Allevamento del Kazakh Tazy
Una razza riconosciuta nel 2024: dove si cerca e cosa chiedere
Il Kazakh Tazy è entrato nel repertorio FCI a titolo provvisorio nel settembre 2024, e in Italia non è mai arrivato: le API dell’ENCI, sul codice 372, registrano zero nascite e zero affissi.
In questa pagina: quanto costa, dove si cerca, cosa chiedere in una razza appena riconosciuta e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Kazakh Tazy
In Kazakistan un cucciolo con pedigree dell’Unione dei cinologi kazaki costa indicativamente fra i 500 e i 1.500 euro. Sono cifre orientative: in una razza appena riconosciuta il mercato è piccolo e i prezzi dipendono dalle linee.
In Italia non esiste un listino perché non esiste offerta. E qui vale un avvertimento: chi vende un levriero della steppa senza documenti sta vendendo un cane che potrebbe essere qualsiasi cosa – un Saluki, un incrocio, un tazy di tipo turkmeno.
Alla spesa del cucciolo si aggiunge il viaggio, che per il Kazakistan non è banale: documenti, vaccinazioni, trasporto aereo. È un impegno da valutare prima di innamorarsi della razza.
Le spese successive sono quelle di un levriero da venti-trenta chili: fra 600 e 900 euro il primo anno tra vaccinazioni, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e 70-110 euro al mese di mantenimento.
La toelettatura è quasi inesistente – pelo corto – con l’unica attenzione alle frange delle orecchie, che si annodano e vanno pettinate.
Dove si cerca, e cosa chiedere

La strada passa dal Kazakistan e dall’Unione dei cinologi kazaki, che tiene il libro genealogico unico della razza. Esistono anche allevamenti in Russia che lavorano sul Tazy insieme ad altri levrieri orientali.
La prima domanda riguarda il pedigree, e in questa razza è la domanda decisiva: quante generazioni sono documentate? Ricorda il dato – non più di 350 cani hanno una genealogia su quattro generazioni.
La seconda riguarda il lavoro: i genitori cacciano? Fanno coursing? La razza non ha una prova di lavoro obbligatoria, ma è nata cacciando, e un allevatore che fa correre i suoi cani è un allevatore che seleziona anche la struttura.
La terza riguarda la burka: chiedi di vedere le orecchie dei genitori. Le frange sono un carattere di razza e la loro assenza completa è un difetto grave dello standard.
La quarta riguarda il carattere: lo standard descrive un cane equilibrato, riservato ma non timido. In una razza aborigena appena entrata nella cinofilia, la timidezza è il rischio più concreto.
La quinta riguarda la consanguineità: con qualche centinaio di cani documentati, il tema è reale. La banca del DNA creata nel 2025 serve esattamente a gestirlo, e un allevatore informato sa di cosa parlate.
E poi ci sono le domande pratiche di sempre: dove sono cresciuti i cuccioli, quanto stanno con le persone, e cosa vi chiede l’allevatore su come vivrà il cane.
Cosa guardare in una cucciolata

Il primo controllo sono le orecchie: devono essere lunghe, fini, larghe alla base e attaccate al livello dell’occhio. Nei cuccioli le frange – la burka – si stanno formando, ma la struttura dell’orecchio si vede già.
Il secondo è la testa: a cuneo, asciutta, con gli assi di cranio e muso paralleli e lo stop appena definito. Una testa corta o larga non è tipica.
Il terzo sono gli occhi: grandi, a mandorla, obliqui e scuri, con le palpebre pigmentate. Il pigmento, in questa razza, deve essere completo anche sulle labbra.
Il quarto è il colore: giallo in tutte le sfumature, grigio, bianco o nero, con le macchie bianche ammesse solo in posizioni precise. La focatura rosso intenso è un difetto grave.
Il quinto è il pelo: morbido e liscio. Un cucciolo con il pelo riccio o ondulato sul corpo avrà un difetto grave da adulto.
Il sesto è la struttura: arti dritti, groppa larga – lo standard chiede almeno otto centimetri fra le creste iliache nei maschi – e movimento sciolto. In un levriero la struttura è tutto.
E il settimo è il comportamento: cuccioli curiosi, che si avvicinano e si fanno maneggiare. In una razza appena entrata nella cinofilia ufficiale, un carattere aperto è il segno che l’allevatore lavora bene.

