Storia ed origine del Kazakh Tazy
Uno dei sette tesori dei kazaki, riconosciuto dalla FCI nel 2024
Il Kazakh Tazy è una delle razze più antiche del mondo e una delle più nuove del repertorio FCI: la Federazione l’ha accettata a titolo provvisorio il 3 settembre 2024. Nel frattempo, in Kazakistan, era già un simbolo nazionale da secoli: uno dei sette tesori del popolo kazako.
In questa pagina: le incisioni rupestri che mostrano cani di tipo tazy, i Zheti Kazyna, la caccia in coppia con l’aquila reale, il riconoscimento del 2024 e i numeri di una razza che il suo paese sta cercando di salvare.
Sommario
Duemila anni di incisioni rupestri

Lo standard FCI, nei cenni storici, dice una cosa da leggere con attenzione: immagini di cani di forma tazy si trovano nelle incisioni rupestri dalla fine dell’Età del Ferro (II secolo a.C. – V secolo d.C.) fino all’età moderna (XVII-XIX secolo).
Nella foto: un Tazy accucciato sui tappeti dentro una yurta. In Kazakistan questi cani vivono dentro la tenda con la famiglia, non fuori: è una delle differenze culturali che spiegano il loro carattere.
L’area storica della razza, dice lo standard, era tutta l’Asia centrale, e la sua evoluzione è inestricabilmente legata alla vita dei popoli nomadi della regione. Non è una razza costruita: è una razza cresciuta con un modo di vivere.
Nel mondo nomade un levriero ha una funzione economica precisa: porta cibo. Cacciava lepri, volpi, ungulati, e ciò che prendeva finiva nella pentola o nel commercio delle pelli. Un cane così non era un lusso: era uno strumento di sussistenza.
È il motivo per cui il Tazy compare nella tradizione orale kazaka fra i Zheti Kazyna, i sette tesori: sette cose che un uomo doveva avere – e fra queste il cane da caccia, che nella cultura kazaka personifica la lealtà e l’amicizia, come scrive lo standard.
Conviene essere precisi su cosa dicono le incisioni rupestri: mostrano cani di quel tipo, non la razza moderna. Ma quando un tipo di cane compare per venti secoli negli stessi luoghi con la stessa funzione, la parola antico è giustificata.
La caccia con l’aquila

C’è una riga, nei cenni storici dello standard, che da sola merita un capitolo: il Tazy è in grado di cacciare da solo, in gruppo e con gli uccelli da caccia, e quest’ultima cosa è particolarmente apprezzata.
La caccia con l’aquila reale – in kazako la praticano i berkutchi – è una tradizione dell’Asia centrale che dura da secoli: il cacciatore a cavallo porta l’aquila sul pugno, e il cane lavora a terra.
Il meccanismo è una coreografia: il cane cerca e stana – qui serve il naso, non solo la vista – l’aquila viene sciolta e piomba sulla preda, e il cane arriva a terra per gestire la situazione. Volpi e lupi, in quella caccia, non sono prede teoriche.
Perché funzioni, il cane deve avere due qualità che raramente convivono: la collaborazione con un rapace e l’autocontrollo davanti a una preda presa da un altro animale. È un livello di gestione che nessun levriero occidentale conosce.
Questo spiega anche la frase più interessante del capitolo sul carattere dello standard: il Tazy è universale, cioè unisce vista acuta e ricerca a naso, e alcuni riportano. Sono tutte capacità che servono in quella caccia.
Ed è anche il motivo per cui, in Kazakistan, il Tazy non è mai stato solo un cane veloce: era un partner di lavoro, e la cultura locale lo racconta così.
Il Tazy come simbolo nazionale

