base al comportamento e alla storia del singolo soggetto.
Quello che resta valido per tutti, Ca de Bou compreso: guinzaglio non più lungo di un metro e mezzo nelle aree urbane e aperte al pubblico, museruola al seguito da mettere in caso di rischio o su richiesta delle autorità, e la responsabilità civile e penale del proprietario per quello che il cane fa.
L’assicurazione di responsabilità civile non è obbligatoria per legge, ma con un cane da trentotto chili è una spesa di poche decine di euro l’anno che conviene fare.
Il patentino, cioè il percorso formativo per proprietari, non è obbligatorio in partenza: lo diventa se il servizio veterinario lo prescrive dopo un episodio. Farlo prima, volontariamente, è una delle cose più intelligenti che si possano fare con una razza così.
Gli errori tipici con questa razza
Il primo è saltare la socializzazione perché il cucciolo sembra tranquillo. È tranquillo, lo dice anche lo standard, ma la tranquillità di un cucciolo non è la sicurezza di un adulto: quella si costruisce.
Il secondo è rimandare il guinzaglio. Quando il cane pesa trentotto chili non si insegna più niente tirando, si insegna solo con la testa.
Il terzo è incoraggiare la guardia. Ridere quando il cucciolo abbaia al citofono, farlo mettere in mezzo quando arriva qualcuno, giocare a fargli difendere qualcosa. Sono tutte cose che in un cane con questa struttura tornano indietro moltiplicate.
Il quarto è usare metodi duri con un cane sicuro di sé. Non funziona, e i risultati peggiori con i molossoidi arrivano quasi sempre da lì.
Il quinto è far crescere male il cucciolo, con troppo cibo e troppo esercizio nei primi mesi. Un molossoide cresciuto in fretta paga le articolazioni per tutta la vita.
Il sesto è sottovalutare il caldo: d’estate, a mezzogiorno, questo cane non esce.