Quando il Kazakistan diventa indipendente, nel 1991, comincia a costruire i propri simboli, e fra questi ci sono le due razze canine nazionali: il Tazy, il levriero, e il Tobet, il cane da pastore. Il francobollo di questa pagina, del 1996, è uno dei primi segni di quel percorso.
Nel 2005 arriva un secondo francobollo, questa volta con il nome in kazako – Қазақ тазысы – e con un cane in stand, ritratto come in una tavola di razza. Non è filatelia: è il riconoscimento pubblico di un patrimonio.
Negli anni Duemila nascono i primi club, le prime esposizioni e il libro genealogico unico della Unione dei cinologi del Kazakistan. È il lavoro che serviva per candidare la razza alla FCI: senza registri, nessun riconoscimento internazionale.
In diverse città kazake sono comparsi monumenti dedicati al Tazy – come quello nella fotografia di questa pagina – e la razza è entrata nella comunicazione istituzionale del paese.
Nel 2025 il Kazakistan ha fatto un passo ulteriore, e questa volta scientifico: ha creato la prima banca del DNA per le sue due razze nazionali, dopo anni di ricerca genetica sul territorio. L’obiettivo dichiarato è preservare la variabilità ed evitare la perdita di linee.
È una traiettoria che, letta tutta insieme, dice una cosa semplice: il Tazy non si è salvato per caso, si è salvato perché qualcuno ha deciso che valeva la pena.
2024: il riconoscimento FCI

Il 4 settembre 2024 il Comitato Generale della FCI concede al Kazakh Tazy il riconoscimento preliminare: la razza entra nel repertorio internazionale con il numero 372, gruppo 10, sezione 1, e il Kazakistan viene confermato come paese detentore dello standard.
Il riconoscimento è a titolo provvisorio, la stessa condizione in cui si trovano tutte le razze nuove: significa che i pedigree valgono e che i cani possono essere esposti, ma che la razza non ha diritto al CACIB – il certificato che porta al campionato internazionale di bellezza – e che dovrà essere confermata dopo un periodo di prova.
Lo standard pubblicato è datato 3 settembre 2024 nella versione inglese, che è anche la lingua ufficiale del testo. Le traduzioni in francese e spagnolo sono arrivate nell’aprile del 2025.
È un testo scritto da chi conosce i cani veri: contiene misure che di solito non si trovano – la distanza fra le creste iliache, l’angolo del collo, la lunghezza del pelo sul rene – e nomina in kazako la burka, le frange delle orecchie.
Fra le utilizzazioni, oltre alla caccia, lo standard mette il coursing: è la via moderna, quella che permette a un levriero aborigeno di lavorare anche fuori dal suo paese.
Un dettaglio che dice molto sulla filosofia con cui è stato scritto: la razza è senza prova di lavoro nella nomenclatura FCI, ma tutto il testo – dal carattere alle andature – parla di un cane che caccia. Non c’è la prova, c’è il mestiere.
Quanti sono, e quanti hanno un pedigree
Sui numeri di questa razza la stampa kazaka è stata piuttosto precisa, e conviene metterli in fila perché raccontano bene una razza in transizione.
Nel libro genealogico unico dell’Unione dei cinologi kazaki risultano iscritti 2.757 Tazy. Le stime della popolazione totale parlano di circa 3.000 cani nel paese.
Il dato che conta, però, è il terzo: non più di 350 soggetti hanno un pedigree documentato fino alla quarta generazione. In termini di selezione è quello il patrimonio realmente utilizzabile.
È una situazione tipica delle razze aborigene che entrano nella cinofilia ufficiale: i cani esistono da secoli, ma la documentazione ha pochi anni. Il lavoro dei prossimi decenni sarà trasformare una popolazione in una razza registrata senza perdere quello che la rendeva speciale.
La banca del DNA creata nel 2025 per Tazy e Tobet serve esattamente a questo: fissare la variabilità genetica attuale prima che la selezione la riduca.
In Italia, per chiudere, non c’è niente da cercare: le API dell’ENCI, sul codice di razza 372, registrano zero nascite e zero affissi. Del resto la razza è entrata nella FCI due anni fa.

